L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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MISCELLANEA

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un drappo tartaresco a liste d’oro, mandato dalla
regina di Francia.

Tra questi drappi è da segnalarsi quello inviato
dall’imperatore de’Greci, «giallo, con grifoni e altre
bestie ed uccelli d’oro», perchè sembra corrispondere
al tessuto ricamato che ancora si conserva nella ba-
silica di San Francesco d’Assisi. Una certa tradizione
l’indica come uno dei drappi coi quali fu ricoperto

Avorio francese (secolo xiv)

Assisi, San Francesco - (Fotografia Gargiolli)

nei funerali la salma del Beato Francesco; ma la forma
del drappo conviene più all’altra di dossale d’altare.
E a tale uso era destinato quello e gli altri due drappi
inviati alla basilica d’Assisi (dall’ « imperatore de’Greci».
Ne diamo la riproduzione, essendo esso uno de’ricami
più rari che vanti l’Italia.

Tra i tanti che possedeva la basilica di San Fran-
cesco d’Assisi, indicati nella riportata nota come tar-
tareschi e indiani, donati dall’« imperatore de’Greci »,

da Niccolò IV, da Roberto d’Angiò, da Filippo prin-
cipe di Taranto, dalla duchessa di Calabria Maria di
Valois, dalla regina di Francia, eec., questo ricamo
è l’unico segno che resti dell’antica ricchezza.

A. V.

Un avorio francese del Trecento nel tesoro
della basilica di San Francesco in Assisi. — È una

Madonna in trono col Bambino, comparabile coi più
gentili intagli francesi in avorio, molti dei quali furono
ammiratissimi all’esposizione di Parigi, nel Petit Palais.
Il Molinin, che illustrò da par suo quelle raffinatis-
sime produzioni dell’arte francese, già, nella sua storia
delle arti industriali, nel volume I dedicato agli avori,
riprodusse uno di quei gruppetti esistente nella chiesa
di Villeneuve-lès-Avignon. Con esso tiene non pochi
rapporti quello della basilica di San Francesco d’As-
sisi qui riprodotto, anche per il suo rivestimento di
colore. Restano solo le tracce dell’antica policromia,
ma ancora le carni hanno una tinta rosea delicata, il
manto della Vergine ha un’orlatura con ornati croci-
formi, alternativamente azzurri e rossi, limitati da liste
auree; la foderatura del manto del Bambino è a fondo
azzurro con stelle d’oro ; le scarpette della Vergine
sono azzurre e a linee purpuree e dorate. Il seggio
su cui sta il gruppo sacro e la base su cui è posto
sono pure colorati: il seggio con bifore gotiche, la
parte anteriore della base con altre bifore e una rosa.
Questo modo di colorire figure geometriche sull’avorio
con oro e colori, non di stendere semplicemente delle
patine sulle parti intagliate, si trova prima nelle cas-
settine, dette saracene. Qui il pittore aveva forse l’in-
tenzione di segnare una costruzione gotica, ma si
limitò a indicarla con quelle bifore e quelle rose non
collegate tra loro, a rompere quindi la levigatezza del
bianco ne’ maggiori piani, perchè stessero all’unisono
col gruppo policromico.

A. V.

Il paliotto di Sisto IV nella basilica d’Assisi
disegnato da Antonio Pollaiolo. — Tra i paramenti
sacri della basilica avvi un paliotto, parte tessuto e
parte ricamato, nel mezzo del quale è ritratto Sisto IV
ginocchioni innanzi a San Francesco. In alto tra le
loro teste, da nubi a nastro, scendon raggi o serpentini
o diritti come strali, e piovon fiamme. Di qua e di là
dalle due figure, s’attorcono rami di rovere intorno a
ghirlande di foglie di quercia, entro le quali s’innalza,
ricco di ghiande, l’albero emblematico dello stemma
del pontefice, e intorno al suo tronco volgesi una fet-
tuccia con la scritta: SIXTVS | IIII PONT. | MAXI-
MVS. Una larga banda a ricamo d’oro orla il lato
orizzontale del paliotto, ed è divisa in tanti compar-
timenti, ne’ quali, dietro un’ arcata, vedonsi sedenti
nel mezzo la Vergine col Bambino, alla destra di lei
San Pietro e altri Santi, alla sinistra San Paolo e altri
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