L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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ENRICO BRUNE ILI

certa di Antonello de Saliba, quale è la Madonna del Museo di Catania, si può legittima-
mente concludere che quella non è una firma falsa o usurpata, ma è la firma autentica del
minore Antonello. Questa Madonna di Berlino è abbastanza fiaccamente eseguita, ma è cer-
tamente preferibile a qualsiasi dipinto cui Pietro abbia posto il suo nome. In questo caso
adunque non può sorger dubbio, ma vedremo che può legittimamente sorgere in altri.

Come la Madonna di Berlino così furono a Pietro, con maggior o minor fondamento
ma il più spesso, a torto, attribuite parecchie altre opere, tra le quali accennerò a quelle
che possono valere a una più completa e precisa determinazione del carattere e del valore
dell’artista.1

Il nome di Pietro fu proposto dal Di Marzo per la nota Disputa di San Tommaso della
Pinacoteca di Palermo (n. 103) e per il quadro della Madonna del Rosario (1489?) che si
conserva, profondamente alterato e ridipinto, nell’Oratorio della Pace a Messina.2 * Il Di Marzo
stesso sembra però aver abbandonato l’ipotesi per il secondo quadro, cui egli, il La Corte
Cailler e il D’Amico propendono ora, con insolita concordia, ad attribuire allo stesso Anto-
nello seniore.5 L’una e l’altra opera indicata, comunque vogliano battezzarsi, e con esse il
trittico della chiesa del Cancelliere a Palermo e altre opere minori, costituiscono un gruppo
di pitture di grande importanza per la storia della scuola messinese (se di una scuola mes-
sinese si può, come io credo si possa, parlare); in quanto sembrano segnare la naturale
transizione dall’Antonello seniore all’Antonello iuniore. E oggi che è uscito dall’oscurità il
nome di Iacobello d’Antonio, discepolo del primo Antonello, maestro al secondo, quasi per
forza vien fatto di pensare a lui, come al possibile autore.4 Ma finché non si conosca una
opera certa di Iacobello, per questo gruppo di interessanti pitture, ove si notano caratteri-
stici influssi fiamminghi o forse fiammingo-ispani,s unica paternità discutibile, che risponda

1 Ho parlato di quasi tutte le opere che, a mia
conoscenza, sono attribuite a Pietro; per talune, che
non ho mai potuto vedere, debbo forzatamente fare
eccezione. Così per una Madonna, appartenente alla
collezione Wessedonk di Berlino, che è ricordata dal
Ludwig (op. cit., pag. 61). Così per un quadro esi-
stente a Bassano in casa Pasolini e che il Moschetti
mi comunica di aver determinato per opera di Pietro.
Taccio infine di una Madonna adorante il Bambino
che proviene dalla collezione Sipriot e che, secondo
il Malaguzzi, rammenta la maniera di Pietro [Rasse-
gna d'Arte, a. IV, pag. io): questo bruttissimo quadro,
non degno quasi dello stesso Pietro, è ora giustamente
relegato nei magazzini di Brera.

2 Di Marzo. La pittura in Palermo, pag. 198 ;
Id., Di Antonello d’Antonio, pag. 181-82. Cfr. altresì
Di Marzo, Di Antonello da Messina, pag. 41-43.

' Di Marzo, Dì Antonello da Messina, pag. 69-72 ;
La Corte Cailler, Antonello, pag. 392; D’Amico,
Antonello, pag. 123-124.

4 II D’Amico (.Antonello, pag. 120) non esita ad
attribuire a Iacobello l'Adorazione dei Magi della

chiesa del Cancelliere, mentre stranamente poi asse-
gna ad Antonello seniore le figure laterali del trittico.
Su che base si fondino queste ipotesi, non si com-
prende. Potrebbe invece, non senza fondamento, ere
dersi che la Disputa di San Tommaso sia copia di
un originale perduto di Iacobello, come il Galeotti
attesta e il Di Marzo contesta (Di Marzo, Di Anto-

nello di Messina, pag. 13) : ciò non escluderebbe Iaco-
bello come possibile autore della Disputa di Palermo,
nè escluderebbe Antonello de Saliba.

Rammento qui di sfuggita alcune altre opere anto-
nellesche di Palermo. Una Disputa di San Domenico,
nella Pinacoteca (n. 106), va posta accanto alla Disputa
ricordata di San Tommaso e alla Disputa di Sant’Ago-
stino del Museo di Siracusa ; le tre opere ebbero proba-
bilmente un unico prototipo. Nella stessa Pinacoteca
(n. 47, 50, 51) tre mezze figure di Santi, reliquie di un
polittico perduto, sono attribuite ad Antonello seniore:
malgrado l’obbrobrioso restauro subito, può ricono-
scersi in esse la mano di un pittore affine a quello
della Disputa di San Tommaso. Più importante è una
Vergine Annunziata, passata ora alla Pinacoteca dalla
collezione Di Giovanni. Il Di Marzo crede questa una
copia dell’Annunziata dell’Accademia di Venezia [Di
Antonello da Messina, pag. 42); trattasi inveced’un esem-
p’are molto superiore per finezza d’esecuzione e vigoria
dì colore. La Madonna di Palermo ha tunica rossa e
manto azzurro, mentre le vesti della Madonna di Ve-
nezia sono di un’unica tinta azzurra, monotona e
liscia. La prima ha carattere schiettamente antonel-
lesco, la seconda è una copia veneziana, di un pittore
che ricorda Alvise Vivarini.

5 Gli influssi della pittura spagnola si manifestano,
nella pittura siciliana del secolo xv, molto meno pro-
fondamente che non in quella sarda o in quella napo-
letana. In Sardegna, per tutto quel secolo ed anche
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