L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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ALBERTINO E MARTINO PIAZZA DA LODI

Inomi dei duo fratelli Albertino e Martino da Lodi sono passati nella storia del-
l'arte (che, in verità, s'è poco occupata di loro) uniti: uniti perchè nominati insieme
nei rari documenti riferentisi ad essi, uniti perchè sappiamo che lavoravano in colla-
borazione, uniti infine perchè i critici che li onorarono della loro attenzione non seppero
distinguere nei lavori dei Piazza la parte dovuta ad Albertino e quella dovuta a Martino,
e sopratutto perchè a quest'ultimo non seppero mai dare una personalità.

Di Albertino da Lodi poco o nulla è stato detto: la vecchia critica del Calvi1 e
del Caffi 2 s'è limitata a raccogliere qualche notizia, ad additare qualche documento,
senza curarsi di studiare lo stile del nostro artista: il Morelli3 riuscì ad additare nelle
Gallerie della Lombardia qualche opera di Albertino, basandosi sopra lavori di lui che
ci sono noti: ma neppur egli cercò di conoscere lo sviluppo dell'arte sua; nè dirci il
valore delle sue opere. La più spinosa questione è certamente quella della collabora-
zione di Martino Piazza col fratello Albertino; questione che i critici o non hanno toccata,
o non hanno risolta.4 E la soluzione non era facile a darsi poiché le notizie sui due

1 Artisti milanesi. Milano, 1865.

2 Caffi, Artisti lodigiani, in Monograf. storico-
artistica di Lodi, Fi molati e De Angelis, 1877.

3 G. Mortili, I quadri italiani, nelle Gallerie
di Dresda, Monaco, Berlino. Bologna, Zanichelli,
1886.

4 II Calvi (op. cit.) esalta Albertino lasciando
Martino nell'ombra; il Rio (Leonardo da Vinci
e la sua scuola) esalta quest'ultimo dimenti-
cando il primo; ma, pur mutando il nome del-
l'autore da loro elogiato, i due critici intendono
pur sempre parlare di quello il cui stile brilla nei
polittici dell'Incoronata di Lodi e di Castiglione,
di S. Agnese (Lodi) e del Duomo, scorgendo in
questi lavori una stessa mano. Il Caffi poi si giu-
dica incompetente ed incapace a sciogliere la
questione. Per scindere le maniere dei due fra-
telli è logico che si debba partire da qualche
opera sicura dell'uno o dell'altro pittore. Per
Martino la sola opera documentata sarebbe stata
una Vergine dipinta sulla porta del nuovo Monte
di Pietà, la nota di pagamento della quale è nei
Libri provisionum et ordinationum dell'Incoro-
nata di Lodi (Archivio Congrega/., di carità di
Lodi); ma quest'opera non esiste più. Per Alber-
tino esistono tre documenti; noti già al Caffi;

il primo è la nota di pagamento (Libri provisionum
Incoronatac) per la dipintura del gonfalone della
Chiesa (1519), opera che ancora esiste; il secondo
è la nota di pagamento per l'imbiancatura di
sette casse per torce e di sei attaccapanni per
i piviali (1526, Libri suddetti): l'ultimo è una
convenzione fatta da Callisto, Scipione e Cesare
Piazza con gli scolari di S. Bovo: vi si nomina im-
plicitamente Albertino per dirci che era morto la-
sciando incompiuto un lavoro che i nipoti sono
chiamati a compiere. Di somma importanza è
per noi il documento del 1519 e l'opera che gli
corrisponde, il gonfalone dell'Incoronata: questo
sarà il punto d'appoggio per determinare lo stile
di Albertino. Così tentò di fare il Passavant (Kunst-
blalt 1838, Beitràge zur Gcschichte der alten Ma-
lerschule in der Lombardias) e riconobbe la mano
dell'autore del gonfalone nel maestro degli scom-
parti superiori dei polittici dell'Incoronata e di
S. Agnese, e lasciò le parti inferiori a Martino:
ma anche l'occhio più attento .non riesce a sco-
prire differenze di tecnica e di modellato là dove
egli le additò.

11 Berenson nel suo Catalogo unito al suo North
Italian Painlers of the Renaissance. London, 1910,
segue le attribuzioni e le indicazioni del Morelli, ed
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