L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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LA CRITICA D'ARTE IN ITALIA

DLRANTK I SECOLI XIV E XV

Come abbiati ragionato d'arto gl'Italiani del Trecento e del Quattrocento non è
generalmente noto, sopratutto perchè non può dedursi dallo Vite di Giorgio Vasari.
E per aver ignorato i criteri critici che prevalsero in quei secoli, si è negato che in
allora esistesse critica attività, tutto sottintendendo nell'epiteto di «primitivi »: giorni
beati per l'arte! gli artisti fantasticavano senza critici alle calcagna; e solo quando si
iniziò la decadenza dell'arte, ecco allora spuntare la critica !

Appunto perchè son convinto che questi concetti, alquanto diffusi, siano falsi, ho
scritto le pagine seguenti con l'intento di ricostruire da pochi e sporadici cenni alcuni
fra i giudizi critici sull'arte, che dominarono l'opinione italiana del Tre conto e del Quat-
trocento.1

* * *

E noto corno al principio del Trecento fosse ben radicata nell'animo dei Fiorentini
la coscienza del nuovo .slancio assunto dall'arte figurativa. Non soltanto lo spirito ecce-
zionale di Dante 2 si accorge che l'età di Franco bolognese non è « grossa » di fronte a
(.[nella di Odorisio da dubbio, e che la fama di (dotto « oscura » quella di Cimabué; ma
anche il Governo, sempre a rimorchio della pubblica opinione in simili questioni, quando
afferma nell'anno 1300 che Arnolfo è « famosior magister et magis oxpertus in haedifìcatio-
nibus ecclesiarum aliqno alio qui in vicinis partibus cognosoatur », 3 0 nell'anno 1334
che « in universo orbo non reperiri dicatur quemquam qui suffìcientior sit in his (la-
boreriis) et aliis multis magistro (dotto Bondonis de florentia »,4 dimostra di aver chiara
coscienza del valore dei proprii cittadini nella costituzione della nuova civiltà artistica.

La prima, più comune e più diffusa giustificazione di tale esaltamento è naturali-
stica. Giovanni Villani chiaramente l'attesta: (dotto è «il più sovrano maestro stato in
dipintura ohe si trovasse al suo tempo, e quegli che più trasse ogni figura e atti al na-
turale ».s

Ma di tale spiegazione non si contenta Giovanni Boccaccio, che in questi termini
presenta Giotto: « ebbe un ingegno oli tanta excellenzia ohe ninna eosa dà la natura madre
di tutte le cose e operatrice, col continuo girar de' cieli, che egli con lo stile e con la
penna o col pennello non dipignosse sì simile a quella, ohe non simile, anzi più tosto dessa
paresse, intanto che molto volte nello cose- da lui fatto si truova che il visivo senso degli

1 Poiché non ho alcuna intenzione di compi-
lare un catalogo ragionato dalle tonti letterarie
sull'arte del 300 e del 400, ho tenuto conio dei soli
passi che ho reputati necessari a raggiungere il
mio scopo.

2 Purg., XI.

3 Gaye, Carteggio inedito d'Artisti, Firenze,
1839, T. I, pa.g. 446.

4 Gaye, 1, 48] -3.

5 Croniche, Trieste, 1857.

L'Arte. xx, 39
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