L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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L'INCORONATA DI LODI

ED IL SUO PROBLEMA COSTRUTTIVO

Il periodo lombardo di Bramante attrasse molti critici; quello che, parecchi anni
sono, sembrava un mito, ottenne qualche chiarimento storico, e benché gli archivi
si mostrino tuttora scarsi di notizie, il poco che sappiamo oggi ci mette in desiderio
di contribuire, con accurate investigazioni, alla migliore conoscenza del maestro, la
cui impronta stilistica, geniale ed ardita, non si maschera nel silenzio delle carte antiche
e non favorisce le esagerate congetture di chi vuole scoprire la verità con un solo indi-
zio. Fra le costruzioni nelle quali emergono i seguaci lombardi del riformatore urbi-
nate, l'Incoronata di Lodi (lìg. i) occupa il primo posto; ma questa celebre chiesa non
fu studiata a dovere; la sua unica cronaca fu letta da raccoglitori, che si appagarono
di una ricerca sbrigativa, e nessuno mai pensò all'utile che sarebbe derivato da un'ana-
lisi coscienziosa del monumento restituito alle forme in che l'avremmo ammirato se
i presumibili disgusti fra l'architetto ed i committenti e le interminabili modificazioni
introdotte dal pessimo gusto dei barocchi e dei neo-classici, non avessero sconcertato
lo sviluppo omogeneo dell'idea che s'era presentata, sul principio, con tutti i segni di
un singolare rinnovamento.

Il problema della planimetria e della cupola si connette con quello dell'illumina-
zione; elementi principali ne sono l'equilibrio delle misure, la sobrietà dei profili e la
decorazione plastica, che opera come il sistema nervoso in un corpo gagliardo. Lo studio
dei bramanteschi lombardi ci rende più familiare la personalità dell'artista, di cui il
Vasari 1 ricorda le « artificiose difficultà » limitandosi a scrivere, come per uscir d'im-
piccio, che egli « si estese tanto negli edifici da lui fabbricati, che le modanature delle
cornici, i fusi delle colonne, la grazia de' capitegli, le base, le mensole ed i cantoni,
le volte, le scale, i risalti, ed ogni ordine d'architettura tirato per consiglio o modello
di questo artefice, riuscì sempre maraviglioso a chiunque lo vide ».2

Nella cupola, forma eccelsa dell'arte, si spiegano più liberamente gl'ingegni di
ciascuna epoca, o incurvando il muro perimetrale, o impostando sui pennacchi degli
archi la volta rinforzata da nicchioni, o costruendo questa nello spazio con uno stupe-
facente sforzo di meccanica. Avanti che i lombardi dissimulassero la fisonomia della
cupola nel rivestimento del muro e sotto le falde del tetto un po' inclinato, questa
apparve nel suo sottile contorno orientale, schiacciata o gonfia; e, passate le febbri

1 Le opere con nuove annotazioni e commenti di
G. Milanesi, Firenze, 1878-85, IV, p. 145.

2 II Slrlio (Tutte l'opere d'architettura, Venetia,
1584, pag. 84 v.) non prodiga una frase del gergo
laudativo, ma esprime la sua persuasione, radi-

cata in ogni trattatista, quando scrive «si può dire
ch'ei [Bramante] suscitasse la buona Architettura,
che da gli antichi lino a quel tempo era stata se-
polta ».
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