L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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UNA PITTURA INEDITA DI GIUSTO SUTTERMANS

erroneamente attribuita a giovanni da san giovanni

Francesco Inghìramì rie] i82<S 1 e Silvestro Centofanti nel 1839, 2 ricordano come
opera di Giovanni da San Giovanni un quadro della R. Galleria Palatina che
porta il n. 137 e rappresenta : Un ritrovo di cacciatori. L'attribuzione è rimasta nel
cartellino e nelle Guide delia Galleria compilate da Egisto Chiavacci e poi rivedute
nelle edizioni più recenti da Eugenio Pieraccini. Silvestro Centofanti a proposito di
questo dipinto scrisse: « Grandissima è la verità delle tinte nei toni locali: molta la
tuce e la trasparenza del quadro, ancorché al primo colore, o poco più, sia dipinto.
« E la ricevuta opinione lo vanta per opera di Giovanni Mannozzi.

« Nulla il Baldinucci ne scrive, diligente narratore della vita e dei lavori di lui. So
che alcuni considerando, e guardando ai pregi del colorito, se non credono ad un pieno
sospetto, sentono venirsi in mente un pensiero che cpiasi quasi lo stimerebbe del
Caravaggio. Valorosissimo frescante, come tutti sanno, fu Giovanni da San Giovanni
e molto certamente a fresco dipinse chi ebbe la mano sì franca nel condurre questo
egregio lavoro ».

Qualcuno dunque, secondo il Centofanti, aveva già allora espresso dei dubbi sul-
l'attribuzione, ma nell'indicare il nome del Caravaggio ha dimostrato su (piale strada
contorta erano condotti i giudizi su quell'artista.

È certo che più che si guarda il quadro e più l'attribuzione appare errata, come
cercherò di dimostrare dall'esame stilistico della pittura stessa, convalidato anche da
notizie d'archivio.

Qui non si tratta di un quadro di genere, ma di una serie di ritratti; studiati
dal vero uno per uno e come soltanto un ritrattista di professione sapeva fare. Non
mi pare quindi che si possa pensare a Giovanni da San Giovanni al pittore per eccel-
lenza anedottico, narrativo e spiritoso che fece per eccezione alcuni ritratti e dei quali
due soltanto sono a nostra conoscenza rimasti, cioè il proprio agli Uffìzi e quello cono-
sciuto col nome di « pievano Arlotto » del Palazzo Pitti. La tecnica ed il carattere
della pittura sono proprio agli antipodi con l'arte di Giovanni da San Giovanni, il
quale se avesse avuto la commissione di dipingere un ritrovo di cacciatori l'avrebbe
rappresentato con criteri artistici affatto diversi, infondendovi tutta l'arguzia ed il
brio della sua immaginativa.

Bisognava dunque ricercare il probabile autore del dipinto tra i ritrattisti che
lavoravano a Firenze nella prima metà del secolo XVII, escludendo però i pittori fio-
rentini perchè la tecnica, lo stile della pittura erano assolutamente nell'indirizzo della
scuola fiamminga. Quindi a poco a poco, per via di eliminazione, restringendo il
rampo delle ricerche si arrivava al nome di Giusto Suttcrmans che era allora il prin-
cipe dei ritrattisti in Firenze, il pittore favorito della corte granducale, il quale anche
nei quadri di soggetto religioso sentiva la necessità di fare dei ritratti. Ed ora Vediamo
se l'esame accurato del quadro può giustificare questa nuova attribuzione al Suttermans.
Io credo di sì, giacché vi si trova la sua pennellata grassa e biaccosa nelle luci delle
carni e specialmente delle mani, perchè vi predominano certi toni bigi a lui caratte-
ristici, insomma la gamma coloristica di tutti i ritratti da lui dipinti nel periodo medio
della sua vita artistica (piando già ^i era. liberato dalle influenze del Pourbus, ancora
evidenti nella sua prima maniera ed aveva già trovato lo stile personale, sempre però

1 Francesco Inghìramì, l.'ìmp. e reale palazzo
Pitti descritto, in Poligrafia Fiesolana, 1828, pag. 2 1,

2 [.'imperiale e reale Galleria Pitti, illustrata
a cura di Luigi Bardi, t. HI, Firenze, 183.), tav. C13.
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