L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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LA VILLA « FAVORITA - E l.

iRC HITETTO N. SEBREGONDI

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suo pennello effigiò molte cose, e Ira l'altre le
nove muse con Apollo, e con altri pezzi di colorito
mandolle a Mantova, ».1

l a dimora alla corte gonzaghesca che le let-
tere della cancelleria ducale ci permettono di
fissare negli anni t<5si-l622 2 è, anche più dif-
fusamente narrata dal pittore il (piale però
non fa cenno, purtroppo, delle stanze e degli
edifici ducali per ornamento dei quali erano
destinate le sue pitture: o Ne tralàscierò di dire
che egli |il Baglione] con grande istanza fu
dall'altezza del duca di Mantova, chiamato, An-
dovvi e alla grande epici magnanimo principe
trattollo; poiché tutti quegli onori che immaginar
si possono, da lui gli tur.mio fatti, e per lo spazio
di due anni dimoroyvi;3 ed alcune cose per sua
Altezza, per l'Imperadrice sua sorella, per l'Im-
peradore Ferdinando suo cognato e per altri le
quali per brevità lascio, egli a. perfezione colori.
Poi volle dal Baglione un altra mula delle nove
Muse, dal naturale col 1 >ro Apollo, ma più granili
di quelle che egli qui in Roma aveva latte; e
dal duca furono mandate a donare alla regina
di Francia sua zia carnale, che per esser con
ogni diligenza ed arte effigiate, m ilto care le
furono. E indi a Roma ritoriiOssene, da quell'Al-
tezza nobilmente onorato e regalato ».

Nè questa diffusa notizia che dà di se stesso
il pittore, nè i documenti pubblicati dal Luzio
informano con precisione circa il soggetto dei
dipinti che il Baglione dovrebbe aver eseguito
per decorazione della Favorita, principale ragione
del suo invito alla corte di Mantova.4 E neppure
il nome del Baglione figura nell'inventario degli
oggetti d'arte posseduti da Carlo II, inventario
compilato nel [665 e comprendente anche i quadri
che si trovavano allora alla Favorita.

dunque probabile che la parte avuta dal
pittore romano nella decorazione della villa si
sia poi limitata alla esecuzione di qualche tela
con soggetto mitologico.

Nella mente di Ferdinando la Favorita, cosi

1 Giov. Baglione, I'//,- dei pittori, scultori, architetti.
Roma, 1642.

2 ( Ir. A, I uzio, luogo citato.

3 II 1.tizio pare deduca (pp. cit , pag. 294) (lai documenti
mantovani da lui esaminati che la dimora del paglione in
Mantova fu assai breve e clic dopo esser rimasto «il tempo
necessario pei prendere accordi col lìnea » il pittore se ne
tornasse a Roma per eseguirvi i dipinti commessigli.

(.li ordini di pagamento che il Luzio stesso cita in nota
potrebbero invece lasciar supporre una residenza più lunga.
Potrebbe darsi ci,e il pittore fosse a Mantova in due riprese
nel 1621 prima, e nuovamente nel i(>22. Così i documenti
d'archivio si accorderebbero con quanto il Baglione narra di sè.

4 Cfr. A. I.uzio, opera e luogo citati.

prossima a Mantova e alla reggia ducale, doveva
torse avviarsi a divenire per la sua corte ciò che,
un cinquantennio più tardi, divenne Versailles
per la corte di Luigi NIX*. « I duchi vi soggior-
navano SpeSso, vi tenevano consigli di ministri
e molte lettere erano datate dalla Favorita.
Una principessa Gonzaga, Maria, vi tenne abi-
tuale residenza e vi morì nel 3660 ».»

Per rendere sontuoso e bello il soggiorno il
duca vagheggiava continui progetti di pitture
e non ristava dall'aceti nudare commissioni sopra
commissioni a tutti i pittori di grido dei maggiori
centri artistici d'Italia. « 11 duca Ferdinando,
quasi non bastassero le gallerie del palazzo,
avéva istituita una succursale nella Favorita,
per la quale si vedono frequenti ordinazioni di
quadri sacri e profani agli agenti ducali in Roma,
Firenze, Venezia, Bologna, senza pregiudizio
degli affreschi, dei cartoni, dei dipinti commessi
al Cerano, al Morazzone, al Caccia, a tra Semplice
da Verona, al Maglioni, al Monteràsio, agli seti-
lari di-Guidò Reni, e al cosidetto '• ' Anacreonte
della pittura ,, Francesco Albani». Tra le minute
del 1617 ve n'ha una. senza indirizzo, che io penso
fosse destinata al Meni, la quale a ogni modo
precisa bene gli intenti del duca di accrescere,
con belle pitture, la sua collezione sorgente alla
Favorita ».J

Oltre queste commissioni gli agenti ducali
sollecitavano a -Roma una serie di 24 paesi del
tirili e 1 1 ritratti di dame vestite da ninfe dal
Padovani no, e l'agente ducale in Roma, Fabrizio
Arra gon a, assai più del suo signore preoccupato
delle spese della corte, si sforzava di persuadere
il duca a valersi dell' opera di meno celebri al-
lievi i (piali si sarebbero accontentati di un molto
minore compenso; e lo stesso Baglione, venendo
a Mantova, si proponeva di consigliare il duca
ad accogliere questo economico suggeriménto.3

E probabile però che buona parte delle tratta-
tive che Ferdinando avviava or qua or là, inin-
terrottamente, coi più rinomati artisti italiani, in
mezzo alle molte difficoltà di poterle condurre ad
effetto, abbiano finito per restare soltanto progetti.

' Intra, Guida ili Mantova, pag. 170. Cfr. anche dello
stesso il popolare racconto storico: La, bella- Ardizsìna.

2 A. Li zio, La galleria ili 1 Gonzaga, pag. 17- |8.
Riporto la parte ili lettera ivi pubblicata (die riguarda

il soggetto della pittura: « ...vengo a ricercarvi con questa
di un quadro della misura che vi mando il cui soggetto sarà
della Giustizia et della Pace (die s'abbraccino insieme, ri-
mettendomi per ii l'est'* quanto al rappresentarlo in disegno
a quello che vi somministrerà il vostro sperimentato giuditio;
VO sicuro che dalla Vòstra mano non uscirà cosa se non degna

3 \. Luzio, ' ipera citata, pag. 29 >-9j:
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