L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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G UGL IH IMO PACCHIONI

[1 D'Arco, attribuendo il Casino turrito a]
Sebregondi, ha cónfuso tra loro due costruzioni
di epoca e di uso ben diversi.

La palazzina, che il Sebregondi realmente
costrusse al Bosco della Fontana per le medita-
zioni ascetiche del duca Carlo (presso il Romi-
torio) sorgeva in quella parte del parco che, ai
temili del marchese Francesco era riservato alle
fiere;1 per la morte del duca (1637) la costru-
zione rimase fin d'allora incompiuta e fu presto
lasciata in perfetto abbandono «lai successori
del Xevers, assai meno amici delle ascetiche
solitudini monastiche, finché, sciolte da Giur
seppe 11 le comunità religiose, i Camaldolesi
del Bosco Fontana, disperdendosi fuori del
loro cenobio, portarono con sè nei loro nuovi
rifugi quel poco che poteva esser rimasto di
utilizzabile nella cadente residenza ducale.

Poco dopo Eremo e Palazzina vennero de-
moliti e perfino il sepolcro del duca Carlo traspor-
tato via. Dall'Eremo, nella demolizione) furono
asportate alcune colonnine, che facevano pro-
babilmente parte del chiostro, le (piali sono ora
impiegate alla villa Sacchetta, presso Sustinente
sul Po, per reggere le arcatine di un piccolo
cimitero gentilizio appartenente alla famiglia
Cavriani.2

La porta Cerese, abbattuta circa una quin-
dicina di anni fa, non ostante le enfatiche lodi
del D'Arco, non ci appare, dalla fotografia con-
servatane, tale opera da sorreggere una larga
lama di artista (fig. 7).

Non mancava alla severa e semplice costru-
zione un'armoniosa nobiltà di linee, una certa
massiccia solennità di mole; una composta cor-
rettezza persimoniosa degli effetti e dei mezzi.

Non occorse per queste; all'architetto alcun
notevole sforzo di originalità, ma gli bastò di
valersi degli elementi e dei motivi consueti ri-
petendo all'incirca il tipo degli altri monumenti
consimili che già si trovavano a Mantova c pii'i
specialmente d'ella Porta di Cittadella nel sobborgo
di Porto.

(Ili anni del fervore costruttivo erano ormai

1 l.a iscrizione è cosi riportata dall'Intra che la trascrive
dalla cronaca manoscritta dell'Annuivi, asserendo die essa
si trovava sulla porta d'ingresso della Palazzina, lì conte-
nuto dell'epigrafe apparirebbe però meglio adatto per l'Eremo
(die per la Palazzina.

« Siste hospes: disce quid pietas po>.sit; locus hic quem
Mori ali iiin angelorum domiciliu.m factum vides, ferarurn

p Olirn bestiarum ad priricipum venationés receptaculum fnit
1 Miid ergo illa non poterit, quae fera rimi lustra coelum facit?

« Mirare et ahi ».

2 l.a notizia mi è stata Fornita dal marchese Giuseppe

Cavriani che sono lieto di ringraziare,

già passati; le finanze ducali, già stremate prima
del 1630 tanto dà costringere gli amministratori
ducali a continui pegni di oggetti preziosi e,
da ultimo, alla vendita dei più celebri pezzi della
galleria, dovettero, dopo i flagelli della guerra,
del sacco e delle pestilenze, costringere i nuovi
ciuchi a frenare la vecchia mania di innalzare
fa bbri eh e suntuose.

L'opera del Sebregondi si limitò dunque,
probabilmente, dopo l'erezione della Favorita,
a fabbriche di minor conto e di scarsa importanza
artistica, e, più che le sue qualità di architetto,
lo stato in cui la guerra di successione aveva
ridotto il territorio del ducato, dovette richiedere
la sua scienza di «matematico et ingegnerò»
per riattivar strade, sistemare difese, regolare

Fig, 7 Porta Cerese (demolita alla line del sec. nix)
Ardi. N. Sebregondi.

corsi d'acqua, rimettere la sconquassata regione
in condizioni più normali.'

Seguendo la tradizione de' suoi predecessori,
l'architetto ufficiale della corte ducale aveva
l'incarico di preparare gli apparati scenografici
nelle occasioni di pubbliche solennità. Così ri-
corda il Donesmondi che, celebrandosi la funzione
centenaria in onore della Madonna Incoronata,
il Sebregondi ci mirabilmente adornò dentro e
fuori la cattedrale e la chiesa di S. Andrea ».2

Poche altre notizie ci dànno i documenti
dell'archivio Gonzaga intorno all'architetto clic
per (piasi un quarantennio spese la propria at-
tività in servigio della corte mantovana.

1 « Ho già dato principio a far '-alar l'acque in modo tale
clic la rovina non si faccia maggioro, la navigatimi!' non si
perda ed i paduli delli Laghi di Mantova restino sotto acqua;
si faranno di novo le porte rotte et con quella maggior pre-
stezza possibile... etc ». Così il Sebregondi stesso informava
il ministro ducale Lodovico Chieppio in una lettera del
10 agosto 1645, pubblicata dal D'ARCO, Arie c Artefici,
voi. II, pagina 17^.

2 D'Arco, Arte e artefici, voi. H, pag. 284,
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