L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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EUGÈNE FROMENTIN E LE ORIGINI DE LA MODERNA CRITICA D'ARTE 347

zione importante, che sarebbe frase su labbra academiche, assume un profondo, incon-
sueto significato, espressa da l'Amatore; il quale, ne l'intelligenza de la pittura del
Fiammingo, trova modo d'assurgere, effettivamente, a più sereno concetto de l'arte.

Roger de Pyles difende il Rubens con la foga ardente di chi voglia far prevalere
un pensiero antitradizionale. Impresa non facile, la sua: chè, più dei Veneti, con-
siderati classici anche da l'Academia, sia pur senza convinzione, il Fiammingo
rappresentava « l'ortodossia del cattivo gusto e i caratteri de la sua pittura lo cac-
ciavano inesorabilmente ne l'inferno de l'arte».1 Gli esaltatori de la scuola romana,
gl'incensatori del Poussin e de' Caracci, andavan ripetendo, che ne le opere del Rubens
mancava ogni verità, che le luci c i colori v'erano esagerati: « Ce n'est qu'un fard et
ce n'est point ainsi que l'on voit ordinairement la nature!... ».2 E l'Amatore protesta:
« È vero che è soltanto un " fard, " ma potessero esser tutti i quadri d'oggi così " far-
dés "! La pittura è simulazione. La realtà è ingrata: chi s'accingesse a ritrarla tal quale,
sarebbe un ineschino, l'esagerazione dei colori e de le luci è l'effetto de la profonda
scienza del valore dei colori, è un ammirabile verità, che rende gli oggetti dipinti più
veri dei veri... Nei quadri del Rubens l'arte è al di sopra de la natura... Che importa
se le cose, singolarmente scrutate, non appaiano esatte, quando pur d'esattezza diano
l'impressione? Compito de la pittura non è tanto convincere lo spirito, quanto ingannare
gli occhi ».5

Chi ben consideri, non potrà non rilevare come, in questo passo, domini la conce-
zione naturalistica, anche se verbali apparenze posson far pensare a felici effetti con-
trari; tuttavia, il turbamento de l'Amatore, dinanzi a l'arte del Fiammingo, è grande
e sincero— esso induce il critico a una spigliata novità di linguaggio e di opinioni,
ignote al suo secolo.

Roger de Pyles ritorna ancora sul concetto del valore dei colori, usando l'espressione
stessa che il Fromentin metterà di moda; anzi, la scienza dei valori è da lui sistemati-
camente definita: « Elle ne consiste à donner aux objets peints la véritable coulcur du
naturcl, mais à taire in sorte qu'ils paraissent l'avoir, cette science exige certaines
exagérations ou certaines atténuations des tons, selon Ics voisinages, selon la distancc
à laquellc devra ètre vu le tableau... »,4 ed è notevole che i due critici, quello del se-
colo xvii e quello del xix, nel rilevare il fatto, che può essere legge capitale de la
pittura, gli abbiano dato due significati opposti, trovando in esso, entrambi, la conferma
a la rispettiva concezione d'arte.

Il Fontaine vuole illustrare il pensiero di Roger de Pyles,! e, usando parole altrove
usate da l'Amatore, dà un sapore di consueto academismo ad una definizione, di per
sè, semplice e chiara.

È innegabile, quindi, che Roger de Pyles abbia compreso come il colore assoluto
non esista che a lo stato di astrazione mentale — come non possa, perciò, esser rappre-
sentato direttamente, ma mediante quelle mutevoli opposizioni, da cui risultano i va-
lori tonali; s'egli non giunge al concetto di composizione pittorica pura, che la visione
naturalistica de l'arte gl'impedisce, sorpassa, tuttavia, notevolmente, le teorie degli aca-
demici propriamente detti, e quelle di coloro che, senza averne sospetto, dagli acadc-
mici di fatto non differivano.

Un cenno su la critica del' Abrégé, dal punto di vista del colore, può confermare l'asserto.

Roger de Pyles esalta la pittura veneta e la fiamminga, perchè in esse special-
mente il colore trionfa ne lo splendore più vario e ne l'applicazione più sapiente de la
scienza dei valori.

1 Dresdner, Die Kunskrilik, pag. 120.

2 Cours de peinture, pag. 278.

53 Cours de peinture, pag. 278-79.

4 Dissertation, pag. 62.

s Les doctrines..., pag. 139.
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