L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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PER LEONARDO DA VINCI

(LA " VERGINE DELLE ROCCE")

Il 2 maggio prossimo ricorre il centenario di Leonardo da Vinci; e l'Italia, che at-
tende la grande ricorrenza, darà al ricordo del Genio l'omaggio secolare. L'Arte offre
per quell'occasione un piccolo tributo di note sulla Vergine delle Rocce, non per contrad-
dire ai tanti che ne hanno scritto, ma per unirsi ad essi nella ricerca della verità.

Il 25 aprile 1483 fu allogata a Leonardo e ai fratelli Ambrogio ed Evangelista de Predis,
dagli scolari della Concezione, la tavola della Vergine delle Rocce. Era già stata preparata
la pala d'altare da Giacomo del Maino, che aveva lasciato spazi piani e nudi per la
pittura, riempito gli altri di figure e storiette in rilievo, che si dovevano colorire e
dorare: nella cimasa, era intagliato il Padre Eterno tra serafini; sotto di essa, in un ret-
tangolo, la Vergine in gloria, alta sulla terra, su montagne rocciose in prospettiva; nella
parte mediana, doveva essere dipinto il Presepe, tra rocce e montagne, « con la nostra
dona con lo suo fiolo e li angeli... con quelli doi profeti »; nelle parti laterali, dovevano
esser figurati quattro angeli a destra e quattro a sinistra, l'uno dall'altro differenti,
in atto di cantare e suonare; nell'ordine superiore alle ali dell'ancona, in quattro campi
per ogni parte, a rilievo, in piccole figure, le storie della Vita di Maria; infine, ne' pen-
nacchi, presso la centina della tavola mediana, le Sibille sul fondo di città, e, nella
predella, altre figurette a rilievo.

L'opera così ideata, mescolanza d'intagli e di pitture, con sfoggio d'oro ne' rilievi,
dovette infastidire Leonardo, che mutò non solo l'invenzione della tavola mediana, dalla
quale furono esclusi i due profeti, forse Isaia e Davide, voluti dalla stipulata conven-
zione, ma ridusse anche quella delle ali, dove gli otto angeli dovevano rappresentare,
insieme coi Serafini attornianti l'Eterno, i nove cori angelici, secondo la tradizione,
mantenuta nell'arte lombarda, della classificazione dello pseudo Dionigi, detto l'Areo-
pagita.1

I tre artisti si obbligavano di dare l'opera compiuta nella prossima festa della
Concezione (8 dicembre 1483), per il compenso di ottocento lire imperiali uguali a
200 ducati, e più quanto sarebbe stato « dichiarato » da frate Agostino dei Ferrari,
guardiano del monastero di S. Francesco, e da due scolari della Concezione eletti dalle
parti al termine del lavoro.2

Circa dieci anni dopo, in una supplica a Ludovico il Moro, Leonardo e Ambrogio
de Predis chiedono che sia fatta, secondo il convenuto, la stima dell'opera loro e sia
pagato il maggior prezzo, il soprapiù delle lire 800 imperiali, « andate in spese ». Ki-
corrono per avere giustizia, perchè frate Agostino de' Ferrari, guardiano suddetto,
insieme coi due scolari della Concezione, voleva stimare « la dieta nostra dona facta a
olio per lo dicto fiorentino solum ducati XXV licet sia de valore de ducati cento corno

1 Gerolamo Biscaro, La Commissione della lano, tip. Cogliati, 1910 (in Archivio storico lom-

« Vergine delle Rocce » a Leonardo da Vinci se- bardo, a. XXXVII, fase. XXV).
condo i documenti originali (25 aprile 1483), Mi- 2 Id., id. (in idem).

L'Arti. XXII, 1.
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