L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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L'ALTARE FAELLA IN S. ANASTASIA

A VERONA

Mi è grato raccogliere alcune notizie che vengono a completare i minuziosi studi
dedicati in questa rivista all'insigne chiesa veronese da quell'eruditissimo che fu il conte
Carlo Cipolla, c di farlo in sua memoria. Tantopin ch'esse permettono di poi tare una
qualche luce sicura sull'attività artistica di una famiglia di scultori che ha dato a
Verona molte opere di pregio.1

Del primo, maestro Pietro, si sa che proviene da Porlezza e che gli spetta l'altare
di S. Vincenzo Ferreri (Manzini) in S. Anastasia, costrutto entro il settembre 1485,
per centonovanta ducati.2 Quello che credo invece non sia noto e serve a togliere ogni
dubbio intorno alla parentela col Sanmicheli, dimostrandola non esistente, è un istro-
mento dell'anno innanzi, in cui maestro Pietro lapicida figlio del quondam Antonio si di-
chiara proveniente « de castello prolezii », cioè da un borgo accanto a Porlezza, da cui
la famiglia di marmorari, che da lui discese, amò qualche volta cognominarsi.3 Questo
maestro Pietro nel 1496 doveva esser morto, perchè in un atto di quell'anno si citano
i figli Michele, Tomaso, Angela, Paola, Francesco e Pietro come suoi credi; i due ultimi
sotto la tutela della madre Domenica, passata anch'essa nel 1502 nel novero dei più.4
In quel tempo il giovane Francesco abitava assieme al fratello Michele, già scultore di
qualche nome, in contrada di S. Andrea.5 li pili che dal padre dovette imparare l'arte
familiare del lapicida da Michele, con l'attività del quale confuse la sua, come quella
di un discepolo e aiuto nell'opera del maestro. In qualche documento troviamo infatti
denominati i due fratelli Michele e Francesco con lo stesso soprannome « de Leonibus »;6
ancorché questo derivi dalla scultura del leone di S. Marco elevata sopra una colonna
di Piazza Erbe, ch'era opera del solo Michele; « Michael Leo », come ancora si legge
sulla base del monumento.7

K questa dipendenza dovette sembrare alfine a Francesco un'ingiusta inferiorità,
se nel i5ji lo troviamo abitare in contrada di S. Andrea, separatamente dal fratello.8

Naturalissima divisione, sorta dal desiderio di un'attività personale, che i documenti
da me trovati a proposito dell'altare Faella in S. Anastasia ci permettono di riportare
una decina d'anni avanti.

1 C. Cipolla, Ricerche storiche intorno alla chiesa
di Santa Anastasia in Verona, in L'Arte, 1916,
fase. II, pp. 118-120.

2 Id. L'Arte, 1915, p. 909.

3 Antichi Archivi Veronesi: S. Anastasia. Istro-
menti c. LXV, 1484: « Petrus de prolezio lapicida
f. q. Antonii de castello prolezii habitator Verone
contrate s. firmi ».

4 Ìbidem, c. I.XI, 1496: « Michael, Tomasius,
Angela et pania fratres et filli et heredes q. ni.

petri lapicide q. s. Antonii de Castello prolicii
de contrata sancti andree... Nec non d. Dominica
uxor q. ni. petri et tanquam tutrix... francisci
et petri eius filiorum et pupillorum ».

5 Cipolla, op. cit., 1915, p. 304, in nota.

6 Atti del potestà Tommaso Donà, 24 gen
na;o 1538; cfr. Cipolla, op. cit., p. 304.

7 A. Fighi, Il Leone di S. Marco in Piazza
delle Erbe, Verona, Fedele, 14 maggio 1911.

8 Antichi Archivi Veronesi: Estimi 1531.
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