L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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A PROPOSITO DELLA "TRINITÀ'' DEL TINTORETTO

NELLA PINACOTECA DI TORINO

Si legge nel catalogo del Bandi di Vesme ' che la Trinità del Tintorctto (fig. i) della
pinacoteca di Torino (n. 566) venne a questa galleria dal palazzo Durazzo di Genova,
dove il Ratti l'aveva vista e l'aveva giudicata porzione d'una maggiore tela, in parte
distrutta da un incendio; 2 ciò che il Baudi non ammette, ritenendola integra.

Non conosco gli argomenti su cui lo studioso piemontese poggia la sua opinione: me-
ditando, però, sul quesito, e leggendo in proposito, mi par si possa giungere alla conoscenza
dell'originale aspetto di questo quadro (il quale è la sola c non indegna cosa del Robusti
nella pinacoteca torinese), e del luogo che per primo da esso fu abbellito: conoscenza
in urto col pensiero del Baudi.

Già il Thode nel 19013 aveva, con tutta peritanza, azzardato che tale opera potesse
esser la parte superiore d'una tela, eseguita dal Tintoretto per la chiesa di S. Gerolamo
in Venezia: ma, accennato appena a tale ravvicinamento, non vi aveva insistito, nè s'era
provato ad avvalorarlo, limitandosi ad escludere ogni relazione fra detto quadro di S. Gero-
lamo e le altre due Trinità, quella di Schwerin e quella di Glasgow, che, a mio parere, con
Iacopo neppure hanno qualcosa d'affine.

Dietro tal suggerimento del Thode tentai dunque la ricostruzione, alla quale, come
frequentemente accade, pervenni più per esigenze logiche, che non per prove documentali.

Poco, infatti, si sa del dipinto di S. Gerolamo. Esso fu nominato la prima volta nel
1581 dal Sansovino, che, nella sua Venetia, scrisse soltanto: « l'altare di S. Adriano fu
dipinto dal Tintoretto ».4 Già il Borghini5 e il Ridolfi 6 ne specificarono il titolo, e meglio
che tutti il Boschini, il quale riferiva: « la tavola nell'uscir di chiesa, a mano sinistra, è di
mano di Tintoretto et evvi rappresentata la SS. Trinità et abasso li Santi Agostino,
Francesco, Adriano ».7 Il quadro permaneva nella Chiesa fino alla fine del Seicento, poiché
nel 1684 era ancor ricordato dal Martinelli nel suo Ritratto di Venezia* con le parole
stesse delle Ricche Miniere. Sugi' inizi del sec. xvni era scomparso: infatti, la Cronaca
veneta del 1736 non lo nomina; nè l'esattissimo Zanetti, nella più tarda Pittura Veneziana.

Della Trinità di Torino nel catalogo succitato, al n. 566, si legge: « Il Redentore è
inchiodato sulla croce, della quale non si vede che la parte superiore. Due angioli adole-
scenti sostengono i due bracci orizzontali della croce, e due angioletti pregano al fianco del
Cristo. Grandezza naturale ».

Dunque, ciò che costituisce la parte centrale della composizione (come può rilevarsi
pur dalla fotografia), è, non la figura dell'Eterno, non Sa colomba-Spirito Santo, nè altro

1 Catalogo della Pinacoteca dì Torino. Torino,
I9°9. P- 156.

2 Descrizione dì Genova. Genova, 1766, p. 211.

3 Kritische Studien iiber Tintoretto, in Reper-
torium fìir Kunstwissenschajt, XXIV,pag. 443.

■ •* Venetia,'città uditissima et singolare, descritta
in 14 libri, Venezia, 1581, p. 62.

5 II riposo nella pittura e nella scultura, Firenze,

!584, P- 453-

6 Le meraviglie dell'arte, Venezia, 1648, t. II, p. 33.
? Le Ricche Miniere della pittura veneziana, Ve-
nezia, 1674, p. 36.1,

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