L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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AFFRESCHI INEDITI DI LUCA SIGNORELLI

Nella chiesa di San Crescentino, a Morra,
accanto alla monumentale Crocefissione, mon-
tagna di popolo entro cui affondano le grevi
aste delle croci, siepe ferrigna che termina di-
fesa da acuminate punte di alabarda, e ac-
canto alla Flagellazione, studio di nudi dai
formidabili muscoli turgidi d'ira e di lotta,
modernamente costrutti, sono tre affreschi ine-
diti, che lasciai! tralucere, nonostante i guasti
sofferti, la grandezza dell'arte signorelliana.

Nel ciclo della Passione di Cristo rientra uno
di questi affreschi, il più guasto, con VOrazione
nell'Ori o e l'Ultima Gena (fig. i). La piccola
finestra aperta nella parete ha barbaramente
mutilate le figure degli Apostoli dormienti nel
primo piano, larve di magnifica grandezza,
specialmente quella dell'Apostolo poggiato sul
gomito, aggomitolato ad arco nel sonno; in
alto Cristo orante intreccia con acuto spasimo
le dita delle mani congiunte davanti all'angelo
che appare entro un grande arcaistico alone.
Anche della Cena solo a fatica si può rico-
struire la composizione: intorno a una tavola
a zig-zag, il cui blocco liscio rivela nella sua
perfetta cubica regolarità, ancora una volta, i principi della astratta costruzione signo-
relliana, cinque Apostoli piegali le teste meditabonde, oppresse. Giovanni, svenuto, si
abbandona ad arco sopra la tavola, stretto come in abbraccio da Cristo, che appena
s'intravvede piegato. Di fronte al gruppo divino, presso lo spigolo che bruscamente
rompe il secondo scomparto della tavola, Giuda, il carnefice a contatto con la vittima.
Cosi, nel quadro di Cortona, quando con superba libertà di compositore, Luca Signorelli
costruirà fuor del Cenacolo, in un aperto tempio, la scena dell'Istituzione dell'Eucarestia,
lo strisciante Ciurla, schiacciato a terra, sarà portato sulla stessa linea dell'umanissimo
Cristo e dell'ostia candida, con un immediato magnifico effetto di contrasto. Non, a
Morra, le figure grandeggianti nello spazio limitato appena da sottili pilastri; piccole,
strette nell'angusto vano fra il tavolo e la parete, sembrano anche più oppresse, nei loro
atteggiamenti di tristezza o di sconforto, dalla soverchiante altezza delle arcate cieche,
che dallo zoccolo si levano con nervoso slancio verso il soffitto dello stretto vano.

Sulla stessa parete della Cena, la Vergine della Misericordia (fig. 2), raffigurata nel
modo tradizionale: le braccia aperte in atto di protezione, il manto aperto da due angioli;
a rifugio di una folla di piccoli confratelli della Misericordia. Così la raffigurò anche
Piero della Francesca nel trittico di Borgo San Sepolcro, omettendo solo gli angeli

e 1' Ultima Cena. — Morra, San Crescentino.

L'Arte. XXII, 2
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