L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LA VOLTA DELLA SISTINA

Nella volta della Sistina, Michelangelo stampò il prologo della storia dell'Umanità,
e vi innalzò assistenti i Profeti, le Sibille, tutti i veggenti della gloria di Dio. Cosi presero
unità ciclica le rappresentazioni lasciate nel Quattrocento, le imagini del Veccìiio e del
Nuovo Testamento che sulle pareti della Sistina si facevan riscontro. Ma alla placidità
e alla superficiale grazia di Domenico Ghirlandaio, al poetico misticismo del Perugino,
alla abbondanza coloristica del Pinturicchio oppone il suo schiacciante dominio la poten-
tissima scultura della volta michelangiolesca. Con la quale, anche traverso la fonda-
mentale distanza fra una pittura prevalentemente lineare e una pittura essenzial-
mente plastica, trovano affinità profonde gli affreschi di Sandro Botticelli, non forse
veduti invano dal Buonarroti. Le pitture della Sistina segnano nella vita di Miche-
langelo un'evoluzione profonda; sviluppano una tendenza già espressa nel tondo degli
Uffizi: il passaggio dalla violenza pietrificata delle pose nelle sculture giovanili alla
interpretazione del movimento istantaneo e irresistibile negli ultimi gruppi statuari.
Nè forse, a questa evoluzione, fu estraneo il contatto con i grandi affreschi del pittore
fiorentino: certi tratti del Diluvio e persino certe veementi figure scatenate dal fondo
del Giudizio Universale chiaramente rievocano motivi e figure dell'affresco rappresen
tante Mose e le Figlie di Jetro e dell'altro col Castigo di Cor ah, Datari e Abiron. Le esa-
sperate linee dei contorni di Sandro, sommarie e rapide, capaci di creare effetti di movi-
mento istantaneo e violento, suggerirono forse, prima alle grandi masse dipinte, poi alle
grandi masse scolpite dalle robuste mani di Michelangelo, segreti per raggiungere libertà
scultoria.

Michelangelo, soprattutto e sempre scultore, dà una potente vita di rilievo all'ossatura
muraria, che limita i vari scomparti degli affreschi e li collega fra loro. Questa architet-
tura dipinta, chiara e potente nelle sue masse ciclopiche, si basa su un sistema alternato
di fasce piane e di membrature ad aggetto. Due grandi tribune ai lati della volta, distinte
da massicci pilastri, formano le erompenti cattedre abitate da Profeti e Sibille, e, tra
esse, i lisci specchi marmorei che una cornice triangolare divide in due campi, rifugio
l'uno alle figure degli antenati di Cristo, l'altro a coppie di nudi schiavi, ombrate e
sospese, per le braccia o i piedi, a un mirabile bucranio in luce. Le teste d'ariete di carne
rosea che, nella Camera di San Paolo del Correggio, sorreggono seriche fasce, le conchiglie
che adornano le cornici delle lunette, hanno la loro origine nelle conchiglie che s'incrostano
alle cornici marmoree e nei bucrani scheletriti e nervosamente profilati che addentano
l'apice dei triangoli. Alle massicce cattedre si giungono le fasce dei quadri biblici, e vi
s'impostano dietro ai piedritti, seggio ai nudi, al sommo dei pilastri degli scanni. Poderosa
architettura abitata da poderose figure, informata agli stessi principi che dànno vita a
un popolo di statue policrome. La continuità dei pilastri è spezzata dall'improvviso
emergere degli erculei putti cariatide che distaccano a viva forza dalla base il capitello a
gradi elastici; i pilastri divisori e le basi delle cattedre marmoree avanzano con impeto,
mentre le pareti per contraccolpo indietreggiano, gioco che si ripete tra le affilate spor-
genze e le lisce zone rientranti della massiccia trabeazione. La reciproca lotta delle masse
murarie accompagna ed esalta la lotta delle figure nello spazio; dagli specchi distesi dietro

L'Arte. XXII, 12.
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