L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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DOCUMENTI RELATIVI A RAFFAELLO

La critica elei documenti relativi a Raffaello è ancora da farsi. Da quando il Ouatre-
mère de Quincy e il Passavant li raccolsero in appendice alla loro biografia raffaellesca,
quei documenti furono ristampati, talvolta con sospetto, non sempre giustificato da
buone ragioni. Si comincia con la lettera di Giovanna Felicia Feltria, duchessa di Sora, a
Piero Soderini, gonfaloniere della repubblica di Firenze, in raccomandazione del giovane
Raffaello: lettera ritenuta falsa da Crowe e Cavalcasene; alterata nella stampa, ma auten-
tica, da Gaetano Milanesi e dal Muntz. La lettera è del i° ottobre 1504, scritta da Urbino,
dove sin dal 2 luglio di quell'anno arrivò « Madonna la Prefetessa, sorella del sig. Duca
nostro e moglie di Gio. della Rovere Prefetto di Roma e signore di Sinigallia ». Questa
notizia, che si trova nel ms. della Vaticana urbinate copiato dall'arcidiacono Gio. Battista
Bonaventura, può servire con altri dati esteriori a dare veridicità alla lettera. Elemento
concorrente a far accettare la correziorie proposta dal Milanesi, è anche quello rela-
tivo a Giovanni Santi che « fu molto virtuoso e mio affezionato », secondo quanto avrebbe
scritto la Prefetessa; e invero l'Annunciazione, quadro di quel maestro nella galleria di
Brera, proviene dalla chiesa della Maddalena di Sinigallia, e gli fu commesso proprio da
Giovanna Feltria, donna di Giovanni della Rovere signore di quella città, quando nacque
loro Francesco Maria, poi Duca di Urbino.

Un altro importante documento pubblicato dal Malvasia nella Felsinei pittrice servì
a determinare la venuta di Raffaello a Roma nel 1508, ed è la lettera scritta in questo
luogo il 5 settembre dell'anno stesso dall'Urbinate a maestro Francesco Raibolini, detto
il Francia.. È una lettera, che mostra il nostro pittore privo della sua libertà, obbligato a
padroni, molto occupato, con aiuti ai quali aveva pensato di affidare l'esecuzione del
proprio ritratto, riservandosi soltanto di ritoccarlo. Non è possibile che Raffaello si tro-
vasse in simili condizioni appena giunto a Roma, dove venne con tutta probabilità nel 1509;
e conviene ricordare che la lettera stampata dal Malvasia aveva la data mutila, male inter-
pretata dallo scrittore per il 1508. Aggiungasi che si conservava nel Museo di Propaganda
Fide in Roma, ed ora si conserva nella Biblioteca vaticana, la lettera familiare, scritta in
Firenze di pugno di Raffaello, a Simone Ciarla, suo zio, il 21 aprile 1508. Non può credersi
che dalla fine d'aprile ai primi di settembre, in quattro mesi circa, Raffaello avesse avuto
il tempo di venire a Roma, di essere sovraccarico di lavoro, circondato di aiuti, com'egli
stesso si rappresenta nella lettera al Francia, la quale certo appartiene al periodo del-
l'attività multiforme di Raffaello in Roma.

Il celebrato pittore bolognese avrebbe risposto alla lettera con un sonetto, pubblicato
per la prima volta dal Malvasia, che scrisse di averlo trovato in copia tra le carte di An-
tonio Lambertini, insieme con la lettera suddetta; ma i pensieri espressi nel sonetto hanno
forme poetiche appartenenti a tempi posteriori a quelli del pittore. Probabilmente un
poeta bolognese, che conobbe la lettera di Raffaello al Francia, lo compose, mettendo i
versi in bocca del Francia stesso. C'è troppa conoscenza della grandezza e della gloria di
Raffaello, per non credere il sonetto un esercizio di verseggiatore. Dopo la morte dell'Ur-
binate, o solo nel periodo di maggior fama di lui, durante la vita, si sarebbe potuto con-

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