L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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MARCO BOSCHINI SCRITTORE D'ARTE

DEL SECOLO XVII

Sarebbe divertente parlare di Marco Boschini
coll'accento di un narratore di storielle ben fio-
rite e placide, senza considerare troppo accanita-
mente dappresso il fenomeno artistico e storico
che egli può rappresentare: seguire l'andazzo
gonfietto dei suoi versi, le pause endimznchees
della sua prosa, con serena indulgenza, Accostare
la propria mente alla intellettualità boschini'ana
come se ci si ricoprisse l'occhio di una bella ame-
tista sfaccettata per veder tutte le cose trasfor-
mate in cubi ed in prismi violetti. Si vedrebbe
infatti tutto il mondo arrotondato e fiorito straor-
dinariamente; un mondo contentone, capace di in-
fondere un senso di bonomia soddisfatta in chiun-
que si fermasse a considerarlo un momento. E per
esempio verrebbe tatto di raccontare con dolce
compiacimento le passeggiate in gondola per i canali
e la laguna veneia che un vecchietto sottilmente
barbato di bianco e ricoperto di zimarroni dama-
scati faceva in compagnia di un bizzarro uomo
lungamente chiomato, dagli abiti preziosi, legger-
mente consunti: Dove andava il vecchietto vene-
ziano col suo magico confidente? Di cosa parlot-
tavano mentre il vellutato strascichino sobbal-
zante della gondoletta ondeggiava sulle increspa-
ture del mare laigo, verso'l'isola di Murano?

Meco: ci sarebbe da comporre, interpretando a
questo modo Boschini, una storia dell'arte vene-
ziana per uso infantile. Ma a parte ogni altra con-
siderazione, è da ciedersi che da questo fiabesco
racconto la personalità di Boschini verrebbe fuori
talmente simpatica così nelle sue qualità come
nei suoi difetti, da far sorgere qualche scrupolo
di veridicità nell'animo stesso di chi ha raccontato.
E sarà meglio dunque, per non avere scrupoli,
contentarsi di delizie interiori sulle più audaci
ipotesi fantastiche, per scrivere quello che si deve
con più prudente consiglio.

Prima di tutto, due parole sull'elemento let-
terario dell'opera boschiniana. L'abate Lanzi ram-
mentandone i caratteri li definisce così: « alle-
gorie fredde, concetti frivoli sopra ogni nome, frasi
alle quali non si possono mettere a fronte quelle

del Ciampolo e del Melosio; percioccìiè questi scris-
sero almeno in dialetto italiano, ove il Boschini
protesta che non vuole affettare idioma straniero,
ma parlare come il popol veneto ». Evidentemente
l'abate I anzi non doveva gustare troppo la let-
teratura del '600. Del resto questa letteratura
straordinariamente complessa per eredità mol-
teplici e per propria ardita foga innovatrice, non
ha trovato ancora presso di noi un interprete che
la scinda nei suoi singoli elementi per farcene ri-
conoscere almeno il valore preponderante: un va-
lore, se non altro, d'intenzione.

Certo è che il campo letterario del secolo xvn
ha subito più che altro mai un,'! potente inonda-
zione di gusto popolare. Quali siano stati i risul-
tati di questa fecondazione in vista delle sugge-
stioni derivanti da prossime abusate culture, non
è questo il luogo di raccontare. Ma dobbiamo dire
certo che gli scritti di M. Boschini, che presentano
in sommo grado tutti i caratteri del gusto sette-
centesco, mostrano anche tali caratteri sotto una
veste di sensibilissima originalità, quale noi non
siamo abituati a percepire traverso la scenogiana
polverosa dì un linguaggio ìigìdamente fissato.

Bisogna informare che il nostro Marco, amatore
di pittura sopratutto, degno faccendiere artistico
e anche intagliatore, nacque, pare, verso il [613 e
moiì, sembra, circa il 1678. Si può dire, senza
temere smentite, anche da parte dei trapassati, che
egli fosse veramente un nomo di garbo. Bispet-
tosamente disinvolto, benvoluto dalla nobiltà
colta, contento all'eccesso della sua maniera di
essere al mondo: uno di quegli uomini che fanno
venire in mente le ciambelle zuccherate e le smi-
surate biblioteche di provincia, dove si tornano, a
leggere con gusto posato e paziente i più vecchi
e prolissi libri del mondo.

E naturale e necessario che un uomo cosiffatto
abbia sentito bisogno di scrivere sull'argomento
che signoreggiava la, sua compiaciuta vita.

Egli scrisse dunque due opere notevoli: le Ricche
miniere della pittura veneziana, breve, schematica
guida di Venezia, in prosa italiana e la Carta del
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