L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LA MOSTRA DELLE OPERE D'ARTE

TORNATE DA VIENNA

La Direzione delle RR. Gallerie di Venezia ha
ordinato nelle sale dell' Accademia mia mostra
delle opere d'arte italiana, restituite dal governo
di Vienna dopo l'armistizio, cui s'aggiungono le
preziose oreficerie, ricuperate alle terre redente.

In attesa della sistematica illustrazione, pro-
messa dall'autore del diligente catalogo, Giuseppe
Fiocco,1 diamo ai lettori dell'Arte una primizia
di queste amabili insegne di vittoria.

* * *

Il principio è da un'ospite fugace. Dopo il lungo
esilio di Vienna e breve sosta fra noi, l'anconetta
trecentesca di S. Lucia di Veglia è tornata in questi
giorni alla sua patria romita.

Ha nei visi la pastosa tondezza bisantina, ma
vesti e corpi si stirano con piatta sommarietà ro-
manica: negli animali è la squisita approssimazione
del vero che traverso i bestiarii e gli erbarii sembra
rimaner privilegio di questa branca d'arte, dagli
estremi ellenisti a Pisanello. Il catalogo propone,
non senza dubbiezze, il nome di Paolo Veneziano.2

Del grande Lorenzo è tornato il polittico già
al Monastero della Celestia, prossimo alla Ma-
donna del Louvre (1372).3 Conturbevole per chi
volesse ancora inquadrare, la primitiva pittura
veneziana entro le consuete, categorie. Il tocco,
punteggiato e listato, è bisantino; la preparazione
olivastra e l'agghindatura dei contorni son già
quasi gotiche; v'è di nuovo l'impiego dell'oro quale
tempera del tono. Petali di convolvolo buttati sul
metallo sono i rosa, i verdi, i bianchi, su cui l'aurea
spruzzaglia è come un riflesso dal fondo. Alla
opera ingioiellata dalla cromatica sapienza musiva
una sola qualità si desidera: la poesia. Questa fata
non era alla culla della pittura veneziana, che
la ricercò nostalgicamente, per oltre un secolo, giun-

1 G. Fiocco, Catalogo delle opere d'arte tolte a Venezia
nel 1808, 1816, 1838 restituite dopo la vittoria. Con pre-
fazione di Gino Fogolari. Venezia 1919.

2 Numero di catalogo 1.

3 Numero di catalogo 41.

gendola a tratti, e non perle virtù de'suoi mag-
giori.

Il polittico di Bartolomeo Vivarini,1 già nella
Scuola dei Tagliapietra, rappresenta bene la grave
soma di cui l'umanesimo mantegnesco, cospirando
con la ragion geometrica d'Antonello, caricò per
decenni la natura pittorica veneziana; e n' è, in
pari tempo, l'esempio supremo.

Dopo questa crisi, in cui il realismo giunge allo
irrazionale, le forme si distendono in ordini più
placidi, che permettono il ritorno del colore.

La Santa mirUr" d'Alvise,2 che figurerà d'ora
innanzi accanto alla sua sorella Chiara nelle Gal-
lerie di Venezia, è una tarsìa di smalti coloriti.
L'altra Santa Chiara^ alterna toni dimessi e sec-
chi nel mezzo vuoto d'aria, dove la luce dilaga
senza temperanze.

Donde attingessero i veneziani 1' atmosfera
astratta, il chiaro vacuo lunare, fa testimonianza
il Cristo fra gli angeli di Antonio di Saliba, * la ta-
vola che usurpava a Palazzo Ducale il puro nome
d'Antonello.

La singoiar mortificazione delle qualità native
spiega come il primo a gettare lo sguardo sulla
vita paesana, creando un à cóté de l'iconografia
religiosa, fosse appunto quel forestiero, Antonello,
che s'era fatto maestro ai veneti, e giustifica insieme
la prontezza con cui i veneziani se ne giovarono,
come se da lungo tempo, non osando, meditassero
quei motivi.

A questo riguardo confesso una parzialità per
la Comunione di S. Girolamo, di Lazzaro Bastia-
ni, 5 già nella scuola intitolata al santo; la quale
pare dipinta con le matite colorate, tanto è sem-
plice. Ma la poesia delle linee geometriche e delle
ombre portate, i rapporti prospettici quali ele-
menti compositivi, la scelta dei profili semplici

1 Numero di catalogo 87.

2 Numero di catalogo 73.

3 Numero di catalogo 74.

4 Numero di catalogo 81.

5 Numero di catalogo 82.
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