L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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ADOLFO VENTURI

le fasce divisorie i gruppi statuari che compongono le scene bibliche emergono con
aggetto sempre più forte avanzando verso l'altare, in senso opposto allo svolgimento
storico del ciclo di scene bibliche rappresentate: crescendo di massa che accompagna
il crescendo vertiginoso degli effetti di movimento delle masse. Sui blocchi marmorei dei
loro piedistalli, i nudi, gli schiavi, affrontati, indietreggiano a vicenda, con violento
strappo di fune tesa; avanzano l'uno verso l'altro spinti dall'impeto delle raffiche; co-
stringono, curvandosi verso terra, le membra a faticosi incroci di effetto scultorio; si
torcon gemendo sotto il peso di cornucopi giganti; si rannicchiano paurosi come gravati
da schiacciante peso; presi da furore bacchico, si preparano a spiccare un salto nel vuoto;
urlano al vento che li sospinge e lotta per strapparli alla pietra cui sono incatenati.
Soffocati da grige ombre, si determinano, staccandosi dal fondo marmorizzato della
parete fra cattedra e cattedra, altri nudi di demoni simmetricamente avvinti alle corna
della testa d'ariete, ora puntellati alla cornice del triangolo sottostante con improvviso
cozzo di catapulta che voglia spezzare l'angusta prigione, ora penduli dal ceppo in una
disperata tensione di membra che il proprio peso stira; sempre disposti con una impres-
sionante simultaneità e simmetria di sforzi. Lo sforzo, la lotta, elemento della poderosa
arte di Michelangelo, si esprime in ogni forma, con repentini scoppi di furore e con formi-
dabili annichilamenti improvvisi; ad essa partecipano i severi virili fanciulli inseriti negli
stipiti delle cattedre, inarcando i muscolosi torsi, avvinghiandosi a vicenda con le braccia,
come funi ritorte. Trascinato forse anche dalla drammatica opposizione di correnti nel-
l'affresco del Castigo di Corali, Datari e Abiron, Michelangelo estende l'effetto di movimento
dalla linea energetica suggeritrice di forma plastica, all'intiera massa e ai suoi piani;
costruisce la forma in spessore di blocco marmoreo, torcendola, piegandola con lotta
penosa.

La primitiva fissità delle pose michelangiolesche permane nella più antica scena
della serie biblica, L'Ebrezza di Noè: il giro ritorto dei drappi e l'intreccio complicato
di un braccio e di una gamba del dormiente appaiono pietrificati e non rompono l'acca-
demica solennità dei gesti di stupore e di esortazione. Intorno, sui loro piedistalli mar-
morei, i nudi, reggenti, per festoni di nastro o di frutta, grandi medaglie a monocromato,
stanno in atteggiamento di riposo o avanzano uno verso l'altro con sincrona unilaterale
spinta di spalla e gamba. Bellissimi questi quattro efebi dai lineamenti sottili e mar-
cati, lo sguardo triste profondo, le corone scomposte dei ricci legate a stento da giri di
nastro. Acuta e dolorosa sensitività di fisionomie, studio di delicatezza insolito all'arte di
Michelangelo.

La lotta per la vita commuove le masse nella successiva scena del Diluvio; le
nude muscolose forme degli uomini esprimono la forza. Il paese, come sempre nell'arte
di Michelangelo, non è definito: livide acque, aridi lembi di spiaggia, un albero senza
foglie, piegato sulla turba dei fuggenti, scapigliato e furioso nel groviglio dei rami stron-
cati e convulsi, gementi al vento. Come le forme limane, la impetuosa forma dell'albero
si tende nella lotta: i mozzi rami, da selva dantesca, appuntano mostruosi artigli, dita
di scheletro, nello spasimo di una convidsa agonia, nello sforzo di resistere alla bufera
che piega il nudo tronco verso il livido piano delle acque. Due gruppi, sopra uno scoglio
e una ripa sabbiosa, due altri più lontani entro uno schifo e nell'arca salvatrice, costrui-
scono l'architettura della scena. Sullo scoglio, dalle tenebre di una tenda, avanzano nel-
l'ombra urlanti fantasmi; s'aggruppano tra lampi di luce convulse figure di donne e di
giovani fisse con terrore sulle invadenti acque o disperatamente sporte a tender le mani
ai morti che braccia pietose trasportano siU nudo sasso. In questo blocco di roccia e di
nudi troviamo uno dei più potenti gruppi giovanili di Michelangelo, concepito come
per una Deposizione: due giovani che sorreggono con potenti sforzi il corpo di un
annegato, grondante nel vuoto, sotto luci di burrasca: il nudo massiccio, seduto sulle
braccia del compagno, che tenta, aiutato da una figura in piedi, di posarlo sulla roccia,
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