L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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PER LEONARDO DA VINCI

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opera di Leonardo fiorentino nella sentenza del 1506 i periti dichiarano che Leonardo e
Gio. Ambrogio sieno obbligati a finire 0 a far finire la tavola. Invocano bensì la venuta
di Leonardo a Milano e la esecuzione sua propria, ma avendo lasciata libertà « ad fìnien-
dum seu finiri faciendum », l'invocazione restava un semplice desiderio. Aggiungasi che
Ambrogio, nel ricevere le rate annuali di pagamento, nel 1507 e nel 1508, dichiarava di
riceverle « etiam nomine et vice et ad partem et utilitatem elicti magistri Leonardi ». Il
Preda insomma faceva etiam per sè, e rappresentava il maestro col quale aveva preso
l'antico impegno in solido.

Quest'interpretazione dei documenti risponde al fatto che le due edizioni della Ver-
gine delle Rocce, la prima nella galleria del Louvre, sin dall'antico nella guardaroba dei
Re di Francia, la seconda nella National Gallery di Londra, proveniente dalla Fraternità
milanese della Concezione, sono di differente valore: quella ad evidenza più antica, fresca
e viva, è l'opera di Leonardo; questa ne è un'elaborazione con poche varianti. Leonardo
« impazientissimo al pennello », come lo descrisse un suo contemporaneo, diresse, sor-
vegliò come poteva, stretto da molte incessanti occupazioni, l'opera del discepolo, non
ripetè sè stesso. I commissari, gli arbitri della controversia avevano dato due anni di
tempo a finire o a far finire la tavola, la quale doveva esser quindi appena iniziata:
tavola dunque, senza alcun dubbio, differente da quella antica, interamente compiuta,
per la quale si offrivano da amatori gli adeguati compensi. Ambrogio de Predis ricevette,
secondo gli accordi, nel 1507, la prima rata di pagamento, ossia cento lire imperiali.
Nell'anno seguente 1508, Ambrogio liceve la seconda rata, dichiarando di dover dare
fra otto giorni il saldo di Leonardo, e di ricevere la somma « prò completa solutione et
prò omni et toto eo quod dicti de Predis et magister Lconardus de Vinziis petere po-
terant ». Sembra chiaro che Ambrogio de Predis rappresentò Leonardo, e risolse la ver-
tenza, anche per sè e per gli eredi del fratello; e così condusse a fine sui cartoni di Leo-
nardo, pure durante le assenze da Milano del grande maestro, la tavola della Fraternità
della Concezione in San Francesco di Milano. La tavola del Museo del Louvre (figura
qui unita), tanto superiore a questa, e innegabilmente più antica, ci ha portato a esa-
minare i curiosi documenti, che dovrebbero pure corrispondere alla verità dei fatti
artistici e che vi corrisponderebbero appieno se essi non ci fornissero monche e parziali
notizie. Cercare ad ogni costo nei documenti scritti una verità storico-artistica, tenendo
separate le carte d'archivio dalle opere d'arte, quasi che non formassero un insieme in-
scindibile, e i documenti scritti non dessero luce agli artistici e viceversa, è metodo che
conduce a inesatte asserzioni. Conviene non forzare i documenti a dire quel che non di-
cono, ma stringerli tutti uniti perchè prendano forza di verità.

Adolfo Venturi.
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