L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LE RIVENDICAZIONI D'ARTE ITALIANA

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invece che a studiare e a produrre opere di bellezza;
il rischio. Ci fu un .Dio per il Giotto di Padova;
ma come tremammo! E passando nel Crepuscolo
senza lumi rasente la chiesa di S. Marco, senti-
vamo di amarla come una creatura tenera e indi-
fesa, che il male insidiava nell'ombra.

Eccettuate le spese di protezione, il computo di
questi danni appartiene ai valori imponderabili;
per quanto i competenti si sforzino di esprimerlo in
cifre, un residuo sfuggerà sempre al compenso,
come il dolore dell'offeso non si sodisfa per inteio
con la punizione del colpevole. Sentire con esatta
misura questi oltraggi ideali e chiederne virilmente
giustizia non sarà piccola piova della nostra matu-
rità spirituale. Nella scelta delle cose belle,
nella lealtà de! richiederle, nella tenacia per otte-
nerle, nella sapienza d'usarne per la rinascita, si
vedrà se gli ftaliani hanno davvero senso e cuore
d'artisti.

t delicati di contentatura lamentano che nulla di
veramente spettacoloso sia tornato da Vienna,
quasi fosse in facoltà della Commissione d'armisti-
zio di scegliere o permutare nelle liste dei vecchi
furti. Le rivendicazioni non potevano riguardare
che gli oggetti asportati in altri tempi; ma nei com-
pensi la scelta si porterà liberamente sui capola-
vori più desiderabili; anzi, per i voti dei pubblici
istituti e della stampa, essa va prendendo carat-
tere di vero plebiscito nazionale.

Qualora i governi succeduti agli imperi centrali
non potessero pagare tutte le indennità di guerra
in materia prima o in denaro, è opinione ormai
comune che devano sodisfare con opere d'arte.
Sorge così- un .terzo titolo per il ritorno d'opere
italiane, nella scelta delle quali il concetto d'oppor-
tunità può anteporsi a quello di valore. Esempio
tipico, le tavolette di Duccio al K. F. Museum, che
attendono di ricongiungersi con la serie di Siena.

L'opposizione straniera contro il ritorno delle
nostre opere d'arte fa appello a principi di fra-
ternità scientifica internazionale che pei la loro
speciosità potrebbero sedurre molti generosi spi-
riti italiani. Si risponde essere supremo interesse
della scienza, della critica e dell'arte che l'opera
bella viva nel suo armonico ambiente. Una
Venere di Giorgione infreddolita a Dresda non
dovrebbe piacere nemmeno ai professori tede-
schi. Nessuno pensa di iichiedere i Tiepolo di
Wiirzburg, dipinti in situ; ma le sculture strappate
alle chiese pisane, le due statue della tomba Ven-
dramin, i pannelli del polittico di Masaccio a Pisa,
il Fogolino di Vicenza devono tornare al complesso
artistico di cui sono membra vive.

L'Italia intende adottare lo spirito e non la let-
tera dell'aneddoto magliabechiano. Le leggi pro-

tettrici dell'arte non impediranno mai ai suoi mi-
gliori artisti di tenere alto all'estero il nome ita-
liano. Non v'è stonatura in un Boldini che dipinge a
Parigi; mentre vuol essere gelosamente custodita,
perchè definitiva e insostituibile, la tradizione del
passato, linfa perenne della nostra fioritura pre-
sente ed avvenire. Nè vale denigrare l' importanza
di questo tesoro con paradossali affermazioni d'in-
dipendenza artistica: i rivoluzionari più sinceri
sanno che la novità non consiste nel volger le
spalle al passato, ma anzi nel guardarlo con occhi
riuovi. ' . .

Rassicuriamo infine questi timidi amici del bene
altrui che per quanto l'Italia d'oggi si dia attorno
per ricondurre le sue opere artistiche al nido, ne
rimarranno sempre tante oltr'alpe da sodisfare chi
voglia conoscere l'arte nostra senza scender fra
noi. Se si facesse un esatto censimento delle cose
italiane all'estero (opera consigliabilissima) le con-
clusioni ne sarebbero sbalorditive, 1 musei anti-
quari di Monaco, di Berlino, di Karlsruhc sono
composti quasi esclusivamente di collezioni ita-
liane. Prima delle spedizioni archeologiche in Gre-
cia, il nostro paese fornì statue ed anticaglie per
l'Europa intera. Sono accessibili a tutti gli Amtlichc
Berichte dei Musei berlinesi, dov'è documentata
scrupolosamente la rapina sistematica che il Bodc
e seguaci esercitarono lungamente indisturbati.

Perchè non ci siamo risentiti prima? Il rimpro-
vero è più logico che giusto. La debolezza politica
ci teneva pusilli, e una lunga crisi di mediocrità
spirituale ci faceva sentire men viva la privazione
dei nostri beni più veri. Proteste ve ne furono
sempre; ma spesso rimasero sterili sfoghi: oggi è
tempo di rivendicazione e conviene mostrarsi
degni del compito di fronte alle future generazioni.
Non si tratta soltanto di arricchir Gallerie e Musei,
ma di risollevare la vita artistica del paese. Noi
rispettiamo per i primi la sacra funzione preserva-
trice delle pubbliche raccolte, ma se il frutto di
questa crociata ideale fosse soltanto di rifare in
Italia un altro K. F. Museum o una Gliptoteca
tipo monacense,

ciascun disio sarebbe frustra.

Un oggetto conserva la sua anima fintanto
che è amato o è dimenticato. Quando la cupidigia
o la fredda analisi se ne impadroniscono, la cor-
rente delle sue armoniche vibrazioni con le cose
astanti si spezza; e l'offesa non è men cruda che
lo squarcio d'un obice nemico.

Alle reduci opere di bellezza apprestiamo
grazioso loco, circondandole di squisito lispetto
e di amore non retorico; non imprigioniamo
la farfalla, che porta la vita sopra le sue ali.
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