L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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EVA TEA

essenziali al racconto, la reazione dell'aria c della
luce nell'unità fondamentale del tono aurato, vi
sono patrimonio nuovo.

Come il Bastiani giungesse a tanto in giovi-
nezza, per finire con le lisce cotiche della Santa
Veneranda 1 (già. nel Monastero del Corpus Domini)
è problema che lascio a chi da tempo s'esercita
nel giardino della pittura veneziana, dove non è
prudenza entrare senza acuito intendimento.

E torno a considerare il problema della luce nel
Cristo adorato dagli angeli del Carpaccio,2 tolto
dalla chiesa soppressa di S. Pietro Martire a Udine.
Pittura di cui s'è detto bene c male con pari giu-
stizia, secondo il diletto che vi si cercava.

Non il puerile spirito, ma la ricchezza propria
del temperamento carpaccesco è cagione del man-
cato effetto iconografico.

Vittore è, per giudizio concorde, colorista anzi
tutto. Ma l'atmosfera aurata, ch'ei derivava dal
Bastiani, imponeva speciali freni al suo capriccio
cromatico. Il compito di subordinare tutte le note
ad un tono fondamentale, caldo o freddo sia,
limita in certa misura i rapporti di contrasto,
su cui poggia il virtuosismo dei coloritori schietti,
offrendo in compenso copia grandissima di com-
binazioni enarmoniche.

La modesta natura del Bastiani aveva scelto
gl'intervalli congiunti, i richiami bassi, sino a
distruggere, quasi, il colore. Carpaccio, pittore
allodola, alza ogni nota al suo timbro più acuto,
saziandola di sole. Da ciò il suo rifilare, picchiet-
tare, illuminare; i diversi centri luminosi dei suoi
dipinti; il fasto architettonico, pretesto a moltipli-
care i tocchi; il diletto per le minuzie, quasi tessere
cromatiche.

Per tal modo riusciva Vittore a preservare la
cromìa nel tono; risolvendo a favore della pittura
il problema enunciato dal Bastiani; ma gli sfug-
giva la poesia intraveduta dal maestro suo, quella
potenza emotiva che non è mai senza sagrificio
delle qualità puramente pittoriche.

Anche la nuova conquista, l'aria, in lui si smar-
riva, riassorbita dal colora e dal tono. L'Annuncia-
zione, 3 (ciclo della Scuola degli Albanesi, 1506)
darebbe, ritagliata, deliziosi smalti cromatici, ma
le sole linee prospettiche vi guidano all'interno,
lucido, periato, senz'aria intermessa. La Morte
di Maria,* che chiude il ciclo, non fa esempio,
perchè, salvo due figure, è opera di bottega.

Attira invece singolarmente, e ferma, e riem-
pie di festa, come conclusione attesa d'una vitale

1 Numero di catalogo 85.

2 Numero di catalogo 83.

3 Numero di catalogo 67.

4 Numero di catalogo 65.

tendenza veneziana, la grande pittura di Vittor
Belliniano, // martirio di S. Marco. 1

La firma inscritta nello stilobate del portale a
sinistra nel fondo conviene a tre quarti di questa
opera, ricordata concordemente dai vecchi storici
nell'Albergo della scuola grande di S. Marco. Le
inique ridipinture non tolgono di scorgere i modi
di Vittore nel gruppo di spettatori a sinistra e
nella scena protagonistica, donde la folla si svolge
verso le brune colline.

Rudi moti e scarti vi fanno un disordine ca-
leidoscopico di vesti e di turbanti, che ricorda le rag-
gomitolate variopinture d'un Mazzolino. Altra
cosa è lo sfondo architettonico a sinistra. Case
lisce, composte e cubate alla maniera di Antonello,
ma soffuse di vapor d'oro, sì da escludere la diretta
imitazione del Messinese; finestre quadre di scorcio,
da cui il sole penetra come per feritoie, disegnando
sulla parete d'avorio quattro grandi obliqui
specchi di luce; tappeti pcnduli che abbrunano
l'aria dinanzi ai davanzali con la loro ombra por-
tata; nitidi profili d'archi; colonne rasate a preclu-
dere un portico visitato obliquamente dal giorno.

Uomini in turbante e donne velate s'affac-
ciano dalle terrazze e dai balconi verso il prosce-
nio: un cavaliere veneziano scavalca il parapetto,
con gesto istantaneo, pieno di vivezza; due dame
si tendono le mani; un'altra s'avvia verso la scala
esterna, di cui il portiere spalanca la porta; una
domestica attende ritta presso un gruppo di donne
inginocchiate; poco più oltre due cavalcate s'in-
contrano; conduttori d'elefanti s'avviano verso la
collina.

Il lato destro del portico, col suo lieve stra-
piombo, non è compiuto, e nemmeno i capitelli del
portale lombardesco; ma la parte condotta ad
unguem è squisita.

La mediazione dell'aria non scema chiarezza
ai profili; nè senso ai volti la rapidità del tocco.
Chi ride, chi guarda intento, e chi annoiato; ma,
pur esprimendo, la macchietta compie tutta la sua
funzione coloristica, portando verdi acquatili,
rosa lilacei, bianchi logori, granata.

Vittore non giunse mai a tanto. La sua inferio-
rità è evidente nei personaggi di sinistra, asser-
rati, senza conveniente distanza dalle figurine del
secondo piano, senza adeguato senso di spazio. Il
confronto con il fantastico paese di destra risolve
il dubbio; le macchiette son fantoccesche; i greggi
somigliano troppo quelli dei pueristi moderni, meno
l'intelligente proposito di far dello spirito.

Non v'è in queste architetture esaltazione al-
cuna o trascuranza di ciò che l'occhio natural-
mente vede: diresti un artista uso a seguire e com-

1 Numero di catalogo 19.
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