L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LODOVICO FRATI

state.1 11 i° maggio i486 lo stesso Cipclli fu con-
fermato cardinale di Ravenna ed ammesso nel
capitolo.2

Il 22 maggio dello stesso anno egli nominò suoi
procuratori Antonio de' Benoli canonico e cardi-
nale di Ravenna, rettore della chiesa di s. Pietro
da Campiano per tutte le liti che potesse avere con
Antonio Franchinelli ravennate, e per qualunque
altra gestione d'affari che occorresse. Nel medesimo
giorno Francesco del fu Pietro da Acquapendente,
abitante a Ravenna, confessò di essere debitore
verso Gabriele de' Cipelli della somma di 26 ducati
d'oro, promettendo darne otto in agosto ed il resto
in ottobre.3

TI 28 marzo 1487 Gabriele de' Cipelli iuris
utriusque doctor elesse per suo procuratore il
notaio Paolo di Giampietro Fronti per ottenere
dal papa l'assoluzione da ogni pena nella quale eia
incorso causa il furto commesso da certo Giulio
di Francesco degli Ansaloni modenese, che avealo
derubato dei seguenti oggetti preziosi:

« Argentum deauratum prò uno testato a muliere
- argentum deauratum prò uno testato a viro -
Argentum traforatimi prò uno cofanino ad 1ustum
hominem - Una tatia de argento magna - Unum
cocleare de argento - Una clavatura de auro ful-
cito et argento deaurato - Et tot pecunie prò quan-
titatc ducatorum quatuor.»

Quale colpa potesse avere Gabriele de' Cipelli
in questo furto non rilevasi dall'istrumento ro-
gato da Girolamo Belvisi,+ ed inutilmente feci
ricerca del rogito di Paolo Fronti ivi citato, che
forse avrebbe messo in chiaro ogni cosa.

BARTOLOM EO DEL TINTORE.

Così denominato, forse, dall'arte che esercitava
il padre suo, è ricordato per la prima volta in un
mandato della fabbrica di s. Petronio del 6 novem-
brei.476, e una seconda volta nel Giornale ai 22 di
aprile del 1479, dove si legge :

Da Don Bartolomeo de ni0. Zoane tintore lire do-
dexe de quattrini li faziam buoni per legatura e mi-
niaturadeun Salterio, Breviario, Messali, uno Inario
e uno Evangelistario.

Dalle quali pa.role (soggiungeva mio padre 5) ri-
leviamo « che Bartolomeo era prete, e che suo pa-
dre avea nome Giovanni. » Ora io posso aggiungere

1 Arch. notarile di Bologna, rog. Girolamo Belvisi,
ni. 11, 11. 118.

2 Ivi, rog. Paolo Fronti, busta 8.

3 Ivi, rog. di Paolo Fronti, busta 8.

4 Ivi, filza 11, n. 81.

5 1 Corali della Basilica di s. Petronio in Bologna
(Bologna, 1896, p. 25).

che questo miniatore nel 1460 era rettore dell'al-
tare o cappellania di s. Michele nella chiesa di
s. Maria Maggiore, ed era in discordia con Servideo
de' Tuttoboni per la cura di detta cappellania;
poiché Servideo pretendeva di avere ottenuto co-
desto beneficio allora vacante per la morte di An-
tonio dal Poggio. I due contendenti rimasero d'ac-
cordo che Bartolomeo desse in affitto a Servideo
per dieci anni i beni di detto chiericato situati a
Cento, e che Servideo dovesse dare a Bartolomeo
ogni anno dieci corbe di frumento.1

Il 19 aprile T464 2 Bartolomeo di m.° Giovanni
del Tintore fu citato da Iacopo Filippo da Ferrara
pittore 3 a pagare lire 4 per l'affitto di una bottega
della chiesa di s. Petronio, che Iacopo Filippo aveva
subaffittato a Bartolomeo. I! 27 aprile Tideo de'
Preti attestò che il pittore avea pagato alla fabbrica
quanto doveva; mentre Bartolomeo sosteneva che
la citazione non aveva valore, perchè non era
determinato il tempo del contratto di locazione,
e quindi non era obbligato al pagamento di lire 4,
tanto più che Iacopo Filippo avea sempre conti-
nuato a servirsi della bottega e vi avea ancora molti
suoi oggetti. Bartolomeo presentò a tale effetto
una supplica il 14 maggio 1465, che è unita agli
atti di codesta causa; ma ciò non ostante il 16 ago-
sto fu nuovamente citato a comparire il giorno 22.
Il 27 novembre il nunzio del comune riferì di avere
citato Bartolomeo a presentarsi nella sacrestia
nuova di s. Petronio per rispondere a detta cita-
zione ed il 30 dicembre Bartolomeo si appellò con-
tro il pittore ferrarese, nè so come poi finisse co-
desta controversia/

Bartolomeo del Tintore nel 1459 miniò gli statuti
della Società dei notai che si conservano presso
l'Archivio di Stato di Bologna. Il Malaguzzi Valeri 5
dice che questo miniatore « accoppiava alle tra-
dizioni locali nel riprodurre i logliami convenzio-
nali dei margini, la correttezza di disegno e lo spi-
rito degli artisti fiorentini.

DOMENICO PAGLIAROLO.

È spesso ricordato nelle carte della fine del
quattrocento quale miniatore e scrittore di pro-
fessione. Il 16 ottobre 1477 obbligavasi a miniare
un Salterio diurno con gli inni pel prezzo di 10 du-

1 Arch. notarile di Bologna, rog. di Bartolomeo e
Cesare Panzacchi, fil. 26, n. 217; fil. 27, n. 22.

2 Ivi, rog. di Lodovico Panzacchi, fil. 10.

3 È ricordato neh'Enciclopedia dell'ab. Zani (Vili,
240) all'anno 1478.

4 Ivi, rog. di Bartolomeo e Cesare Panzacchi, fil. 39,
n. 99.

5 Op. cit., p. 294.
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