L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

Page: 133
DOI issue: DOI article: DOI Page: Citation link: 
https://digi.ub.uni-heidelberg.de/diglit/arte1919/0155
License: Free access  - all rights reserved Use / Order
0.5
1 cm
facsimile
ROMOLO E REMO DI ANTONIO POLLAIOLO

NELLA LUPA CAPITOLINA

Sisto IV, pochi mesi dopo la sua assunzione al papato, iniziò la collezione capito-
lina d'antichità, donando celebri bronzi, che furon raccolti nel nuovo palazzo dei Conser-
vatori.1 Uno di essi, la lupa lateranense, che soleva chiamarsi mater romanórum, fu
collocato sulla fronte del palazzo stesso, dal 1471 al 1473, come risulta dagli Archivi
romani di Stato, ove in quel periodo si registra un pagamento per la fabrica loci in
quo statuendo, est apud eorum palatium (de Conservatori) hippa enea que hactenus erat
apud S. Johannem lateranensem.2

ha lupa, nel 1510, anno in cui l'Albertini la ricorda (lupa aenea cum Remo et Romolo),
aveva dunque sotto di sè i gemelli,' che nel 1513 anche il Fulvio indica nel suo poema:4

Eminent ante fores, primoque in limine portae
Aenea forma lupae, fiexa cervice gemellis
Sechila martigenis infantibus ubera praebens.

E similmente i due putti furon veduti dagli ambasciatori veneti nel 1523.5
Citiamo queste indicazioni, perchè precedenti alla venuta in Roma di Guglielmo
della Porta, al quale lo Stevenson attribuisce i putti della lupa. Certo quest'autore,
così diligente del resto, cadde in errore per aver applicata al bronzo capitolino una
testimonianza relativa alla falsificazione della lupa, la quale avrebbe avuto gemelli
modellati da Guglielmo della Porta c fusi da Taddeo handini, autore della Fontana
delle tartarughe (1585). L'applicazione confuse per qualche tempo le opinioni, ma il
Michaehs, lo Janitschek,6 ed altri, rifiutarono di ammetterla; e la lupa si tornò a iden-
tificare con quella donata da Sisto IV in omaggio al popolo romano, senza però che
si pensasse a ricercare l'autore delle statuine dei gemelli, aggiunte alla lupa tra il 1471
e il 1509, anno in cui l'Albertini componeva il suo Opusculum de mirabilibus, stam-
pato nel 1510.

Sulle zolle di terreno a sfaccettature incavate, ad orli affilati, i due putti, l'uno con
un ginocchio piegato, l'altro seduto, si sollevano verso le poppe della massiccia fiera
urlante e ferma con le anteriori zampe rigide sulla base marmorea (fig. 1). E subito rivela
lo spirito di Antonio Pollaiolo l'atteggiamento dei corpi paffuti, che, dalla base alquanto
lontana, si tendono, con fatica erculea, verso le poppe della belva. L'arte dello scultore

1 Cfr. notizie sul dono di Sisto IV, in A. Mi-
chaelis, La collezione capitolina à" antichità («Bui-
lettino dell'imperiale istituto archeologico germa-
nico », Sezione romana, voi. VI, Roma, hoescher,
1891, pp. 12 e segg.).

2 Stevenson in Ann. dell'Ist. di Corr. Arch.,
1877- P- 378-

3 Albertini, Opusculum de mirabilibus U. R.,
1510. ,

♦ Fulvio, Antiquaria Urbis, 1513.

5 Alberi, Relazioni, serie II, voi. Ili, p. 114
e seguenti.

6 Cfr. Repertorium fur Kunstwissenschaft, a. V.,
p. 263, n. 12.

L'Arte. XXII, 18
loading ...