L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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GIACOMO VESCO

visione racchiusa nel giovanile libretto divenne
opera d'arte.

Non s'è ferma ella, a sera, nelle sottili prospet-
tive in cui guarda di lontano il mistero vinciano;
ma nelle gioie e nelle melanconie vicine e nostre
dell'arte del Botticelli: le linee salgono esultanti,
intense e piene come le carezze d'un primo amore.
Venere è nata sì lontano, dove la marina si perde
nei vapori dell'orizzonte, ma al tiepido fiato di
Zefiro, è venuta vicino a noi per essere contemplata
nella nitidezza de' suoi piani, nel libero volo delle
sue linee, nell'onda pura delle sue movenze.1

Così in quel tempo, ma l'opera dell'Alberti ha
un valore grandissimo anche per noi. Se è compito
più bello e più utile della critica ricostruire la vi-
sione fermata in una singola tela, richiamando
tutti gli stimoli che furono vivi alla mente dell'ar-
tista, risvegliando tutte le luci della fantasia, tutti
i colori del sentimento, l'opera dell'Alberti è an-
cora critica, e perfetta.

Col procedere del tempo, col cambiare di ten-
denze e di aspirazioni, noi ci allontaniamo sempre
più dal momento fantastico in cui nacque l'opera
d'arte. Tutta quell'armonia a poco a poco s'acqueta
e tace. Chi la potrebbe mai ritentare, se non

i Nella Nascila ili Venere, della Galleria degli Uffizi,
il moménto della scena, l'illustrazione mitologica; tutto
è scelto in omaggio all'arte, di Sandro.

la critica, che ci trasporta in quel punto e in quel
sentimento da cui l'artista contemplò la sua opera?
È il critico per la pittura e la poesia quel che
l'esecutore per la musica. E allora si comprende
come il Trattato della Pittura, composto in quel
tempo, da chi viveva quegli ideali, sia per lo stu-
dio dell'arte del Rinascimento fiorentino di un va-
lore immenso.1 Nè solo. L'opera dell'Alberti, lam-
pada per gli artisti di allora, ala per noi che ci tra-
sporta dove si gode la contemplazione di quelle
opere, sarà anche testimone per il lontanissimo
avvenire.

Sono andate distrutte tutte le opere di Apelle:
e, a riaccendere la visione di tanta bellezza, a noi
non rimangono che poche parole uscite dalla sua
bocca. Quando l'ultima forma, l'ultima linea e
l'estremo colore delle opere nate in quella splen-
dida primavera d'arte — che noi, con una parola
che è calunnia, chiamiamo Rinascimento — si
sarà consunto, rimarrà ancora fedele ed eterna
la parola dell'Alberti, ultimo segno vivo per le
lontanissime menti di tanto sogno d'arte.

Giacomo Vf.sco.

1 E se per la conoscenza di quell'arte sembra questo
nostro studio non inutile, sarà il lettore con noi grato
a Lionello Venturi, che a questo lavoro fu ispirazione e
consiglio.
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