L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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MARIO SALMI

Il San Felice,1 nello scomparto di mezzo (fig. 23), appare su di un fondo verde uni-
forme, seduto in cattedra coperta d'un bel velluto rosso che ricade nel secondo dei due gra-
dini sui quali posa. Il Santo, ricurvo, ha forme tozze, barba brizzolata e guarda pensoso con
occhi piccoli dal volto grasso ed acceso. Porta la mitra bianca damascata con liste d'oro; in-
dossa il camice bianco, la dalmatica a fredde tonalità verdi e il piviale verde scuro caldo con

ricca bordura gialla nella quale sono schizzate con pron-
tezza a macchie sintetiche, le varie immagini dei pro-
tettori di Giovinazzo, fra i quali si riconoscono i Santi
Paolo, Sebastiano e Rocco. Nella destra ha un pastorale,
con la sinistra sorregge un libro rosso a fregi d'oro po-
sato sul ginocchio.

Come composizione, il Lotto non usci dai temi tra-
dizionali : il suo Santo ci ricorda ancora il San Marco
nel trittico di Bartolomeo Vivarini o il Sant'Ambrogio
di Alvise ai Frari. E ci rammenta il suo Sant'Antonino
in San Giovanni e Paolo, sempre a Venezia, che siede
pure su di una bassa cattedra. Ma i tipi son diversi e
ugualmente ben caratterizzati : il Santo fiorentino è l'a-
sceta pensoso e magro; il grosso San L'elice, un frate
che pontifica, ma che pur dimostra, a traverso l'adipe
del suo corpo, una certa acutezza di pensiero. Le due
pale vennero dipinte lo stesso anno e dimostrano quel-
l'impasto «grosso... e i toni fusi in una ricca scala che
è facile chiamar tizianesca».2

Il Lotto si rivela nel nostro Santo sapiente ed esperto
colorista nel lumeggiare ad esempio le parti in luce del
drappo della cattedra, nel damasco della mitria, nel
brillante luccichio del pastorale, degli anelli sulla mano
inguantata e dei fregi del libro; nelle stesse gradazioni
diverse di un medesimo colore che raggiunge dlTerenze
di rilievo. Ma quanto lontano egli fosse da Tiziano,
oltre nella tecnica sempre alquanto metallica, anche nel
sentimento, si può osservare in un confronto fra il ru-
bicondo San Felice e un disegno di Tiziano agli Uffizi
(n. 716) figurante un San Nicola che, identico per po-
stura e per attributi, è tanto superiore e così sostan-
zialmente diverso (fig. 24).

Giunge opportuno discorrere, a questo punto, di un
bel quadro nella cappella Passeri della chiesa sopra

menzionata di San Bernardino a Molfetta. La cappella,
J'Jg- 23 — Lorenzo Lotto: S. Felice.

Giovinazzo, S. Domenico. che sporge dalla nave sinistra, ha un altare grandioso

(Fot. Carboni). di carattere leccese, tormentato da complicatissimi ra-

cemi e da festoni in ogni sua parte, entro il quale si
vede una simpatica tela 3 da assegnarsi ad un bolognese dei primi del Seicento, inspirato
ancora a temi e forme correggesche, con tecnica bensì del tutto diversa. Il dipinto raffigura
la Madonna in atto di cucire mentre il Putto dorme in un giaciglio vegliato da San Giovannino,
da un angelo adorante e da un altro che suona ii timpano (fig. 25). Solido di disegno è assai

1 È alto rn. 1,39, largo 0,57. 3 M. 1,20 per 0,96.

2 Berenson, Lorenzo Lotto, sec. ed., p. 215.
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