L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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ADOLFO VENTURI

Si è creduto che restino pitture del Sodoma nella Stanza della Segnatura, di Baldas-
sare Peruzzi nell'altra di Eliodoro; ma solo nella volta di quella dell'Incendio si vedono
affreschi del Perugino che potrebbero appartenere ad un'anteriore decorazione, se pure,
com'è più probabile, il vecchio maestro non fu chiamato a dipingerle tra gli altri aiuti di
Raffaello. Notiamo che ai pittori ritati si aggiunsero quanti convennero a una cena data
da Bramante anfitrione, e cioè Gian Battista Caporali, architetto perugino e traduttore
di Vitruvio, il Perugino, Signorelli e il Pinturicchio. Bastò di trovare, nel « Vetruvio in
volgar lingua reportato » di Giambattista Caporali, il racconto della cena che dovette
aver luogo nei primi mesi dell'anno 1504, per mover tutta la brigata d'artisti, raccolta in
Borgo anni prima che si pensasse a frescare le stanze, a iniziare la decorazione delle
stanze superiori del palazzo vaticano, scelte ad abitazione da Giulio II, per fuggire l'ap-
partamento Borgia, e, con esso, l'imagine del suo predecessore e nemico, la « memoria
illius pessima et scellerata ». Come dunque sicno stati guasti i documenti nella nota di
Crowe e Cavalcasene, come male interpretati e male applicati, chiunque può vedere.

Un'altra serie di notizie relative a Raffaello, la più ricca che sia venuta in luce dal 1860
in poi, da quando gli archivi di Stato furono liberamente studiati, è quella pubblicata
il 1863 e il 1870 da Giuseppe Campori, negli Atti della Deputazione modenese di storia
patria; la prima pubblicazione forniva « notizie inedite di Raffaello da Urbino tratte da
documenti dell'archivio palatino di Modena »; la seconda « Notizie e documenti per la
vita di Giovanni Santi e di Raffaello Santi da Urbino ». L'opera, che suscitò grande
entusiasmo tra gli studiosi, deve loro presentarsi collazionata, emendata, senza qualche
interpretazione, non accettabile, di parola, senza la mutata grafia dei documenti ricavati
dall' archivio degli Estensi a Modena, e da quello dei Gonzaga a Mantova. Ai documenti
che il benemerito marchese Giuseppe Campori fece conoscere a quanti hanno il culto
dell'arte, converrà aggiungerne alcuni altri pochi che mi fu dato di spigolare, e che pure
integrano i molti prima mietuti. Speriamo così di servire agli studi e alla critica invocata
dei documenti, che molti adoperano senza pensare ai pericoli ai quali è esposto l'uso di
materiali storico-artistici non verificati a. dovere.

Adolfo Venturi.

DOCU M E N '1' I

1.

Da lettera eli Elisabetta Gonzaga, a Elisabetta
Estense, Urbino, 19 agosto 1494 (Arch. Gonzaga):

poscritto

« Elle (Eli'è] circa vinti dì che Gipvanni de'
Sancti depintore passò di questa vita presente
et è morto cum bono intellecto et optima disposi-
none, a la cui anima el N. S. Dio habbia concesso
verace perdono ».

IL

Da lettera di Elisabetta Gonzaga al Marchese
di Mantova, Urbino 13 ottobre 1494 1 (Ach. sudd.):

« Illmo Principi ac Ex. Duo fratri hon. Dno
fratri hon. Dno Francischo de Gonzagha Mantuae
Marcliion.

1 Dai due scritti citati del Campori sòn riprodotti tutti
i documenti de' quali uou si cita il luogo di stampa.

« Illme Princeps ac Ex. dne frater hon. Per lo
presente cavallaro ricevi la lettera de V. Ex. a
la qual respondo che quando Giovanni de Sancte
fo là, quantumqua cominciasse el ritracto de
Mons. essendo seguita la sua infirmità, non lo
poddi finire et depoi chel fo tornato, continuando
nel suo male non poddi nè anche attendere col
mio per il che V. Ex. si contentarà mandarmi un
tondo eguale agli altri, dove io me farò retrare
per un maestro bono quale aspecto qui, et finito
chel sia lo manderò subbito a la V. Ex. Io sto
bene insieme con lo Illmo S. mio consorte dal
qual so di continuo advisata et a la prefata V. Ex.
infinite volte mi recomando. Urbini XIfi octobris
1494-

« Post scritta: ho facto cum diligentia cerchare
al gharzone de dicto Giovanni: me dice non si
trova niente.

Soror Elisabeth de Gonzagha
Ducissa Urbini ».
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