L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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SICILIA IGNOTA

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della pomice di lava. Il resto è stato tutto rifatto e riadattato in epoche lontanamente
successive. Il portale della facciata con figurazioni plastiche in istucco non belle, appar-
tiene alla fine del sec. xvi, come rivela la data stessa del 1587, e l'interno anch'esso,
con le robuste colonne severe, fra le quali solo due hanno i capitelli scolpiti, è stato
tutto alterato.

Pregevole è la pala (tela su tavola) sul primo altare a destra entrando, rappresen-
tante la Madonna col Bambino. La Vergine è assisa su ricco scanno ed è fiancheggiata
in alto da quattro angioli sorreggenti un drappo rosso che fa da sfondo al seggio fastoso.
11 suo viso è di donna fiorente, abbigliata lussuosamente con veste rossastra a ricami
d'oro e con amplissimo mantello che si dispone a zig-zag in basso. Il putto è raffigurato
nell'atto di lasciare la poppa e di guardare verso lo spettatore. In alto è la scritta in oro:
mater domini. Il dipinto, molto interessante, appartiene ai primi del sec. xv, e sebbene
risenta di influenze bizantine, si allontana dalle consuete forme d'arte siciliana.

Gli altri quadri notevoli risalgono agli ultimissimi del '500,0 cioè: una Circoncisione
del napoletano Deodato Guinaccia, e, relativamente molto più pregevole, in fondo all'al-
tare maggiore, una grande tela piena di colorito, raffigurante VAnnunciazione (contor-
nata da quadretti in legno dei primi del '500 molto deteriorati) del messinese Anto-
nino Biondo, con la firma:... oninvs bivndvs pictor messan. pinxit e la data:
A. mdxcix.

La Cattedrale fu certamente rimaneggiata nel sec. xvm, e allora fu pure rimosso
e ricollocato nel modo che si vede presentemente l'elegante portale quattrocentesco
in marmo, ove, nella lunetta, sono rappresentate nel centro la Vergine col Bambino e
ai Iati S. Agata e S. Lucia. In alto, sull'architrave, in belle lettere, corre la seguente
scritta, nascosta in parte e deturpata da uno stemma borbonico: hinc divinit, lucia ad

aethereas migravit aedes.

Nell'interno richiama la nostra attenzione un bel fonte battesimale, pur esso del
sec. xv, attorno al cui orlo si legge: ceptvm tempore r. domini federici vitalis et

finitum tempore ioanni (sic) marci vitalis svccessoris anno ... ni mcccclxxxiiiii.

Fra gli oggetti del Lesoro unico pezzo cospicuo' è il reliquiario in argento, detto della
« Sacra Spina, » del '500 avanzato, ma ripetente forme quattrocentesche (alt. m. 0,70)
con sei pinnacoli, il Cristo risorto in alto, quattro angioli in basso e figurine di santi attorno
al nodo. Su due targhe si legge: procvratore franc. rizo 1557 — procuratore
ASCANio de patis. 11 marchio reca lo stemma di Messina; quindi non vi è dubbio che
il lavoro appartenga ad uno dei tanti bravi orafi messinesi della Rinascenza.

Non credo opportuno fermarmi su piccole cose e vado diritto all'opera di scultura
magnifica che possiede S. Lucia, una delle più nobili uscite dallo scalpello del valorosis-
simo Antonello Gagini.

E una bella e dolce Madonna (la Madonna della Neve) disgraziatamente collo-
cata in una grande composizione in legno (in sicil. macchinetta) di un barocco volgaris-
simo, nella chiesa del castello, un tempo del Seminario.

Il gentile scultore ci ha dato qui una donna formosissima, piena di vita, nella floridezza
della salute e nella gioia della maternità, col suo putto spigliato e vivace, tutto animato
dal suo sorriso infantile. Il piedistallo presenta un bassorilievo col famoso episodio della
fondazione della basilica di S. Maria Maggiore, e reca la seguente scritta: petrvs de
amico et dominicvs trovatvs coadvvtores inpensa confratrum a. d. mdxxviiii.

Siamo proprio nel tempo della piena evoluzione gaginesea, assurgente ad alte e
squisite forme di gentilezza umana.
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