L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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UN QUADRO SARDO

NELLA GALLERIA DI BIRMINGHAM

Nell'accingermi a un nuovo esame del quadro della Galleria di Birmingham, già edito
nel 1909 come opera di Bartolomé Bermejo,1 non credo utile discutere ancora se al forte
maestro della Pietà di Barcellona spettino insieme l'Arcangelo Michele della collezione Wernher
e il trittico della cattedrale di Acqui, firmati l'uno e l'altro Bartolonieus Rubeus.2 Quali che
siano i nessi fra le tre opere certamente riferibili all'incerta personalità artistica Bermejo-
Rubeus, niuna delle opere stesse appare penetrata di grazie e di eleganze italiane come è la
Madonna di Birmingham;' e del resto il mio studio non tanto è rivolto ad escludere, per
quest'ultima, la paternità del Bermejo, quanto a dimostrarne l'appartenenza ad un gruppo di
pitture, proprio di una regione tuttora non bene conosciuta dagli studiosi di storia dell'arte.
Assolto che sia da me tale compito, potrà altri, se crede, ascrivere tutto il gruppo al Bermejo
e ai suoi seguaci.

Non è davvero, la Madonna di Birmingham, un'opera che possa dirsi schiettamente, esclu-
sivamente italiana. Si manifestano in essa ricerche di semplificazione delle forme, di arroton-
damento dei contorni, in contrasto con lo spirito gotico prevalente nella pittura spagnola del
Quattrocento e più specialmente nell'arte del Bermejo.4 L'innesto armonioso della testa ovoi-
dale della Madonna nell'ampia curva che il manto descrive aprendosi sulle spalle; il lembo
del manto sollevato triangolarmente sulle ginocchia, così da mettere in evidenza la veste sot-
tostante; l'accenno delle dità a formare un cerchio, nella mano destra della Madonna, sono
motivi derivati dalla rinascenza italiana. Italiano ancora, e sopratutto, il modo di trattare le
carni, impastate di luce.

Ma il pittore non è penetrato molto addentro nello spirito della nostra rinascenza. E debole
la sua sensibilità prospettica; tutte le figure sono riportate a un piano unico, e quella del
Bambino si appiattisce, alquanto goffamente, contro il seno materno. Accanto alla semplicità

1 A. B. Chamberlain, A piciure in the Birmin-
gham art Gallery attributed io Bartolomé Veriuejo
{The Burlington Magatine, voi. XV, testo a pag. 50,
ripr. a pag. 48. London, 1909).

2 Cfr. specialmente sulla questione: Bertaux, Les
primitifs espagnols, I (Revue de l'art ancien et mo-
derne, t. XX, pàgg, 417-424. Paris, 1906); Pki.lati,
Bartolomeus Rubens e un trittico firmato della cat-
tedrale di Acqui (L'Arie, a. X, pagg. 401-408. Roma,
1907); Bertaux suddetto, ì.a renaissance en Espagne
et en Porlugal (nella Histoire de Tari diretta dal Mi-
chel, t. IV, pagg. 901-905).

3 Non escludo che il Bermejo abbia subito influssi
italiani (dicendo Bermejo mi riferisco e mi riferirò
quind'innanzi anche all'autore o agli autori delle opere
firmate Rubens), ma non mi pare dubbio che in lui

prevalgano influssi fiamminghi. Il Bertaux nota che
il Bermejo ha conosciuto opere italiane, ma alla grazia
italiana è rimasto ribelle (Revue cit., pag. 424); e am-
mette altrove (Histoire cit., pag. 902) che egli possa
avere conosciuto l'arte italiana soltanto da lontano,
per il tramite forse di un maestro Alfonso, di patria
ignota. Io credo spagnolo anche questo misterioso
maestro Alfonso, e rammento che vi fu appunto un
Alfonso spagnolo, pittore, alla corte di Lionello d'Este.

4 Senza entrare in un'analisi comparativa minu-
ziosa, noto che potrebbero far pensare al Bermejo,
nel quadro di Birmingham, soltanto i ritratti, impron-
tati di carattere e di forza, dei committenti. Ma si
osservi, anche in queste realistiche lìgurette, la co-
struzione sintetica delle mani.
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