L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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ENRICO BRUNELLI

nello,1 riesce per me come un lampo di luce sugli anni oscuri della gioventù del maestro;
quando Antonello appare, nel 1456, non, come poteva legittimamente pensarsi, un artista
ignorato, alle sue prime armi, ma uno stipendiato della corte ducale di Milano, è lecito
dubitare che ciò che di lui sappiamo rappresenti ancora ben poco, di fronte alla realtà. E a
quali e quante ipotesi potrebbe dar luogo un fatto notevole, come l'incontro di artisti dell'im-
portanza dei tre ricordati ! Ma è meglio forse tornare, per ora, ai nostri modesti quadri, nei
quali può ravvisarsi comunque una rappresentanza sarda dell'antonellismo.

Indurre, dai quadri stessi, l'esistenza di rapporti artistici fra la Sardegna e la Sicilia od
altra regione italiana, sembrerebbe a me, oggi, troppo ardito. Non si sa molto della storia
della pittura sarda, ma non vi è dubbio possibile sulla soggezione artistica della Sardegna
alla Spagna, come fenomeno generale, per tutto il Quattrocento ; e soltanto dalla Catalogna
si sa con certezza che siano venuti modelli ai pittori sardi, in quel secolo. Onde, per assurdo
che ciò possa a primo aspetto apparire è forse razionale attribuire anche la presenza di ele-
menti italiani, in ancone sarde del Quattrocento, a fonte spagnola. Si e veduto come le ancone
di Sanluri e di Tuili offrano una mescolanza di motivi del rinascimento italiano e di motivi
del goticismo spagnolo. Opere collettive forse, ma che serbano un'impronta di unità, in questo
senso che tutte le parti singole sono evidentemente uscite, nello stesso tempo, dalla stessa
bottega. Non tanto adunque tendenze cozzanti di scuole diverse, quanto elementi accozzati,
in una stessa scuola, secondo le condizioni dell'ambiente. E se compare, in questo ambiente
soggetto alla Spagna, qualche cosa di diverso e di nuovo, rispetto alle forme consuete, segno
è che qualche cosa di diverso e di nuovo era pervenuto dalla nazione dominatrice.

Mancano i frammenti minori dell'ancona, cui appartenne la Madonna di Birmingham, e
non può dirsi con certezza dei frammenti di Castelsardo che appartenessero tutti a una stessa
ancona. Ma la Madonna di Birmingham e quella di Castelsardo dimostrano in ogni modo, per
sè stesse, i vincoli del loro autore con l'ambiente spagnolo, e senza giungere alla supposi-
zione che le ancone integre offrissero una mescolanza di stili quale si vede nelle ancone pur
tanto affini di Sanluri e di Tuili, con minore esitanza si può affermare che le parti centrali
delle ancone stesse rappresentano una manifestazione indiretta e sporadica d'antonellismo, o
d'italianismo, anziché un rinnovamento della pittura locale. Ciò che tanto più io son tratto a
credere, in quanto, in un momento di poco posteriore,2 si vede penetrare in Sardegna, per il tra-
mite di imitatori spagnoli piuttosto che di imitatori italiani, l'arte di Leonardo e di Raffaello.

Enrico Brunelli.

le conseguenze che trae seco la dimostrata attendibi-
lità della testimonianza del Maurolico, e i nessi arti-
sticamente esistenti (come hanno rilevato il Reinach
e il De Mandach) fra Antonello e Petrus Christus, di-
viene ammissibile che il primo periodo, sicuramente
cognito dell'operosità di Antonello in patria faccia se-
guito a un periodo in cui egli era a Milano, accanto
a Petrus Christus. Ed a Milano l'arte di Antonello po-
trebbe aver trovato un centro di diffusione, per lo meno
rispetto alla Liguria e al Piemonte. Anche in queste re-
gioni gli indizi pittorici di tale diffusione non difettami,
e ce li forniscono specialmente alcune opere di Lodo-
vico Brea e di Martino Spanzottu Non è privo infine
d'ogni significato il fatto che nel 1501 operava a Ge-

nova un nipote di Antonello (Pietro de Saliba).

1 Soltanto nell'opera citata del De Mandach viene
largamente discussa e prodotta a conseguenze la no-
tizia rinvenuta dal Malaguzzi. 11 De Mandach stesso
avverte per altro che la notizia gli sarebbe sfuggita se
non gliene avesse fatto cenno Lionello Venturi.

3 Esclusa anche per questo punto ogni affermazione
recisa, io credo che i quadri esaminati nel presente
studio possano attribuirsi con qualche fondamento ai
primi anni del secolo xvi. È infatti dell'anno 1501
ranci ina di Gonnostramatza, notevolmente affine al-
l'ancona Carnicer, ed è dell'anno 15 tj la grande an-
cona di Ardara, in cui pure si manifesta qualche af-
finità con l'ancona di Castelsardo.
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