L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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DISEGNI INEDITI DI Gì AM BELLINO E RAFFAELLO

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libertà del segno, contemporaneità approssimativa del rarissimo studio all'ancona di
Pesaro, allunga sul molle sudario la destra irrigidita in atto di benedizione, con la pie-
tosa umanità che muove il bianco fantasma piagato nel divino quadro del Louvre.

Ma un altro disegno ferma l'occhio sorpreso del visitatore davanti alla stessa
vetrina, attribuito, questo, al Perugino. E un dolce gruppo di madre e bimbo seduti in
campagna, sopra un vasto sfondo di paese ondulato, di basse colline, di cielo e nuvole leg-
giere entro la cornice di due esili alberi. I.a madre e il bimbo sono stretti a colloquio,
senza nessun consueto tramite di libro, d'uccello, di lìmi; seduto sopra un molle guan-
ciale, toccandosi con l'indice le dita del rotondo piede, come il putto in grembo alla Ma-
donna del Baldacchino, Gesù solleva, verso la carezzevole testa china della Vergine, la
testa ricciuta, con la vispa mossa di uccello frequente ai putti raffaelleschi del periodo
fiorentino, li subito la delicata grazia del putto, la carezza del lungo sguardo di Maria,
il tenero nodo della mano del bimbo con la mano materna, la gentile vivacità del fanciullo,
le sensitive dita della Vergine, che si appuntano al fianco del figlio come su tasti di
pianoforte (Madonna d'Orléans), suggeriscono il nome di Raffaello, dato da ogni segno al
prezioso idilliaco quadretto amorosamente finito a penna e biacca.

Pochi disegni dell'Urbinate compongono, come questo, un'opera completa, a cui manca
solo il luminoso smalto ch'I colore, he pieghe delle stoffe, a perugineschi occhielli, la
rotondità del volto di Maria, vicino, per i minuti lineamenti infantili, al tipo degli angeli
dell''Incoronazione e della fanciulla ritratta in un disegno del Puitish Museum di Londra,
indurrebbero ad ascrivere la piccola Madonna di Brescia al tempo peruginesco, se il
lontano orizzonte del paese e i veli di bianche nuvole vaganti nella placida vastità
del cielo non ci facessero dubitare di essere davanti a un'opera sull'inizio del periodo
fiorentino, in cui la finitezza dell'esecuzione e l'uso dei lumi di biacca involontariamente
portino l'artista verso consuetudini ormai affievolite. E del resto, i contorni della mano
sinistra di Maria, il tenero facile modellato della gamba grassoccia del bimbo, la
vivace illuminazione dei fiocchi morbidissimi cadenti dal cuscino, e più di tutto l'im-
peto dei tratti dardeggianti il suolo, il sensitivo segno che modella, come negli abbozzi del
San Giorgio, con vaporoso tremolio, le rarefatte chiome degli alberi, le vaganti nuvole
primaverili, gli snodati viottoli campestri, preludono alle caratteristiche di Raffaello
disegnatore durante i primi tempi della sua attività fiorentina.

Adolfo Venturi.

VArtt. XXIV, 2.
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