L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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' / ELIA LA FERLA

E negli inventari del tempo, si trovano frequenti
accenni a panni orientali, stimati preziosissimi,

F'g- 9 — Pietro Lorenzetti.
Assisi, Basilica di S. Francesco. (Fot. Anderson I.

cui si allude coi nomi più vari, come: « panni di
color mele di Larissa, tessuti di zendado orientale,
rosso, bianco, verde; sindone vergato d'oltremare,
panni di Tartaria, zenda'o d'India ».3

E del resto tutta l'arte coloristica senese, che
ha sì grande influsso sulla vita contemporanea, di-
pende direttamente dalla tradizione orientale che è
cromatica decorativa.

Procedendo avanti nel secolo, la moda, che
cambia in modo violento per gli uomini, restaso
stanzialmente uguale per le donne, ma pare che la
fantasia, nel gusto un po' decadente, nel diffon-
dersi delle immense ricchezze, nella gioia che prese
i superstiti dall'epidemia terribile, voglia sbri-
gliarsi ed aggiungere solamente, poiché non riesce
a modificare. La venuta del duca d'Atene in Fi-
renze, la corte sfarzosa della corrotta Giovanna, la
ricchezza della casa aragonese, in Sicilia, il conti-
nuo andirivieni di imperatori tedeschi e del loro se-
guito per l'Italia, i vincoli di parentela stretti fra
duchi francesi e duchesse italiane, diedero luogo a
feste meravigliose, per le quali il lusso divenne
straordinario, e il desiderio di emulazione irrefre-
nabile, il che fu causa precipua, io credo, dell'ap-
pesantirsi della moda, con notevole danno pel
gusto.

Fu allora, difatti, che le donne si adattarono al
grave impaccio delle vesti lunghissime e delle ma-
niche eccessivamente ampie; fu allora che esse
sfidarono l'ira dei moralisti, con l'audacia delle
scollature, nelle bellissime vesti cipriote.

Uno di costoro, il De Mussis, pur sulla fine del
secolo, nel 1388, sapeva indulgere alla lunghezza
degli abiti, alla preziosità del serico velluto, al-
l'ampiezza delle maniche tagliate alla foggia degli
scudi catalani, alle cinque o dieci once di perle
disseminate senza economia, ai fregi aurei, alle
cinture d'argento, a tutto lo sloggio di dovizie
consacrate alla vorace dea ambizione, ma non sa
egli perdonare alla violenta infrazione delle leggi
sacre della verecondia: « Sed habent alia indumenta
inhonesta quae vocantur Ciprianae et sunt impo-
mellatae de antea a gula usque in terram pomellis
argenti deaurati vel de perlis. Quae ciprianae ha-
bent gulam tam magnam quod ostendunt ma-
millas et videtur quod dictae mamillae velini
exire de sinu earum. Qui habitus esset pulcher si
non ostenderet mamillas... ». E lo stesso sdegno si
ritrova nelle leggi suntuarie del tempo,1 lo stesso
nelle novelle: il Sacchetti disse che le donne del
suo tempo: « andavano col capezzale tanto aperto
che mostravano più giù che le ditelle (ascelle) » e poi

3 Del GIÙDICE, op. cit., p. 143

1 Giovanni De Mcssis, Chmnicon filarmi munì, in
Rerum italicarum scriptores, voi. XII.
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