L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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SAGGIO SULL'ABBIGLIAMENTO FEMMINILE DEL TRECENTO

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soggiunse: «poi dierono un salto c feciono il col-
laretto inaino agli orecchi, portando a! collo il
guinzaglio, con diverse maniere di bestie appiccate
al petto ». E anche il De Mussis notava sarcastica-
mente che le donne e i cani si assoggettavano al
collare, al guinzaglio. E a me pare che il guinzaglio
di cui si parla, corrisponda perfettamente alle
« bocchette » delle veneziane,1 aperture o bocche
delle vesti, che vennero poi separate dall'abito e
arricchite d'ornamenti d'oro e di peile, assumendo
l'aspetto di vero e proprio collare. Questo orna-
mento è in istretta relazione con la severità delle
leggi suntuarie, che proibivano, pare questa volta
efficacemente, l'eccessiva audacia delle scollature.
Fra gli ornamenti delle vesti, ebbero grande dif-
fusione i ricami in oro fantastici al massimo grado
i quali spargevano sugli abiti uccelli, cervi sfug-

Fig. io — A. Lorenzetti:
Particolare del Buon Governo.
Siena, Palazzo pubblico.

genti fra gli alberi, pesci guizzanti nel fremito delle
onde.

Furono inoltre in voga, per gli abbigliamenti,
stranissime, tormentate guarnizioni, quali i cinci-

schi intagliati o le figure fatte a sbalzo sul fondo
unito, per mezzo della sovrapposizione ed è un
sovrapporsi, un incontrarsi, un anteporsi oserei

Fig. il—A. Lorenzetti:
Particolare del Buon Governo.
Siena, Palazzo pubblico.

dire caotico, di motivi ornamentali ottenuti con
le materie più varie ed eterogenee anche (fi ^. 9).

Così il Villani: « le donne di Firenze molto erano
trascorse a soperchi ornamenti di vestiti intagliati
di diversi drappi e di panni rilevati di seta di più
maniere, con fregi e di bottoni d'argento spesso a
quattro o sei file accoppiati insieme e fibbiali di
perle e di pietre preziose al petto con diversi segni
e lettere e per simile modo fu provveduto che
ninna donna potesse portare nullo vestimento in-
tagliato, nò dipinto con ninna figura, se non fosse
tessuto, nè nulla fregiatura nè d'oro nè d'argento,
nè di seta, nè niuna pietra preziosa, nè eziandio,
smalto nè vetro ». E il Sacchetti si lamentava an-
cora e vieppiù, sulla fine del secolo, che panni con
gran fatica tessuti, si cincischiassero e frastaglias-
sero e ripezzassero e stampassero in ogni guisa.1

Le leggi suntuarie di Perugia prescrivevano che
le intagliature e stampature e cincischi fossero

1 Cecchetti, Le vesti, p. 101.
L'Arte. XXIV, 9.

1 Sacchetti, Novella 50.
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