L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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CLELIA LA FERLA

stume, poiché esso costituisce soltanto una nota
di bizzarria e d'eleganza, nelle grandi partite di
caccia o durante i lunghi viaggi a cavallo, il che
dicono in modo esplicito gli affreschi del Campo-
santo di Pisa, dipinti in modo primitivo e sciatto
da un ignobile scolaro dei Lorenzetti; ivi una
comitiva di nobili signori si avvia alla caccia e i
gentiluomini e le gentildonne avanzano grevi,
sotto i cappelli dalle larghe falde arrovesciate,

Fig. 16 — Andrea da Firenze.
Firenze, Cappellone degli Spaglinoli. (Fot. Anderson).

conserte di nastri, dalle teste altissime, piramidali
(figg. 17. 18).

E anche Federico III nella sua legge, già ne! 1308,
concedeva speciali cappelli « prò equitatura », cap-
pelli che potevano essere « imperlati sivc smaltati »
ma soltanto « in superiori parte sive orbis" ubi
posscnt poni antifrisa et in illa parte inferiori quac
revolvitur, quae potest esse laborata de auro, vel
seta ».

Del resto fra questi copricapo ve n'erano dei
molto belli, se pure un po' massicci, come quello
che Carlo duca di Calabria, aveva regalato a sua
moglie, il quale era « de lana nigra de binere curri
d'.ibusfilis et buctone uno de pernis habentem ior
laudani de argento dcaurato cum diversis castoni-
bus de vitro et aliquibus pernis mediocribus fo-
deratimi cendati viridi et variis minutis et in la-
queo buctoncs quatuor de pernis minutis» cappello
offerto insieme a molti altri veramente sontuosi.

E anche l'acconciatura dei capelli va assumendo
un carattere grave, raccolto, di figura geometrica
quadrangolare, ottenuta per mezzo dei capelli
spartiti sulla fronte e raccolti parte sulla nuca,
parte sulle guance; il profilo si app'attiva e veniva
perdendo quella bellezza sinuosa che gli conferi-
vano le trecce sciolte e ricadenti per le spalle o i
veli monacali, il che è in istretta relazione con l'arte
del tempo la quale tendeva ormai decisamente al

rilievo, ossia all'abolizione del linearismo. Il volto
si manifestava per tal maniera, in un solido piano
plastico, e non più era comentalo graziosamente
nel suo profilo e nei suoi delicati particolari (fig. ru).

Attraverso a successive parziali modificazioni
e innovazioni si giunse sulla fine del secolo, quasi
per gradi, ad un abbigliamento che, quantunque
si attenga nelle linee generalissime ai modelli
imposti dal primo Trecento, ci colpisce a tutta
prima, come qualche cosa di affatto nuovo e sco-
nosciuto (figg. 20, 21).

In complesso dunque il costume divenne di
grande sfarzo, di imponente e talvolta presuntuosa
eleganza in intimo rapporto con le floride ricchezze,
con la magnifica corruzione con i fulgori artistici

Fig. 17 — Metà del sec. xiv:
Partic. della Leggenda dei Tre vivi e dei Tre morii.
Pisa, Camposanto.

del secolo decimoquarto, secolo nel quale l'arte che
affascinava e abbagliava gli stolti, per dirla col
Boccaccio, si era quella del colore. Le gentildonne
belle, ricche, avide di sfarzo, di gioia, di luminosità
intensa, si accodarono con molto piacere, ad in-
grossare la già densa schiera. I loro abiti furono
dei colori più belli, più gai, fra i quali predomina-
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