L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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PER ANTONELLO DA MESSINA

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cristiano, a Dresda. Immoti, come la superba architettura della forma, sono i riflessi
che sfiorano l'orlo delle guance e delle nari, le ombre all'angolo dell'occhio e alla base del
naso, luci e ombre distribuite secondo lo schema abituale dai ritratti del Messinese, e
subordinate alla concezione plastica e statica dell'arte antonclliana. Le iridi cristalline
imprigionano, nella trasparenza del proprio tessuto, immote scintille; l'arco delle labbra
è modellato in tenera pasta con rara purezza di scavi e rilievi; e nell'austera sem-
plicità dell'insieme l'eleganza delle forme antonelliane posteriori all'arrivo a Venezia
scaturisce dai minimi particolari: il morbido contatto di due ciocche sinuose sopra una
spalla, lo scavo della cravatta, foggiata a similitudine di foglie e fiori nel nodo di siciliana
indolenza. Così scavava i petali dei suoi fiori di marmo, un altro grande plastico: Fran-
cesco Iaurana. E soprattutto mirabile è il vellutato e smorzato chiaroscuro, di cui non
offre un'idea adeguata la riproduzione, il fine e preciso tratteggio a matita, che ombra
con infinita morbidezza la cinerea tinta del fondo, e contribuisce, per la gradazione lenta
dei suoi passaggi, a mettere in rilievo la perfetta tornitura delle forme.

Adolfo Venturi.

L'Art*. xxiv, io.
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