L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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ENRICO MAUCKRl

tro pannello, S. Lucia, col suo vasetto su di un lembo del mantello, ha sembianze carnose
tondeggianti, ma ha perduto la freschezza del colore attraverso i restauri e le ridipinture
che ne hanno alterato l'originaria esecuzione. In tutto, il colore è vivace e smagliante sì
da ricordare i primitivi veneziani, e vi predomina il rosso ora assai vivo nel piviale di
S. Marziano, ora marroneggiante nel mantello di S. Lucia, mentre dal trono violaceo
rossiccio spicca la figura della Madonna avvolta nel suo mantello verde. L'artista sente
lo spirito decorativo e riesce, fra toni così vibrati e fra la profusione dell'oro nel fondo
e negli ornamenti personali, a rendere complessivamente un'opera di grande, sontuoso
effetto.

Nessuna memoria si ha intorno a questo pregevole dipinto, e la chiesa stessa, di
antica origine e col suo bel portale trecentesco, ha sofferto perdite e dispersioni nei suoi
cimeli e nei suoi documenti. Soltanto troviamo notato che nell'archivio arcivescovile
di Siracusa, in un manoscritto di Mons. Bononia, sotto la data settembre 1542 {De visi-
tatione ecclcsiariim, voi. I, p. 47), è detto: « cum cona gloriosissimae Virginis Mariae
Sancti Martini et Sanctae Luciae ».

Si è pensato se quella figura di santo non sia piuttosto S. Marziano, primo vescovo
di Siracusa, la cui presenza sembrerebbe più opportuna accanto a quella di S. Lucia, e se
in antico la chiesa non fosse piuttosto dedicata a quel celebre protomartire; ma si oppongono
a questa congettura due fatti, e ciò è la raffigurazione iconografica non corrispondente a quella
di S. Marziano dalla barba lunga e fluente, e la menzione già notata nel documento su
citato, ove certamente non si sarebbe commesso sì grossolano equivoco. Dunque, fino a
prova in contrario, dobbiamo credere che non altri se non S. Martino vi è rappresentato.

Rimane, dopo tutto, oscura la paternità del dipinto, ma non l'appartenenza a quel
tale gruppo da noi precedentemente descritto, e che tanti riscontri offre coi primitivi
veneti.1

* • *

Altro quadro interessante (tìg. 2) è quello di S. Girolamo (con firma e data 1468), nel
Duomo, proveniente dall'antica scomparsa chiesa di tal santo e di cui mi occupai altra volta.2
Ne è autore il siracusano Marco Costanzo, il quale, nel recente restauro di siffatto
dipinto, che è l'unico di sua mano finora esistente, appare in tutta la vivacità cromatica
con spiccata tendenza al rosso e con carattere tutto fedele ai modelli antonelliani.

La vecchia tavola era fiancheggiata da storiette narranti la vita del santo, le quali si
manifestano come inferiori e più tarde, in guisa da far dubitare che siano state ese-
guite dallo stesso artista, cosa che non si poteva dapprima giudicare nello stato di offu-
scamento, per vetustà ed abbandono, in cui si trovava il dipinto.

Come si può rilevare dalla qui unita fotografia, l'artista è ••pervaso vivamente dal-
l'influenza del grande messinese e ne segue il carattere non solo nel colore ma anche nel
modo di modellare la figura del santo, nei particolari del leggio e degli altri arredi,
financo nelle mensole del soffitto.

Egli certamente non si solleva a grande altezza e resta molto lontano dalla finezza
e dall'effetto straordinario dell'ambiente del quadro omonimo di Londra; ma, cionono-
stante, non possiamo dire che le sue qualità siano da trascurare. E' un artista vero e proprio,
uno dei migliori seguaci dell'insigne maestro, ed è da deplorare che l'edacità del tempo ci
abbia rapito altre opere di lui che potrebbero ben lumeggiarne la figura.

1 Cfr. pure il mio scritto: Opere d'Arte inedite 1 Cfr. Su alcuni pittori vissuti in Siracusa nel
nel Museo Archeologico di Siracusa, in Boll, d'Arte Rinascimento (in L'Arte, a. VII, fase. III-V).
del Ministero della P. /., dicembre 1913.
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