L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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STUDI l>! ARCHITETTURA GENOVESE: PALAZZO ROSSO

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Ma Palazzo Rosso ha una storia eccezionalmente
semplice e piana. Inalzato dai Brigrrole Sale, ri-
mase in continuo possesso della stessa prosapia,
finché dall'ultima discendente di questa, la Du-
chessa di Galliera, non fu nel 1874 donato al Comune
di Genova. E il rispetto, l'attaccamento alle sue
forme furono come un orgoglio della tradizione
famigliare. Immutato rimase quel rosso colore che
certamente ebbe fin dall'origine, e eh? divenne
presto famoso fors'anco per la sua novità nell'arte
genovese (che amò le facciate o decisamente af-
frescate o tinte di scialbo) e che nell'atto di fon-
dazione del 1874 è imposto in perpetuo. Non so-
lamente la Casa Rossa edificata da Gio. Fran-
cesco, ma anche l'altra ala più alta e più vasta
venuta dopo si adattò rigorosamente a quelle
forme e a quel colore come a un canone intangi-
bile. K Palazzo Rosso parve dilatarsi, ingigantire,
conservando anche nelle sue propaggini ogni ele-
mento del suo aspetto esteriore.

Parlando della sua integrità attuale, natural-
mente io considero quella sostanziale. Chè di me-
schini adattamenti interni nei locali secondarii,
di suddivisioni e <li complicazioni di ambienti,
anche Palazzo Rosso dovette subire l'onta. Anche
l'ultimo Brignole Sale, Antonio, il grande amba-
sciatore a Parigi del piccolo re di Sardegna, fece
costruire (a quanto si dice) per propria comodità
nel cortile una scala pensile che è ben ignobile cosa.
Ma si tratta di aggiunte fragili; che pochi colpi di
picco e basterebbero, quando che fosse, a gettare
all'aria.

E qualcuno se ne è già dato. Il peristilio del cor-
tile, al momento della donazione, era tutto murato
e chiuso, trasformato in stanzette cieche utiliz-
zate per magazzini e depositi. Un disegno che ho
ritrovato fra le carte di Carlo Barabino pervenute
recentemente al Comune di Genova, mi fa pensare
che questa ignominia sia stata consumata verso
il 1800. Coraggiosamente il Comune rinunziò a
un po' di lucro, fece abbattere le tramezze e ria-
perse le arcate.

È vero che poi, a far pagar caro il beneficio,
coperse il cortile con un solaio in cemento ar-
mato che filtra una triste luce di cantina; e sna-
tura, anzi sopprime il chiaroscuro, cioè la vita
dell'architettura. Ma è sperabile che un giorno o
l'altro il Comune saprà dar del piccone anche nel-
l'opera propria, e restituirà il cortile di Palazzo
Rosso alla sua antica bellezza. Purtroppo oggi è
stato inevitabile allogarvi la collezione dei gessi
di Giulio Monteverde, e ciò allontana indubbia-
mente la possibilità del desiderato ripristino. Ma
pure a questo bisogna pensare come a un asso-
luto dovere

VII.

La lìgura di Retro Antonio Corradi si venne de-
lincando durante il secolo scorso.

I >i notizie contemporanee, non si conoscono per
le stampe che quelle del Soprani. Il quale gli at-
tribuisce l'ampliamento di Palazzo Balbi, e una
mal determinata partecipazione all'apprestamento
del progetto dell'Albergo dei Poveri. Lo dice lom-
bardo, e lo nomina quale Architetto insigne; ma
di lui purtroppo non si dilunga a parlare per esser
ini mortali.1

La limitazione che il Soprani si era imposta, di
scriver soltanto la vita di artisti defunti, è par-
ticolarmente spiacevole in questo caso, nel quale
avremmo potuto riprometterci quelle notizie che
nessun altri ci ha tramandato; ma è in fondo
legittima E' invece irritante veder rifugiarvisi,
per (oprirc la sua mancanza di informazioni, il
Ratti,- che ristampava le Vite del Soprani circa
un secolo dopo clic il Corradi era morto. Tanto
più chi consideri, che di arbitrii non sempre van-
taggiosi al testo originale, il Ratti se ne concedette
parecchi.

Le riforme apportate dal Corradi, per ordine di
Francesco Maria Balbi, al suo palazzo che era stato
edificato dal Bianco, furono detcrminate dal Rhein
hard! ' mediante il confronto fra la pianta pub-
blicata dal Rubens e la. forma attuale del palazzo.
Egli segnalò le modificazioni al piano terreno, e
cioè la trasformazione dell'atrio, in cui si vide
riapparire il tracciato di Palazzo Casareto che su-
bito dopo doveva ripetersi in Palazzo Rosso; e
la costruzione di un secondo cortile dietro il primo,
col grande ninfeo per isfondo. Ma le riforme fu-
rono più radicali: si estesero anche al proprio corpo
del palazzo, che fu dal Corradi grandemente ac-
cresciuto. Infatti, nel suo testamento, del 20 di-
cembre 1701,4 Francesco Maria Balbi dichiara
che soltanto l'appartamento inferiore, e cioè la
sala centrale, quattro camere verso levante e due
verso ponente, rappresentano l'edificio ch'egli
ereditò dallo zio Pantaleo: poiché tutto il rima-
nente è stato fabricaio ingrandito &■ ornato da lui
Francesco Maria.

Quanto alla collaborazione all'architettura del-
l'Albergo dei Poveri, gli studi recenti hanno ap-

1 Le vite de1 pittori, scoltori et architetti Genovesi, ecc.,
Genova, Bottaro & Tiboldi, 1674, 288, 300, 336.

2 Vite, ecc., 2* ed., I, 434.

3 Palast-Architecktùr voti Obev-ìtalien unti Toscana:
(ìenua, Berlin, Wasmuth, 1886.

4 Atti del Not. Gio. Tomaso Semeria, Arch. di Stato.
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