L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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NOTE SCI.LA GALLERIA DI PERUGIA

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Maestro di cui si dovrebbe intravedere in quei di-
pinti una attività giovanile; mentre, a cominciare
dai mosaici di S. Maria in Trastevere (1291) il
risalto plastico delle figure, è ottenuto con ombre
verdastre digradanti sul carnato roseo e freddo,
così come vediamo nella crocetta di Perugia
Questa permette anzi un confronto con gli apostoli
negli affreschi di S. Cecilia in Trastevere ' modellati
ugualmente con brevi e fini tratteggi che danno pa-
stosità al colore. Inoltre le vesti, come nelle cose di
Cavallini, assumono talora aspetto lanoso e morbido,
alquanto diverso da quelle nei dipinti di Assisi. La
composizione che ci mostra infine il Crocefisso mo-
rente, fra due gruppi compatti, se ha qualche af-
finità con Cimabue, trova specifici riscontri nella
scena di S. Maria Donna Regina a Napoli,2 nel
ciclo pittorico diretto da Cavallini medesimo. Non
crediamo tuttavia che al grande pittore romano,
debba attribuirsi la nostra tavoletta. Egli ha forme-
più tondeggianti e dà alle sue figure una serenità
composta. Una affinità spirituale maggiore che
con lui, hanno le scene della crocetta con l'au-
tore della Cattura di Ctistt ad Assisi. Se l'ignoto
artefice esegui veramente il piccolo dipinto, bi-
sognerebbe ammettere che a contatto di Cavallini,
ne avesse acquisita la tecnica aristocratica e fosse
divenuto più corretto. Comunque, ricordando che
la decorazione della sala dei notari nel Palazzo del
Popolo di Perugia, sebbene guasta da ridipinture,
ha sempre spiccato carattere cavalliniano, non
sarà difficile di attribuire ad un collaboratore del
Maestro la croce della Pinacoteca che proviene,
come indicano i due santi, da un convento fran-
cescano, forse da quello stesso di Perugia.

All'arte romana furono assegnati 1 alcuni af-
freschi frammentari del monastero di S. Giuliana,
ridotto oggi a Spedale Militare. L'ampio vano ret-
tango'are dove essi rimangono, si apre nella parte
del chiostro, opposta alla chiesa; e fu probabil-
mente il refettorio delle monache cistercensi che
ivi abitavano. Diviso in due piani, esso ha perduta
l'antica fisionomia; sopra le volte conserva bensì
l'originaria travatura a capriate, con mensoloni, e
nelle pareti, i resti dei preziosi dipinti che l'orna-
vano un tempo.

1 Si vedano nel Lothroi», op. cit., tav. 36, le teste di due
apostoli, per gli opportuni raffronti.
-' Lothroi", op. cil., tav. 50.

3 R. Schneider, Perouse, Paris 1914, 51 n., fa tale at-
tribuzione, ricordando che i dipinti furono scoperti dal Conte
dott. Umberto Gnoli, il quale, brevemente, ne discorse in
Rassegna d'Arte, 1914, 248. Noi siamo grati al Conte Gnoli
della conoscenza di questi affreschi che potemmo studiare e
fotografare mediante il cortese aiuto del Prof. D. Sodini a!
quale pure esprimiamo fervide grazie.

Semplici affreschi decorativi a finti specchi di
marmo rosso e verde a venature, cinti di cornici
gialle e bianche, coprivano le pareti lunghe. E
sopra, si allineavano finti dentelli sormontati da
modiglioni fogliati, di tipo romano,1 messi in
prospettiva. Sopra a questi, è : imulato un sof-
fi lo a correnti neri e interspazi a fondo giallo,
ornato di triangoletti neri; e il tutto è finito con
una fascia gialla e rossa. Nelle pareti brevi, con-
tinua la complicata ornamentazione dai modiglioni
in su, lungo la duplice spiovenza del tetto,
mentre sul fondo, un tempo azzurro ed oggi
verde, sono dipinte la Cena da un lato e l'Assun-
zione dall'altro. Della prima, che è deturpata da
un occhio nella parte mediana, resta la tavola ap-
parecchiata, alla quale seggono gli apostoli, lunga
più del necessario, sin quasi ad occupare l'intera
parete. E nell'ampio spazio triangolare sovrastan-
te, si vede la mano dell'Eterno benedicente in-
scritta entro un arco di cerchio, e sotto, un panno
percorso da filettature azzurrine, disposto con
simpatico espediente ornamentale, sopra un ba-
stone messo orizzontalmente. Il Cristo, con nimbo
ocraceo rilevato sul fondo e raggiato, benedice
alla greca ed abbraccia Giovanni che gli siede a
sinistra, la testa reclinata sulla tavola in atto di
dormire. Viene quindi la forte e rigida figura di
Pietro, poi un apostolo dai lunghi capelli Inanelli
e dalla barba ondulata (fig. 4), assai danneggiato
nella testa, un altro d'aspetto giovanile e altri due
di cui il primo acefalo, tutti atteggiati a meravi-
glia, verso il Redentore.

Alla destra del Cristo, rimane solo la figura di
Paolo e una mano dell'apostolo che seguiva, di-
strutto oggi insieme ai quattro rimanenti.

Solo all'angolo della parete, torna traccia del
rintonaco dipinto, con l'ornamentazione finale.

Meglio conservato, è il frammento della parete
opposta dove, entro una mandorla iridata a fondo
rosso, e sorretta da quattro angeli, seggono in trono
Cristo e la V'ergine (fig. 5), il primo in atto di
abbracciare la madre (secondo il motivo icono-
grafico derivato dal mosaico absidale di S. Maria in
Trastevere a Roma); e la Madonna con la testa dol-
cemente abbandonata sul petto di lui. Altri due
angeli — uno per parte — levano, severi, ambe
le mani, accennando al gruppo divino.

L'insieme, di questo dipinto, veramente monu-
mentale, e le forme dell'altro, fanno pensare, dice-

1 Presso una finestrella e nello sguancio di essa che co-
stituisce oggi l'unico accesso al luogo dove si trovano gli
affreschi, è dipinta, in Luogo dei medaglioni, una fascia
bianca ornata di racemi rossi e neri. Tale semplice motivo,
venne forse abbandonato, per quello più ricco scelto di poi,
ed assai comune in affreschi del sec. xiv.
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