L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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CAPOLAVORI PRIMITIVI INEDITI

DEL FRANCIA A VIENNA E DEL COS'EX A REGGIO EMILIA

In vendita a Vienna è una tra le più fini e significative opere di Francesco Francia,
(fig. i), che segnò il proprio nome sul marmo dello stilobate:

« FRANCIA | AVRIFEX | BONO [niensis). E veramente aurifex è il delicato creatore
di questo quadro, opera primitiva, come il Santo Stefano della Galleria Borghese. L'orlo del
manto, che adorna del suo prezioso intreccio di pagliuzze d'oro il nitore del marmo,
sembra posto a immediato commento della scritta; e opera di raffinato artefice appaiono
i fili del velo sèrico, spiovente con levità d'orlo di piuma intorno al pio volto di Maria,
i fili d'oro arrotolati a formare- i lucenti cincinni degli angeli, le sottili foglie di vilucchio
che, cinta la chioma dell'angelo a destra, si chiudono con lieve contatto prezioso sulla
fronte china. Il soggetto: La Vergine e il Bambino adorato da due angioli, è una variante
della composizione svolta nell'antica Pinacoteca, di Monaco di Baviera, dove una delle
alate fanciulle, volgendosi verso il margine del quadro, dicentra la scena, e dove più
semplici e timide sono le pieghe del manto di Maria, più breve l'ovale dei volti. Osserva-
zioni, tutte, che ci conducono a collocare poco dopo il quadro della raccolta Ludwig Mond,
e cioè dopo il 140-■ l'opera di Vienna, capolavoro replicato più tardi da uno scolaro del
Bolognese, nel noto quadro della collezione Sterbini a Roma.

Nessuna opera più di questa riflette il religioso spirito dell'arte di P'rancesco
Francia: l'ordine della composizione è studiato come non mai nelle opere prime, e i co-
lori serbano intatta la purezza dello smalto compatto e prezioso; uno stesso mistico so-
pore s'addensa nella soavità dei lenti sguardi e reclina all'unisono la testa della Madonna
grave, del putto benedicente, degli angeli disegnati con infinita cura nei contorni puris-
simi, nelle armoniche pieghe delle tuniche. Solo i primi quadri del Francia, il Santo Ste-
jano della Galleria Borghese, il San Giorgio della Galleria Corsini, ci presentano un paesaggio
così terso e gemmeo, come questa lucente pianura allucciolata d'oro sotto il puro tur-
chese del cielo, sfondo alla testa di Maria, reclinata sull'omero, lontana col pensiero
dal bimbo, divota suora, e non madre, isolata nel pio silenzio del piano deserto come nel-
l'ombra del chiostro. Mazzi di piume d'oro con infinita leggerezza infiorano il paese
semplice e largo nella sua distesa uniforme e placida, che intona alla calma divota delle
figure il proprio religioso spirito.

* * *

Un altro capolavoro del Quattrocento emiliano è un'opera del Ferrarese, clic più
tardi, nell'ora del proprio aftievolimento, collaborò col Francia alla decorazione di lli'
chiesi' di Bologna. Ma non il Costa pittore dell'oratorio di Santa Cecilia, noto per lunghe
forme oscillanti, molle chiaroscuro, virtuose levigatezze, ci appare nel vigoroso San Seba-
stiano dei Conti Cassoli di Reggio (fig. 2 e 3); bensì il Costa del periodo immediatamente
successivo alle pitture in San Giacomo di Bologna, forte di rilievo, aspro, robusto e rude.
Intermedio fra il San Sebastiano della galleria di Dresda, che inizia l'arte del Ferrarese
con crude metalliche forme cosmesche, e l'altro, che, nell'ancona di San Petronio, rivela,
per studiata bellezza di tipo e sospirosa grazia di sguardo, la visione della soave arte
di Giambellino, il San Sebastiano ( assoli ci appare contemporaneo, data la scioltezza

r.'Arle. XXIV, 24.
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