L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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MERAVIGLIE VETRARIE MURANESI A TRENTO

Nella Biblioteca civica di Trento, entro una vetrina, con alcuni bronzi cinquecen-
teschi, si ammirano un gran piatto muranese, forse di Angelo Beroviero, vantato dal
Filarete per « i vetri che paiono diaspri », è un bicchiere amatorio, pure smaltato, si-
mile ad altro con busto muliebre nella raccolta del barone Maurice de Rothschild, e ad
un terzo dello stesso tempo nella grande collezione del Figdor a Vienna. Lo splendore dei
due oggetti muranesi, sconosciuti a Robert Schmidt, che con tanta dottrina espose la
storia dei vetri smaltati veneziani del xv e xvi secolo,1 mi anima a darne conto ai let-
tori de L'Arte,2 come di esempi fra i più rari dell'arte vetraria muranese. Ad Angelo Bero-
viero, morto nel 1461, può attribuirsi il piatto (fig. 1), che delle invenzioni tecniche da
quello perfezionate, fa nobile pompa ; anche il ritratto muliebre, che in qualche modo
ricorda l'influsso esercitato da Piero della Francesca, per il tramite di Rimini e Ferrara,
sulla pittura veneta, ha l'acconciatura a corna, comune intorno al 14Ò0. 11 bicchiere
amatorio (fig. 2), anzi nuziale, per esservi ritratti il giovane e la sua bella, appartiene
a un periodo posteriore, forse a quello di Marino Beroviero, figlio di Angelo, che nel 1468
era gastaldo dei fialai, ed emulò, scrive il Lazzari, « la gloria del padre per la vaghezza
delle tinte che dava ai vetri ».

Quando, nel 1484, frate Felice Fabbro da Ulma visitò Murano, e ritornò per barca
a Venezia coi vetri comprati, scrisse: « Non trovansi invero oggi nel mondo così preziosi
vetrami, quali ivi tuttodì si fabbricano, da artefici tanto industri che di fragil materia
formino vasi di cotale eleganza da vincer quasi al paragone quelli d'oro e d'argento
e quelli tempestati di gioie ».3 II vaso nuziale, coi ritratti degli sposi nei due meda-
glioni, ha la decorazione a squame e puntini di smalto, consueta ai vasi smaltati negli
ultimi decenni del secolo xv, anche a quelli citati delle raccolte Rothschild e Figdor,
ove sono medaglioni con busti, memori di costumi e tipi carpacceschi, come osservò
lo Schmidt riguardo al busto della donzella nel bicchiere Rothschild, paragonandolo
anzi con una figura del noto quadro delle Cortigiane nel museo Correr.

Lo splendido fondo azzurro del bicchiere si costella, sopra i festoni bianchi delle
squame, di lucenti borchie a rilievo; il sommo, dorato, ha bianca orlatura e punti
verde smeraldo; il piedistallo, bianco, adorno con elegante architettonica semplicità,
s'incorona di un disco ad orli frastagliati, base alla tazza preziosa. E nel campo azzurro
si aggirano i due medaglioni, tempestati sull'orlo da ghirlande di punti verdi e rosso
bruno, come di gemme: paese e figure sprigionano un gioioso sfavillìo di colori: il cile-
strino del cielo, così dolce e latteo sul campo azzurro della coppa, i gialli e i verdi
del piano e degli alberi, la tinta avana chiaro delle stoffe1, il color delle chiome rapito
alle spighe, la bianchezza delicatamente ombrata del volto: gamma di tonalità luminose

fotografie qui riprodotte.

' Evogatorio alla peregrinazione di Terrasanta.
Stuttgart, 1849.
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