L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 24.1921

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ACHILLE BERTI NI CALOSSO

In numerose occasioni il Bernini ricorda aneddoti, sentenze, giudizi, espressioni di
Michelangelo per avvivare il suo discorso, ma, soprattutto, per avvalorare con una cosi
alta autorità le sue affermazioni. Non v'è altro artista pel (piale egli dimostri un culto
uguale, e anche, a quanto lascia trasparire, un simile desiderio di emulazione. Così nel
Bernini il rammarico per il progetto michelangiolesco della facciata di S. Pietro non
("-('unito non è sterile, e non è solo la compiacenza del narratore nel ricordo delle vi-
cende attraverso le (piali è passata la ricostruzione della Basilica Vaticana: bensì dalla
sua coscienza artistica gli viene sicuro il convincimento di aver saputo rimediare col
magnifico colonnato alla scarsa altezza della facciata, opera che lo pone meritamente nel
novero degli altri sommi architetti che hanno atteso all'opera gigantesca.

L'occulta, e talora forse anche inconscia, aspirazione che lo muove a emulare il suo
grandissimo predecessore traspare evidente nella cura che ha di raccontare e di ripetere
come non mai Michelangelo abbia voluto scolpire ritratti, impresa assai difficile, ma
nella (piale il Bernini si cimenta con straordinaria frequenza, sicuro del buon risultato.

Anche nei giudizi frequenti, e quasi sempre così acuti, sull arte classica e sull'arte
del Rinascimento, il ricordo delle sentenze michelangiolesche soccorre a dare conferma;
anche (love il senso critico appare a noi ottenebrato da strane parzialità, è a Michelangelo
che bisogna risalire per averne piena spiegazione. Cosi è ripetutamente ricordata l'ammi-
razione di Michelangelo per il torso di Belvedere, che vedremo essere anche una delle
sculture antiche predilette dal Bernini; così sappiamo donde a questo derivi il gusto che
tanto spesso rivela dell'impiego, di statue per l'adornamento degli interni: così infine le
riserve michelangiolesche sulla correttezza del disegno nei più grandi pittori veneti ci
spiega l'origine della scarsa simpatia berniniana per Paolo Veronese, di cui lamenta il
lavoro frettoloso e deride i particolari di genere introdotti nelle pitture, per Iacopo Bas-
sano, e, in genere, per i pittori lombardi (cioè a settentrione di Bologna), non esclusi
anche i più grandi, forse neppure Leonardo, ma soltanto il Correggio.

Occorre però intenderci: non dobbiamo pensare a una imitazione michelangiolesca
nell'estetica e nell'opera di Gian Lorenzo Bernini, bensì limitarci a constatare come
questi abbia la coscienza delle sue non indubbie affinità con lo spirito dì Michelangelo,
affinità ben più vaste e profonde di quelle che, attraverso l'eredità degli esempi e degli
ammaestramenti paterni, possa rivelare in qualche opera della primissima giovinezza,
Oneste affinità intime e vere — a prescindere da somiglianze <> vicende puramente este-
riori, e perciò di nessun valore — si possono raggruppare in tre caratteristiche essen-
ziali comuni ad ambedue gli artisti: l'alta coscienza della propria missione, il culto pei
l'antico, la passione per il grandioso. Caratteristiche essenziali e comuni che costitui-
scono il fondo dello schietto classicismo di Michelangelo e del Bernini, se per classi-
cismo sapremo intendere non la passiva ripetizione degli esemplari dell'arte antica, ma
l'effettiva differenziazione qualitativa degli artisti che, riuscendo a produrre in uno stato
di più alta libertà dello spirito, creano opere la cui efficacia espressiva trascende ì limiti
del loro paese e del loro tempo.

* * *

Michelangelo morente che dice al cardinale Salviati di deplorare di non aver fatto
in vita abbastanza per la salute dell'anima e di morire mentre appena comincia ad
apprendere la sua arte, è veramente il fratello maggiore del Bernini, il quale, spirito
schiettamente mistico, teme di non riuscire a impiegare convenientemente i doni sin-
golari ricevuti da Dio, sì che rivedendo dopo quarant'anni i lavori da lui eseguiti per
il cardinale Borghese si addolora per lo scarso progresso fatto nell'arte! E veramente
Michelangelo il fratello maggiore del Bernini, il (piale non è mai interamente soddisfatto
dell'opera sua — sì che, mentre il mattino è pieno di fiducia di tradurre nel suo lavoro
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