L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 4.1901

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BIBLIOGRAFIA ARTISTICA

Spinelli, di cui alcune furono eseguite da certi Gian-
notto e Scilla, scultori milanesi.

— Pag. 105.

A. Borzelli scrive delle vicende dell’Accademia del
Disegno a Napoli dal 1815 al 1860.

— Pag. 107.

A. Maresca di Serracapriola, continuando ad illu-
strare porte napoletane del cinquecento, descrive il
battente della piccola porta che conduce alla scala del
pergamo nella chiesa di San Lorenzo ; quelli della
porta principale della chiesa della Certosa di San
Martino, e, accennato ai battenti delle chiese dei
Santi Crispino e Crispiniano e di San Giuda Taddeo,
si ferma a descrivere quelli di un palazzo al vico
Spezzano, che provengono dall’ antico palazzo reale
di Napoli detto La Residenza, e che con ogni pro-
babilità furono eseguiti nel 1553.

— Pag. in.

E. Bernich fa rilevare in una letterina al direttore
nella Napoli nobilissima che il Summonte lasciò scritto
di Gaspare Romano, che si donò all’architettura e la-
vorando nella casa del Cardinal di San Giorgio cascò
dalla fabbrica e morse.

Ne deduce l’A. che del palazzo del Cardinal di
San Giorgio (cioè a dire del palazzo della Cancelleria)
Gaspare Romano fu l’architetto. La notizia sarebbe
importante, e verrebbe a troncare d’un colpo l’antica
questione, anche recentemente dibattutasi fra il Gey-
miiller, il Muntz e D. Gnoli; ma dobbiamo senz’altro
dalle parole del Summonte trar l’illazione che Gaspare,
che era stato fin allora miniatore, fosse l’architetto del
palazzo, l’autore del disegno di esso, o non dobbiamo
piuttosto supporre che egli prestasse la sua opera sol-
tanto come architetto-coadiutore nei lavori di costru-
zione del palazzo stesso? Credo sapere che presto sarà
dato alla luce un documento in cui si parla veramente
dell’Autore del palazzo della Cancelleria ; comunque
sia il passo del Summonte va studiato con ogni atten-
zione e corroborato da ricerche sulla personalità del-
l’artista che certo ebbe una parte nel lavoro.

Rassegna bibliografica dell'arte italiana. An-
no IV, nn. 1-4. Ascoli Piceno. Gennaio-
aprile 1901. Pag. 1.

C. Grigioni : Affreschi di Ascanio Condivi. — I let-
tori del V Arte hanno' già avuto notizia da uno degli
ultimi corrieri delle Marche dell’ attribuzione dovuta
al dott. Grigioni di un grande affresco nella chiesa
del Carmine presso Ripatransone ad Ascanio Condivi,

e hanno anche veduto una piccola riproduzione della
parte superiore del dipinto

L’A., in questo studio illustrativo dell’affresco e della
chiesa che lo ospita, dà ragione del suo asserto. Scartata
l’opinione che dava la pittura al Pagani, il G. osserva
come questa porti la data del 1569 e come nessun paga-
mento si trovi notato nel libro di spese della chiesa per
essa. Ciò gli fa supporre che l’opera sia stata eseguita
gratuitamente da un artista del luogo, con grande pro-
babilità dal Condivi, che appunto in quell’epoca si
trovava in patria. Confortano quest’attribuzione — che
peraltro non può dirsi troppo sicura, mancando pur
troppo ogni mezzo di confronto con altri lavori pittorici
dell’artista — due fatti : primo, che i caratteri dell’af-
fresco possono far pensare secondo il G. a uno scolare
di Michelangelo; secondo, che in due figure del dipinto
debbono forse riconoscersi i ritratti di Ascanio e del
suo grande maestro.

Per quanto dalla fotografia che fu pubblicata nel
L'Arte l’affresco non si riveli una grande cosa, pure
non sfuggirà l’importanza di esso qualora si possa
esser certi che ci troviamo dinanzi a un’opera — l’u-
nica opera pittorica — dell’amico, dello scolare, del
biografo di Michelangelo.

— Pag. 13.

Attilio Fraschetti. — Ampio resoconto del re-
cente studio di I. B. Supino su L’arte di Benvenuto
Cellinì (favorevole).

— Pag. 26.

E. Calzini rivendica a Cola dell’Amatrice una tavo-
letta con l’effigie di San Bernardino da Siena, con-
servate nella galleria comunale d’Ascoli Piceno.

La pittura era attribuita prima al maestro di Cola,
a Carlo Crivelli, ma le caratteristiche di stile mostrano
che essa appartiene piuttosto al Filotesio, che fra i
seguaci del Crivelli è quello che si palesa più degli
altri desideroso di non imitare servilmente il maestro.

Anche a quest’altro San Bernardino furono nel se-
colo xvn recate alterazioni intese a far passare l’im-
magine per quella di San Giacomo della Marca.

— Pag. 31.

G. S. Scipioni. — Recensione di una monografia
storica del prof. Vernarecci, su II Comune dì Sant'Ip-
polito e gli scarpellini e ì marmisti del luogo. Fossom-
brone, 1900 (favorevole).

— Pag- 35-

E. Scatassa pubblica l’inventario delle argenterie
della corte ducale di Pesaro, conservato nella Biblio-
teca Oliveriana.
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