L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 9.1906

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MISCELLANEA

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i giovani e fiorentini e forestieri che disegnavano al
cartone della Guerra di Pisa, quegli che nella Cap-
pella Sistina aveva lungamente studiato, facendo e
raccogliendo numerosi e belli disegni di quelle figure
immortali. Bisogna pensare al Perino della seconda
maniera, qual già si era affermato, prima di partire da
Roma, in molte figure delle stampe incise coi suoi di-
segni dal Caraglio, ed anche in una stampa (di cui ho
visto solamente un frammento al Gabinetto Nazionale
di Roma) figurante Virgilio in un cestello, incisa da
G. Bonasone. Sopratutto, bisogna pensare al Perino
che si afferma a Genova in Palazzo Doria, e che sarà,
come a molti pare, manierato e inferiore a sé stesso ;
ma è ad ogni modo un Perino nuovo, che naturalmente
non sfugge ai pericoli cui andarono incontro tutti
coloro che pretesero di seguir Michelangelo senza pos-
sederne la gagliarda terribilità. In Perino però, sopra-
tutto a Genova, gl’influssi di Raffaello e dì Michelan-
gelo sopravvissero quasi perfettamente distinti ; ossia...
egli non seppe (nè forse sarebbe stato possibile ad
intelletto umano) comporli in una sintesi originale.
Nell’opera sua voi discernete a vicenda il consiglio or
dell’uno or dell’altro maestro. Cosi, ad esempio, la
generale concezione della Gigantomachia di Palazzo
Doria trova la sua origine nella Disputa del Sacra-
mento, mentre poi la scena è popolata di figure deci-
samente michelangiolesche.

E il piccolo affresco di cui ci occupiamo va appunto
accostato alle ricordanze michelangiolesche. La loro
evidenza vi farà uscire dalla mente ogni dubbio, meglio
di quel che non potrebbe fare, nel caso presente, una
minuta analisi. D’altronde essa non vi porterebbe, na-
turalmente a risultati diversi. Si potrebbe mettere il
nostro affresco in relazione con un importantissimo
disegno, di Perino, che è al Louvre, ed è lavorato,
appunto a sua somiglianza, in biacca e bistro. Il con-
fronto mostrerebbe somiglianze molto persuasive ; e
la persuasione crescerebbe, chi vedesse il perfetto ri-
scontro, che si può trovare in Palazzo Doria, al bello
atteggiamento della figura giovanile che fascia i piedi
alla salma. Ma questi indizi vi sembreranno niente, se
vi farete a contemplare due o tre teste di vecchi do-
lenti. Sopratutto, quella del Niccodemo che sta dietro
le spalle del Salvatore... Essa sembra, nella grave
morbidezza del suo disegno, nella soave perfetta eu-
ritmia della sua linea, non imitata, ma veramente inspi-
rata da Michelangelo. Nessuno, se non Perino del Vaga,
portò mai a Genova un cosi vivo riflesso di quella divi-
nità meravigliosa. La grazia delle tre figure velate, e
della piccola testa che si affaccia in un angolo, non
potrà che sembrarvi, intorno a tanta maestà, un pregio
secondario, un’altra prova ausiliaria.

Noi siamo lieti di offrire ai nostri lettori una ripro-
duzione di questo dipinto, del quale non esistono (a
quanto ci consta) nè fotografie nè incisioni. Non du-
bitiamo ch’esso a tutti parrà, come a noi, opera di

grande e rara bellezza. Il gruppo dei tre vecchi che
si abbracciano, quasi per confortarsi nel loro dolore,
è pieno di commovente affettuosità: e le tre Marie
velate e chine sono genialissime nel loro moto leg-
giadro. Sembrano esse le precorritrici, nel tempo, di
quelle figure incappucciate che nel Funerale di una
vergine, del nostro grande Bisfi lfì, portano una cosi
lugubre e misteriosa sembianza di pianto silenzioso,
errante, fuggente,

sotto la pioggia, tra la caligine
senza grida e senza lamenti.

Mario Labó.

Il preteso Agostino di Duccio della collezione
Aynard. — Tra le opere d’arte, raccolte dal signor
Edoardo Aynard nel suo palazzo di Lione, sono com-
presi, secondo il Bertaux, 1 tre capolavori della scul-
tura italiana del Rinascimento: una Madonna col Bam-
bino, in terracotta, di Jacopo della Quercia; una
Madonna col Bambino fra angioletti danzanti, in bronzo,
di Donatello ; un piccolo e interessante frammento di
soggetto enigmatico, in marmo, di Agostino di Duc-
cio. Ma trattasi proprio di tre capolavori? È lecito il
dubbio, almeno per l’enigmatico bassorilievo, che io
ritengo non possa essere aggiunto allo scarso elenco
delle opere autentiche di Agostino.

Nel centro della tavoletta marmorea si svolge, in-
corniciata da una ghirlanda d’alloro, una scenetta sin-
golare. Una giovane donna d’aspetto verginale, assisa,
stringe con gesto aggraziato e premuroso, nella pro-
pria destra, la destra di un adolescente che sta in
piedi avanti a lei. Entrambe le figure sono nimbate,
ed è crucigero il nimbo dell’adolescente: questi, che
è dunque indubbiamente Cristo, leva in alto con la
sinistra un rotolo di pergamena, e pare lo mostri alla
Santa, che nella sinistra ha un volume. Due angioli
assistenti, a destra e a sinistra del gruppo centrale,
sorreggono la ghirlanda entro cui, come entro un me-
daglione, è ritratto l’inesplicato e forse inesplicabile
argomento.

Il Bertaux ha, sebbene con moltissima riserva,
espresso l’ipotesi che si abbia qui una rappresenta-
zione del mistico matrimonio di Santa Caterina. Il
tipo verginale e la figura tutta della giovine donna
seduta ben si converrebbero ad una Santa Caterina ;
e del pari converrebbe alla Santa il volume, quale
simbolo della verità divina, che persuase e vinse, nella
disputa leggendaria, i saggi pagani. É ammissibile in
conclusione che la figura, sebbene non sufficiente-
mente caratterizzata, possa rappresentare Santa Cate-
rina, ma nulla giustifica l’ipotesi del Bertaux quanto
al soggetto: il soggetto supposto sarebbe trattato in
modo che non ha riscontro alcuno nell’iconografia

1 Bertaux, Trois chefs-d' oeuvre italiens de la collection Aynard.
(.Revue de Vari ancien et moderne, t. XIX, pag. 81-99, Paris, 1906)
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