L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 20.1917

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LIONELLO VENTURI

Filippino non è inferiore ad alcuno.

Et forsan superai Leonardus Vincius omnes;
Tollero de tabula dextram sed nescit, et instar
Protogenis multis vix unarrj perficit annis.

At contra celeri pingendi gloria dextra
Reddidit insignes Ghirlando nomine fratres.

Dove, pur attraverso la lode, è percettibile un desiderio di definire il carattere
artistico. Ala percettibile appena.

Forse, Leonardo supera tutti gli altri maestri. Giovanni Santi non si era accorto
di ciò:

« Dui giovili par cl'etate c par d'amore

Leonardo da Vinci el Perusino

Pier della Pieve ch'è un divin pittore ».

A Firenze si aveva invece coscienza della nuova forza che si sprigionava da Leo-
nardo: e tale coscienza significa ch'era sorta la tradizione critica del Cinquecento.

Nella prima metà del Cinquecento si diffonde il desiderio di scrivere U vite degli
artisti. L'Anonimo del Billi, l'Anonimo Gaddian.o, il Gelli a Firenze. Marcantonio Michiel,
a Venezia. I primi due si limitarono a elenchi di opere, e generalmente, quanto a giudizi,
copiarono Cristoforo Landino. 11 Gelli e il Michiel rinunziarono al loro proposito perchè
intanto raccoglieva le Vite Giorgio Vasari, li per quel che sappiamo, sotto l'aspetto
almeno dell'apprezzamento dell'arte1, fu certo fortuna che al Vasari spettasse la. parola.
Se tuttavia noi confrontiamo i giudizi critici del Vasari con quelli, sporadici, raccolti
sin qui dei due secoli anteriori, insieme con una. assai maggioro abbondanza di idee critiche
e sopratutto con una ben più libera capacità letteraria, potremo facilmente osservare
una minor chiarezza d'idee, un minor senso di selezione, una più accentuata tendenza a
parlar d'arte senza occuparsi esclusivamente di stile. Non soltanto quindi la man-
canza di contemporaneità tra il Vasari e gli artisti dei due secoli precedenti, ma anche
alcuni pregiudizi dottrinarli rendono più faticosa la nitida comprensione delle opere
d'arte.

Primo fra tutti i pregiudizi, il criterio di progresso. E noto come tutta l'arte pro-
dotta in Italia dalla line del Duecento alla metà del Cinquecento sia dal Vasari classifi-
cata in tre età, che all'ingrosso corrispondono al Trecento, al Quattrocento, e al Cinque-
cento; ed è notò che nel Proemio alla parte seconda egli giudica queste tre età. L'arte
del Trecento è molto lontana dalla perfezione: ma si può avere per essa qualche
simpatia perchè seppe iniziare il movimento che poi seguitò. Le cose del Quattro-
cento furono migliori perchè condotte con e più disegno e con miglior maniera e con
maggior diligenza». Ma soltanto l'artista del Cinquecento è "in ogni cosa perfetto»
per invenzione, per disegno, per colorito. Or basta riflettere che una tal perfezione, se-
condo il Vasari, corrispondeva, al manierismo michelangiolesco, per comprendere rome
almeno stonata dovesse riuscire una critica che per giudicar Ciotto si servisse del manie-
rismo come di diapason della perfezione, qualunque poi fosse la capacità correttiva
nei giudizi pratici dovuta all'ingegno e alla sensibilità naturale dello scrittore.

Perciò Ciotto, «se non lece gli occhi con quel bel girare che la il vivo, e con La
fine de.' suoi lagrimatoi, e i capelli morbidi e le barbe piumose, e le mani con quelle sue
nodature e muscoli, e gl'ignudi come il vero; scusilo la difficoltà dell'arte e il non aver
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