L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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ADOLFO VENTURI

La Lombardia era caduta sotto il dominio di Luigi XII, che, entrato a Milano,
visitò il Cenacolo di Leonardo alle Grazie, e ne fu ammirato tanto da mostrar desiderio,
dice il Vasari, di portarlo in Francia, « senza considerare a spesa che vi si fusse potuta
fare ». Vide anche il gran Cavallo, preparato da Leonardo per la statua di Francesco
Sforza, e lodò, come scrive il Cardinale di Rouhen al duca Ercole I d'Este, « la così
nobile et ingegnosa opra ». Il re di Francia e nuovo duca di Milano s'era preso dunque di
grande stima per Leonardo, e restava con un gran desiderio di possedere opere di sua
mano. Nasce naturalmente il sospetto che, non potendo il Re Cristianissimo trasportare
in Francia il muro con la Cena, ottenesse poi la pala d'altare, per la quale invano
Leonardo e Ambrogio de Predis avevan fatto ricorso a Ludovico il Moro.

Mentre si favoriva Leonardo a Milano nell'affare del quadro in San Francesco, il
regio luogotenente Carlo d'Amboise, signore di Chaumont-sùr-Loire, desiderava a sè il
pittore, e lo chiedeva con insistenza alla Signoria fiorentina. « Le opere egregie, quali
ha lassato in Italia, et maxime in cpiesta città, magistro Leonardo da Vinci, vostro cit-
tadino », scriveva in seguito il nobile signore, « furon cagione di amarlo singularmente,
ancora che non l'avessimo mai veduto. Et noi volemo confessare essere nel numero di
quelli che l'amavamo prima che mai per presenzia lo cognoscessimo ». Non troppo di
buon grado fu concesso dalla Signoria, il 30 maggio 1506, Leonardo da Vinci, il quale,
giunto a Milano, dimorò nel palazzo del regio luogotenente, preso d'ammirazione del
suo genio: « vedemo veramente che '1 nome suo celebrato per pictura, — scriveva —
è obscuro a quello che meritaria esser laudato in le altri parti che sono in lui di grandis-
sima virtute ». I tre mesi di congedo dati dalla Signoria stavano per scadere, quando
fu chiesta la proroga d'un altro mese, ma dalla fine di settembre, si giunse al gennaio
del 1507, quando Sua Maestà il Re di Francia scrisse ai Priori e al Governatore perpetuo
della Signoria di Firenze, e fece scrivere ad essa dall'ambasciatore fiorentino Francesco
Pandolfini, per ottenere che Leonardo lo attendesse a Milano, e gli eseguisse lavori
d'importanza. La Signoria s'inchinò al volere sovrano, augurando a Leonardo onore e
gloria; il Regio Luogotenente lo favorì, reintegrandolo nella proprietà d'una vigna re-
galatagli da Ludovico il Moro, lo munì di commendatizie; e Luigi XII andato a Milano
fece donazioni e allogò pitture a lui « notre chier et bien aimé Léonard de Vinces ».

La grande ammirazione per Leonardo, e il favore che godeva presso il Re e il suo
vicario, può spiegare come la vertenza che pareva quasi sepolta nel 1503, risorgesse
nel 1506; i confratelli irremovibili davanti alla lettera regia provocata dal Preda nel 1503,
si inchinassero alla volontà del Re nel 1506; il Preda che nel 1503 se ne andò, come suol
dirsi, con le pive nel sacco, alzasse la voce nel 1506 e costringesse i periti a stare alla
regola; il Priore e i confratelli della Concezione che non avevano mai voluto venire
a stime e a pagar il sopraprezzo, dopo tante opposizioni, si radunassero quietamente
e si obbligassero a pagarlo, pronti a subire la imposizione di chi comandava a Milano.

Ambrogio de Predis attese nel 1506, al riaprirsi dell'antica vertenza, che do-
veva anche dare a lui e agli eredi di suo fratello Evangelista quella parte dell'au-
mento richiesto sulle 800 lire stipulate, che avrebbe rappresentato il loro guadagno,
essendo andata tutta quella somma in ispese. La protezione data a Leonardo dal Luogo-
tenente del Re Cristianissimo, da Carlo d'Amboise, signore di Chaumont-sur-Loire,
permise di rimettere sul tappeto la vecchia controversia, e di farla definire senz'indugi.
La sentenza fu data il 27 aprile 1506, prima del ritorno, avvenuto nel giugno, di Leo-
nardo a Milano, dove egli fu colmato di riguardi e di richieste per parte di Sua Maestà
e del suo Luogotenente, i quali non lasciaron requie all'artista, cosi che a finir la tavola
per gli scolari della Concezione, dovette attendere semplicemente Ambrogio de Predis,
che trattò, che ritirò le due rate annuali di denaro, ottenendone approvazione dal suo
maestro. Mentre nella supplica senza data, che, sino a prova contraria, dobbiamo ri-
tenere presentata a Ludovico il Moro, si parla della tavola mediana dell'ancona come
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