L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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30 LUCIA IMPRESTI

che cosa di molto più ampio di quel che eravamo Qualche reflesso dove el lume passa

De quel color che appresso se glie opone
disposti immaginare. chiama a ,a meravegia le persone

Per machia intendo el far che le figure E cusl se concerta ogni gran massa

Talvolta in t'una sola penelada
Con el color massizzo, sodo e duro
I fa la meza tenta, el chiaro e 1' scuro
Qui dunque « macchia » è l'insegna e l'estratto Che la par carne viva verzelada.

di un intero stile: è « il fare», Impossibile perciò g ^ la serie dcgli artisti veneti che Boschiru

L'ima da l'altra se destaca e spica

E far che le se cava e le se fica

Con varie tente più chiare e più scure.

mantenere la nostra prima ipotesi. . , j„„ j„ , ,,ai-;» ,na

c ' contempla in questi versi, fondendo le varie ma-

niere in una sostanza unica e ricca, che si offre
più immediatamente ai suoi sensi. Gli sfregazzi
digitali di Tiziano si trasformano con grande sem-

Per dire il vero, noi non ci tenevamo a mante
nerla. Ormai il meccanismo del ragionamento
boschiniano ci è noto, e Io conosciamo per tale che
in esso l'incontro di un elemento di contradizione
o di inconseguenza non eccita più le nostre me-
raviglie. Del resto Boschini ha dei oassi in cui

dice — concerta e dessegna a un tempo stesso
E altrove

plicità nel serpeggiante disegno colorato del Tin-
toretto; le allusioni allo stile bassanesco si com-
pletano nelle palpitanti immagini offerte dalle ul-
spieea benissimo se stesso. « 1 veneziani — egli . . . „

r 13 time esperienze luminose del 6oo veneziano.

E tra i fiori di questa sugosissima insegna di un
intero svolgimento artistico, colpiscono, a volte,
Chi sarà in grazia quel poco intendente frasi che r;nettono i fenomeni pittorici con tale

Che dir no vogia che sto colorir i • • h

una intensità, da richiamare vigorosamente alla

Naturai venezian senza mentir

Sia del dessegno e palo e fondamente? nostra memoria qualcuna delle più sode afferma-

zioni stilistiche della corrente luministica.
Ci siamo finalmente: colore e disegno sono due Già, perchè qualche momento sorge naturale
forme della stessa cosa, che, sola, esiste: la ma- ,a domanda. Avra Boschini conosciuto e ammirato
Piera veneziana. E Boschini la gira e la rigira per . CaravaggescUi> egli che di tant0 in tanto sa così
tutti i versi esaminandola nei particolari processi ben rileyarc fl vgjMe dj un colpo d.ombra tondeg.
della sua composizione, dando a questi processi dj un riflessQ invadente di colore? E cono.

dei nomi tradizionali (disegno, colorito) che non scendoli non distingueva egli una differenza tra

sono più adatti oi mai alla nuova sperimcntalissima , , „ „ ,

^ 1 la loro pittura e quella praticata nello stesso tempo

maniera di vedere; infine simbolizzando col con- ... « ; ., '-XT , ,,, ..

a Venezia? Certo il Nostio seppe dell opera di

cetto di « invenzione » tutto l'insieme delle qualità ^ pittQri stranicri: neUa Cayta son rammentati
del nuovo ideale artistico. cQn deferenti parole d omaggio il caiavaggesco

Quando poi il legame di una imposta suddivi- Car]o Saraceni ]o Spagno!etto, i Caracci, il Guer-

sione tradizionale diiegua, allora il vero conte- . „ », . , „. , !/-i„ i

fc cmo, Guido Reni, Pietro da Cortona e alcuni

mito estetico della mente boschiniana appare . , . , „.

1 1 genovesi tra cui lo Strozzi e il Cambiaso: come si

nutrito dai succhi vitali di un continuo contatto , .

vede tutta una complessa folla di artisti cui egli
colle realizzazioni dell'arte. E così che il più signi- . .. . . ,. , , , ...

dedica le espressioni di una ircdda calmissima

ficativo passo dell'opera si trova ad essere questo
in cui nessuna intenzione dimostrativa è nascosta;
ma che è ispirato soltanto da una fiera recrude-
scenza affettiva per la patria pittura.

approvazione.

Ma ciò che fornisce la chiave del criterio con
cui Boschini considera la pittura extra-veneta,
è ii suo accenno a due grandi pittori esteri: Pier
Paolo Rubens e Diego Yelasquez.

Quel toco, quei bei colpi de penelo

Quel botizar, quei strussi e descricion

„, , , \ ,. , . . Del primo egli narra i! lungo infruttuoso soe-

Che vjen dal studio grando e cognicion °

Xe l'unico depenzer tanto belo giorno romano, compensato d'un tratto dal pio-

Quei rossi e macadure de colori fondo studio dei m;lestri veneti; del secondo ri-

Quei sfregazzi co'i dei, quel spegazzar corda la visita a Venezia del 1651 e il ritratto

Eà le figure vive bulegar d'Innocenzio « fato col vero colpo venezian ».

Quei le fa luser con mile splendori. Bastano questi due esempi, io credo, per dimo-

Quel velar quela spala che va in drentq strare la perfetta assenza di intenzionale giudizio

Quel colmizar de chiaro quela testa comparativo nella mente del buon Marco il
Fa che una vien avanti e l altra resta

O perfetta union! gran condimento! qUale n0" ai™ira u"a tela se non in quanto vi

Quatro colpi de scuro con del spalto tr°Va W Ceit° SaP0rC Venet°; e Co1 suo P"m01"

Che a le volte se missia con la laca diale semplicissimo occhio non sa indagare che cosa

Dà forza a le figure e le destaca si nasconda sotto le'granose anfrattuosità di una

E le tondiza e fa sbalzar i„ ajto. veste vellutata, in mezza luce,
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