L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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MARCO BOSCHINI SCRITTORE D'ARTE

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bona.ua noncuranza per l'accademismo dimostrata
dal cavalier Kidolfi) pure bisogna riconoscere che
tali questioni appaiono ancor di tenacissima vita,
nelle pagine, ad esempio, del romano Bellori che
mandava alle stampe la prima parte delle sue Vite
due anni innanzi l'ultima edizione delle Ricche
miniere.

Non vero e proprio orientamento verso la mo-
derna riflessione critica, dunque in Boschini, e
non pieghevolezza e adattamento alle teorie do-
minanti -nell'alta cultura del tempo. Di effetti-
vamente]* attivo, null'altro che una meravigliosa
attitudine alla espiessionc verbale di una cate-
goria d'opere d'arte. Può a tutta prima sembrar
poco questo, a chi sia eccessivamente abituato
ai moderni criteri di interpretazione storico-arti-
stica; ma è in realtà cosa d'infinito valore in un
uomo del secolo diciassettesimo, secolo che, per
arrivare a un degno sviluppo della propria innata
forza, avrebbe avuta necessità di molto boschi-
nianismo.

Ma infine si potrà trovare per un temperamento
così singolare nelle sue manchevolezze e nei suoi
pregi come quello del Nostro, un vocabolo che
senza' voler designarlo interamente ne indichi
almeno i caratteri precipui?

Crediamo di sì ; e forse questa qualifica che
siamo per pronunziare è ricorsa spesso natural-
mente nel giro del nostro discorso; giacché inten-
diamo dire che nessuna paiola dimostra la figura
boschiniana meglio di quel che non faccia l'appel-
lativo di « amatore dell'arte ». Ma la nostra in-
tenzione rimarrebbe frustrata se a questa fiase
di così comune uso non si volesse dare, per questa
volta, un tutto nuovo e rinfrescato valore. « Ama-
tore dell'arte -t noi diciamo; e non voiremmo che
si comprendesse sotto questo titolo qualcosa di si-
mile al ben noto « amateur » sul tipo di Roger de
Pyles. Boschini nel suo appassionato amore per

l'arte veneta non intese ascriversi ad alcun partito
intellettuale; egli amò la pittura e la espresse
(in parole o in segni) quando il ricoido prezioso la-
sciatogli da un continuo contatto artistico trabor-
dava in immagini tròppo forti, per il suo solo
pensiero; tanto che di lui si potrebbe dire effica-
cemente quello che egli stesso narrava di Carlo
Ridolfi:

Sì el scrive el stampa quadri de Pitura
E in carta el fa un zardin de dicitura
E '1 so depenzer xe de bono ingiostro.

In questa forma passò il nostro esperto estima-
tore pittorico durante la crisi che l'arte veneta
subiva nella seconda metà del 6oo. Passò, e il
miracolo delle sue parzialissime intuizioni non si
potrebbe trovar facilmente rinnovato. La scrit-
tura d'arte riprese il suo naturale andamento,
un secolo dopo, con Anton Maria Zanetti che rap-
presenta sì, un importante progresso sulla visione
ridolfiana, ma su cui sono scivolati senza lasciar
traccia gli originali entusiasmi di Marco Boschini.

Che se poi volessimo insistere per collocare il
contributo dell'attività boschiniana nel ciclo di
una inteia serie di comprensioni, se volessimo
trovare la collana a cui può appartenere questa
piccola gemma che ci siam trovati in mano; non
ci sentiremmo di porla che in un ambiente esclu-
sivamente pittorico.

Tutti gli scrittori d'arte riflettono più o meno
le tendenze che si agitano nel campo artistico,
del loro tempo; ma il Nostro rappresenta il super-
lativo di questa regola comune.

Cosicché a noi non resta che fissarne l'aspetto
intellettuale, campeggiandolo in una pura atmo-
sfera cromatica, fra le dense, calme tonalità di
Tiziano c del Veronese, e le frizzanti risoluzioni
luminose del Piazzetta e del Tiepolo.

Lucia Lopresti.

VArU. XXII, 5.
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