L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LEON BATTISTA ALBERTI E LA CRITICA D'ARTE

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pittore in che modo possa seguire con la mano l'atmosfera vaporosa della prospettiva aerea? Come
quanto avrà chol ingegnio compreso ». La prospct- accordare ciò che è assorbito dalla luce con i
tiva era come la legge e il rapporto armonico con piani e i limiti nitidi che l'Alberti pone, e vicini ?
cui si ricostruiva la realtà. S'era sfasciato il mondo Nè del resto l'Alberti avrebbe fatto una scoperta
romano, e aveva dato un caos di energie con un poiché già il Cennini tendeva alla prospettiva
ideale di bellezza corrispondente: ora che la società aerea. Ma il Cennini era colorista, l'Alberti no
si ricompone, si cerca la bellezza nell'ordine, nella piuttosto questo, si può rimproverare all'Alberti:
misura, nell'armonia. Ogni grandezza nelle sue prò- se la prospettiva indirizzava già tutto all'osserva-
porzioni, ogni colore nelle sue sfumature veniva tore, alla cuspide della piramide visiva, come egli
ad essere matematicamente regolato dalla di- dice, è perfettamente inutile quel personaggio in-
stanza. « La prospettiva, - dice Piero della termediario introdotto perchè « admonisca et
Francesca, — è retta da una proportione che non insegni ad noi quello che ivi si facci; o chiami con
è nè la dupla nè la sequitertia o la sequialtera, ma la mano a vedere, o con viso cruccioso et chon li
è secondo la distantia da l'occhio al termine dove occhi turbati minacci; o dimostri qualche pericolo;
se mecte le cose degradate ».r Come il tempo misura « te inviti ad piagnere con loro insieme o a ridere ».
le note nella musica, così lo spazio prospettivo Quest'ultimo, poi, farebbe in ogni caso ridere,
le proporzioni nella pittura. « Et sarebbe vitio se L'osservatore ha il suo posto da cui partecipa, in
in pari distantia l'uno fosse più che l'altro maggiore un certo senso, alla scena rappresentata. Ma dove-
e se ivi fussero e cani eguali ai cavalli». Onde il vano essere vivissimi i ricordi scenografici; e questi,
Pacioli voleva che la prospettiva fosse aggiunta forse, indussero l'Alberti a simile immaginazione,
alle scienze matematiche per le stesse ragioni L'Alberti non divaga mai dalla sua opera d'arte:
per cui la musica: « se dichino quella s'atende al sono figure che debbono essere vedute da vicino,
numero sonoro e ala misura importata neltempo a determinata distanza, figure che rilevano per il
de sue prolationi. E quella al numero naturale se- chiaroscuro. Egli cerca si lo spazio, ma per mezzo
condo ogni sua difnnitione e a la misura de la linea della prospettiva lineare e del chiaroscuro. I raggi
visuale. Se quella recrea l'animo per l'armonia. colorati, egli dice, « per molta distantia indeboh-
E questa per debita distanzia e varietà di colori scono. Credo ne sia cagione, che carichi, di lume
delecta. Se quella suoi armoniche proportioni con- et di colore trapassano l'aere, quale humido di certa
sidera. E questa le artihmetici et geometrici ».2 grassezza, stracca i carichi razzi. Onde traemmo
Appunto perchè non estranea, ma intimamente regola; quanto maggiore sarà la distantia tanto
legata alla visione artistica, ogni forma d'arte la veduta superficie parrà più fusca ». È sempre
doveva avere la sua prospettiva. Non si coni- maravigliosa la coerenza dell'Alberti; è sempre
prende davvero come alcuni studiosi possano far ferma la fede nella sua arte, è sempre il critico e
notare che l'Alberti riuscì solo alla prospettiva l'artista del Rinascimento fiorentino. Onde, trat-
Imeare e quantitativa: non riuscì a scoprire la prò- tando della prospettiva, egli non parla mai di pae-
spettiva aerea: la gloria di questa seconda scoperta saggi, di montagne, di pianure sfumanti lontano,
era serbata a Leonardo. È sempre una conseguenza niente di tutto ciò che è estraneo alla sua arte; ma
del voler ritenere che l'Alberti non parla della sua quasi solamente delle architetture, che egli intro-
visione d'arte, ma dell'arte in genere: si vuole in- duce grandiose ed echeggianti a suggerire lo spazio
somma, come dice il Croce, costruire una scienza attorno alle figure. «Et sarebbe vitio... se quello
della pittura. Non vi cadde l'Alberti: bisognache vi che spesso veggo ivi fusse huomo alcuno nello he-
cadano i suoi studiosi. Così il Flemming osserva: dificio quasi come in un scrignio inchiuso, dove a
« L'Alberti sostiene ancora energicamente che le pena sedendo vi si assetti ». Le masse plastiche
specie dei colori non si fondono assieme: non gli fu non vogliono la prospettiva che le trascini ed
concesso di fare l'ultimo passo per la causa se- assorba nella sua fuga lontana, ma sì l'ampiezza
guente: egli non potè ancora scoprire la prospettiva dello spazio attorno, onde possano riuscire alla
aerea ».3 Se l'Alberti avesss scoperta la prospettiva loro armonia di cavi e rilievi, di pieni e vuoti,
aerea, diciamo noi, avrebbe scoperto una nuova Sandro Botticelli incarnò l'ideale d'arte vagheg-
arte, quella ad es. di Leonardo. Come accordare giato dall'Alberti, onde, a chi gli domandava come
infatti con le figure plastiche ben determinate nrai non gli piacessero i paesaggi, rispondeva con
------._ disprezzo « che tale studio era vano, perchè col

1 n,t.„„ . t7 . ,„,-„,.„ n„ 4- ,.• j- solo gettare di una spugna piena di diversi colori
Piero della Francesca, De prospettiva pingcndi, ° v 13 v

Strassburg, 1899, p. V. m 1111 muro, essa lascia, in esso muro una macchia

2 Luca Pacioli, De Divina Proportione, Wien, 1889, dove si vede un bel paese, n.1 Così, ridendo, accon-
p. 40. -

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Flemming, op. cit., p. 62. 1 Leonardo, Trattato, n. 57.
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