L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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LA MOSTRA DELLE

OPERE D'ARTE TORNATE DA VIENNA

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dczza, che avvicinasi alle migliori scuole ». Ma,
forse per non conoscere il documento, neppure lui
pronuncia il nome altissimo. A Vienna il quadro
andò e rimase come esclusiva fatica di Vittore; o,
se dubbio sorse, non è a mia cognizione.

Ci voleva la chiara nativa luce d'Italia perchè
la pittura duramente guasta e martoriata rivelasse
la sua pura bellezza.

Se poi altri opponesse, e alle nostre semplici
osservazioni, e alla prova documentaria, diffi-
coltà ragionevoli, torneremo con più cura, e con
la franca libertà che i nostri studi esigono, allo
esame: ma non ne scemerà valóre a questa cara
gioia che ci è tornata, a cui si vorrebbe dare
un bel nome, semplicemente perchè è una bella
cosa.

Un'altra allegrezza è il Cima, 1 il primitivo
Cima, che non sembra mai uscito dalla nostra vi-
sta, tanto ci è famigliare. Oggi più che mai, poi
che ci serba integra la visione del Castello di Col-
lalto, perito con le pitture di Tommaso da Modena
nella nostra eroica difesa.

Chi affronta ora nel chiaro giorno la vista ino-
bliabile del Piave, corre con pensiero nostalgico
a questa Madonna, in cui sembra trasfusa l'ima-
gine della patria; le acque del fiume sacro hanno
i toni freddi e limpidi e luminosi che il Cima tro-
vava nella sua candida sensibilità; di simile fio-
ritura rivestiremo le rive sconvolte, dove i ghiaiosi
camminamenti somigliano strade biancheggianti
d'ossa desolate.

Pittoricamente, l'opera è nota a tutti, nel suo
tempo e modo e valore.

Cima ama la luce più dell'aria, e le cose più della
luce; potendo, cLdarebbe a vedere anche il paren-
chima vegetale. Quando si parla di lui, è quasi
impossibile prescindere dalla gioia fisica del cielo
lavato, della pioggia recente, dell'odorosa frescura;
non è grandissima arte, ma umana, e fa bene a
tutto l'uomo.

Di Giorgione, Tiziano e in genere del rinnova-
mento pittorico agli inizi del Cinquecento, Vienna
possedeva nel secolo scorso a dovizia, sì da non
depredare le gallerie veneziane. Perciò non ve
n'è esempio, in questa mostra d'esuli rimpatriati.

È invece largamente rappresentato il collate-
rale movimento Bonifacesco, che servì a divulgare
i nuovi canoni con le decorazioni del Palazzo dei
Camerlenghi.

In questa visita di godimento puro basterà so-
stare dinanzi alle due tele provenienti dal Magi-
strato del Monte di Sussidio ; i SS. Gerolamo e
G. Battista, Francesco d'Assisi e Andrea;2 dove

1 Numero di catalogo 66.

2 Numeri di catalogo 38-39.

sono modi larghi, palmeschi, e intonazione di co-
lore preziosa oltre modo.

Di Tintoretto son tornati, con alcuni ritratti,
i Filosofi della Libreria, commessi nel .1556. '

A Vienna si dubitò a lungo di queste tele; ri-
conosciutane alfine la nobiltà, una venne tratta
dai magazzeni nelle sale; ed è veramente bella.
Otto anni intercorrono da le storie di S. Marco;
eppure non saprei spiegarmi questa figura, se non
pensandola nel momento eroico ed acceso in cui
Tintoretto componeva il Trasporlo di Venezia e
il Ritrovamento di Brera, li in quelle tele l'affran-
camento pieno della scolastica che ancora avvolge
le fantasie possenti di S. Maria dell'Orto. Miracoli
dì esaltamento, quando il pennello corre come le
dita di un improvvisatore sulla tastiera, lasciando
della sua foga impronta durabile. Qui veramente
è il caso di numerare le pennellate (in un lungo
tratto di panneggio se ne contano quattro super-
ficiali, sopra la velatura, e null'altro). La pennel-
lata non costruisce nè colora; esprime; la cosa non
già, ma il senso che v'è chiuso. Non conosco opera
grafica che più somigli alla produzione del pen-
siero puro.

Dal lato pittorico non si può negare che sia
sconcertante: e spiega, non giustifica, l'umile sorte
toccata a Vienna. Giustificabile è invece il dubbio
per l'altro filosofo, che porta solo qualche tocco
superficiale autentico. Struttura e colore sono di
un seguace, non mediocre, ma freddo. Si guar-
dino le rughe frontali, si raffronti il color dei man-
telli. Certi particolari, i piedi ad esempio, sono
meglio costrutti, ma nulla esprimono, e l'occhio
esaltato dalla vista della prima figura, qui s'attedia.

Un quesito curioso, che gli intendenti non man-
cherai! di risolvere, presentano le due grandi tele
Ritratti di Confratelli,2 già alla Scuola di S. Cri-
stoforo dei Mercanti presso la Madonna dell'Orto.

La tela che porta il n. 20 si può ben dare a
Domenico Tintoretto cui tutta l'opera venne com-
messa nel 1591, in collaborazione con l'Aliens;.
Nel n. 21 i personaggi di proscenio, a figura intera,
tra solenni velluti e damaschi, convengono all'arte
nota di Jacopo; ma se ne staccano, superandola,
i volti degli altri fratelli allineati in file succes-
sive, sul fondo d'ombra, come campioni d'album
filatelico, soppressa ogni forma corporea, dal collo
in giù. Maschere singolarissime, stranamente oc-
chiute, strabiche e fuor di squadro; labbra espres-
sive d'equivoci silenzi; fronte larghe striate da
lucore madido. Diresti un artista, che abbia mor-
bosa inclinazione per le forme crudeli e malinco-
niche della vita. Nulla autorizza a pronunciare

1 Numeri di catalogo ro-il.

2 Numeri di catalogo 20-21.

L'Arte. XXII, 16.
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