L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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EVA TEA

anteriore alla guerra, dall'ex-governo imperiale,
che applicava verso di noi il criterio del vae
victis, messo quietamente in oblio.

La miglior parte fu asportata da Venezia in
occasione del gran tramestio artistico che seguì
la caduta di Napoleone: atto arbitrario, clic i
successivi doni imperiali alle Gallerie veneziane
non compensarono, perchè la liberalità verso un
ente pubblico non autorizza il donatore a prelevar
nulla che in quel dominio sia dichiarato inaliena-
bile e inasportabile.

Altre poche emigrarono con la seconda razzìa
del 1838, per ornar le chiese povere della Bucovina:
le quali opere, scrive Hans Tietze, « per le spese
ingenti di restaurarle, vennero ormai in legittimo
possesso dei detentori ». (Io per me, se guardo a ciò
che è tornato a casa, chiederei altri quadri per
indennizzo danni vernice).

Il diritto italiano, mormorato sottovoce avanti
la guerra dalla vecchia diplomazia, esperta a do-
vizia nelle cinque pusillanimità che Dante enumera
nel Convivio, trovò alfine argomento nella vitto-
ria, ed esecuzione mercè il valore dei nostri com-
missari a Vienna, che la delicata im'presa di ricu-

pero condussero con energia di soldati e con entu-
siasmo d'artisti. Queste reduci opere, le quali sem-
pre rimasero nostre, non sono dunque compenso
agli ottanta milioni di danni artistici (calcolati
materialmente in tela, pietra, calce e mattoni), che
la guerra costò all'Italia; cui devesi aggiungere
la perdita dell'idea creatrice, passivo incomputa-
bile come il lutto delle vite umane.

Nell'ora oscura in cui scriviamo è ancor possi-
bile augurare che tali perdite senza conforto
vengano compensate con altrettante opere d'arte
italiana, esuli, per secolari sfortune, in terra ale-
manna e magiara.

Nel civile coraggio, nell'ideale ardore dei dele-
gati alle convenzioni di pace riposa la speranza
nostra. Ricordino che le fonti vitali d'Italia non
sono quelle d'Inghilterra, di Francia, d'America ;
l'unicità della nostra gloria artistica ci crea un
diritto unico; non sembri audace la tesi che gli
operai della bellezza, arditamente poveri, ne siano
anche, per quanto loro compete, i custodi.

Eva Tea.

Venezia, maggio 1919.
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