L' arte: rivista di storia dell'arte medievale e moderna — 22.1919

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BOLLETTINO BIBLIOGRAFICO

II. - Arte europea fino all'XI secolo.

34. Milani (G. B.). Il sentimento dell' architet-
tura latina e la cupola del San Giovanni di Firenze
(Estr. dagli Annali d'Ingegn. e d'Architettura, 1918).

Analisi statico-costruttiva del monumento per con-
cludere che non ritrovandosi in esso alcun principio go-
tico, anzi un diretto collegamento con le maggiori opere
a volta e a cupola di Roma, si deve concludere per la
sua origine latina.

III. - Arte romanica.

35.. Conway (Sir Martin). « Lombard Archi-
tecture » by Arthur Kingsley Porter, a Review
(Buri. Mag., aprile-maggio 1919).

Importanti osservazioni sulla prima parte del libro
del Kingsley-Porter e cioè intorno le opere dell'vni e
del ix secolo.

Sir Conway tende a riportare più addietro parecchie
delle date proposte dal K. P.; p. es. per gli stucchi di
S. Maria in Valle a Cividale, per alcuni altri della cripta
di S. Salvatore a Brescia, per la costruzione di S. Pietro
di Civate, per il frammento decorativo, ad elica, del
chiostro della cattedrale di Aosta, ecc. Si sofferma poi a
studiare le parti decorative e scultorie della porta occi-
dentale, del pulpito e del ciborio dì S. Ambrogio, in rela-
zione ad altri monumenti e sopratutto agli stucchi di
Civate.

Conclude, affermando che tale stile di decorazione
protolombardo ebbe il suo processo di formazione nel vii
secolo. Si diffuse su tutta l'Europa occidentale dalla
Spagna alla Dalmazia e in Francia e in Isvizzera nell'vin
e nel ix secolo. Verso la fine del secolo ix e nel x de-
cadde. Nell'xi sorse a sostituirlo un nuovo stile, sicché
nessuna delle opere di quel più vecchio gruppo prelom-
bardo, come lo chiamò il Rivoira, o meglio lombardo o
protolombardo, come suggerisce il Conway, può essere

attribuito alT'xi secolo, o a un'epoca più tarda della metà
del ix. Egli crede che questo stile sia stato sviluppato
dagli scultori comaschi che mescolavano modelli raven-
nati bizantini e altre forme orientali, con tradizioni bar-
bariche derivanti dai lavori decorativi in legno. Quasi
ogni modello usato nella decorazione protolombarda può
ritrovarsi in embrione in opere copte dei sec. v e vi.
Gl'invasori, arrivando senza tradizioni applicabili alla
architettura, presero i nuovi modelli ma il loro stile
di tecnica lignea, dovette adattarsi alla pietra. Di tale
adattamento vediamo traccia, nelle sculture di Ci-
vidale.

La decorazione scultoria caratteristica dei sec. vili e ix
non si liberò mai dalla tradizione della scultura lignea,
nè fu mai completa senza l'aggiunta del colore. Come
la gioiellerìa barbarica, la scultura protolombarda ri-
chiamava l'attenzione con la gaiezza e l'intricatezza del
modello più che colla raffinatezza delle forme. Opere
come l'archetto di S. Maria in Valle o il pavone di S. Sal-
vatore devono esser state rare; se pure non furono uniche.
Del resto, anche la decorazione protolombarda di qua-
lità più scadente raggiungeva perfettamente il suo fine,
ch'era di decorare superfici piatte, ciò che non si può
dire di molta decorazione moderna.

36. Kingsley Porter (Arthur). The Rise of
Romanesque sculpture (American Journal of Ar-
chaeology, voi. XXII (1918), 4.

Alla svalutazione dell'arte romanica italiana tentata
dal Male nel noto articolo della Gaz. d. B. Arts (vedi
Boll. 1919, I-IT, p. 78), il Porter replica vigorosamente,
tracciando un quadro chiaro e rapidissimo dello svolgi-
mento iniziale della scultura romanica in Italia e in
Francia nel xn secolo.

Ne risalta chiaramente la rapida moltiplicazione dei
centri di produzione sicché specialmente in Francia è
difficilissimo stabilire con precisione come andarono le
cose; soltanto si può affermare che ognuna delle varie
scuole fu a sua volta irradiante e irradiata. Ridurre
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